L'azione della prima meta dell'Inghilterra contro l'Italia, segnata da Dan Cole (ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 27 Febbraio 2017

Il meglio del terzo turno del Sei Nazioni

La Scozia ha vinto la sua seconda partita ed è stata anche momentaneamente in testa alla classifica, l'Italia invece ha perso ma ha sorpreso tutti, Inghilterra compresa

L'azione della prima meta dell'Inghilterra contro l'Italia, segnata da Dan Cole (ADRIAN DENNIS/AFP/Getty Images)

Per poco più di un’ora, sabato pomeriggio la nazionale di rugby scozzese è stata al primo posto del Sei Nazioni. È successo perché nella prima partita del terzo turno del torneo ha battuto in casa il Galles per 29-13, cosa che non gli succedeva da dieci anni e nove scontri diretti. Già al sesto minuto della partita, giocata al Murrayfield di Edimburgo, la Scozia si è portata in vantaggio di tre punti grazie a un calcio di punizione di Finn Russell. Nella mezz’ora successiva, però, la Scozia ha commesso alcuni errori e ha subìto l’intensità del gioco del Galles: ha concesso un calcio di punizione e poi una meta, trasformata dal gallese Leigh Halfpenny. Il primo tempo si è concluso con tre calci di punizione, due per la Scozia e uno per il Galles, che hanno portato il punteggio parziale sul 9-13.

Nell’intervallo dev’essere successo qualcosa negli spogliatoi, perché la Scozia è tornata in campo, ha smesso di subire troppo il dinamismo dei migliori giocatori gallesi e ha cominciato a giocare in modo più disciplinato. Nel primo quarto d’ora ha segnato una meta — trasformata — e un calcio di punizione, riuscendo ad ottenere immediatamente dieci punti e il conseguente vantaggio. Nel secondo tempo il Galles non è riuscito a segnare nemmeno un punto, pur restando ancora in partita e facendosi fermare fallosamente e a fatica dalla difesa scozzese. A poco più di dieci minuti dal termine, dopo una serie di attacchi gallesi, la Scozia è riuscita a segnare l’ultima meta dell’incontro con Tim Visser, il quale, poco prima, era riuscito ad invalidare una meta del Galles dopo aver portato l’avversario fuori dalla linea laterale a ridosso dell’area di meta.

La metà di Visser è stata possibile soprattutto grazie a un passaggio eseguito in maniera incredibilmente veloce da Stuart Hogg, il miglior giocatore scozzese divenuto il simbolo della rapida crescita della sua nazionale.

Il primo posto della Scozia però è durato poco, giusto il tempo che l’altra partita del sabato, iniziata alle 18, finisse con la vittoria per 19-9 dell’Irlanda contro la Francia. L’Irlanda aveva perso la prima partita del torneo proprio contro la Scozia: era stata colta alla sprovvista dal sistema di gioco scozzese e nel secondo tempo era riuscita a rimediare, senza però riuscire a rimontare.

Dopo aver saltato le prime due partite del Sei Nazioni, contro la Francia è tornato in campo Jonathan Sexton, mediano d’apertura e giocatore di punta dell’Irlanda. Pur entrando poche volte nel vivo delle azioni, Sexton è riuscito a disputare una partita di altissimo livello, segnando 11 punti con una trasformazione, due punizioni e uno splendido drop da 40 metri.

La Francia era riuscita a portarsi in vantaggio 6-0 dopo venti minuti di gioco e nel resto della partita non ha giocato male: si è difesa molto bene e ha guadagnato spesso molti metri, in special modo grazie alle iniziative del 22enne mediano di mischia francese Baptiste Serin, uno dei più promettenti talenti del rugby europeo. Ma nonostante gli sforzi, nel secondo tempo non è riuscita a segnare più di tre punti.

Nella terza e ultima partita della giornata, l’Italia ha perso 36-15 contro l’Inghilterra. Nei giorni precedenti all’incontro, stando a quanto visto nelle prime due partite giocate, nessuno si aspettava di vedere l’Italia anche solo giocarsela per un tempo. Questo perché rispetto all’Inghilterra – seconda nazionale più forte al mondo — ha giocatori meno forti, commette più errori, gioca con meno sicurezza e ha grosse difficoltà a rimanere in partita per tutti e ottanta i minuti di gara.

Nel primo tempo l’Italia ha tuttavia sorpreso gli avversari — e in generale un po’ tutti — non rientrando nei raggruppamenti, cioè rifiutando la ruck, senza la quale non viene fischiato il fuorigioco: si è così creata una situazione ai limiti del regolamento e delle consuetudini di gioco in cui i giocatori dell’Italia sapevano cosa fare e gli inglesi no. Per venti minuti i giocatori inglesi si sono trovati completamente spiazzati e a un certo punto Dylan Hartley, il capitano, ha chiesto spiegazioni all’arbitro per capire quello che stava succedendo. E l’arbitro gli ha risposto: «Sono l’arbitro, non l’allenatore».

Un po’ tutti si aspettavano una sconfitta schiacciante, ma l’Italia è riuscita a sopperire alla sua inferiorità sulla carta preparando la partita in ogni minimo dettaglio, e grazie alle idee dell’allenatore Conor O’Shea e dei suoi assistenti, l’inglese Mike Catt e il sudafricano Brendan Venter. Nei primi venti minuti, tuttavia, l’Italia non è riuscita a segnare punti e al 23esimo minuto l’Inghilterra ha segnato la prima meta dell’incontro. Poi l’Italia è riuscita a concludere inaspettatamente in vantaggio il primo tempo: su una punizione calciata sul palo da Tommaso Allan, Giovanbattista Venditti si è fatto trovare pronto sul rimbalzo, arrivandoci prima degli inglesi per poi schiacciare la palla nell’area di meta.

Nel secondo tempo l’Inghilterra ha cambiato completamente il suo atteggiamento, riuscendo a raddrizzare la partita e segnare ben cinque mete, ottenendo così il bonus di un punto in classifica. L’Italia è rimasta in partita fino al 70esimo, ed è riuscita a segnare una gran meta dieci minuti prima con Michele Campagnaro. Edoardo Padovani ha poi sbagliato la trasformazione che le avrebbe permesso di andare in vantaggio.

La prossima giornata del Sei Nazioni si terrà fra due settimane, e l’Italia giocherà all’Olimpico di Roma, il sabato pomeriggio, contro la Francia. Le altre partite saranno Inghilterra-Scozia e Galles-Irlanda. Qui la classifica dopo la terza giornata.