Zdenek Zeman circondato dai fotografi prima di Pescara-Genoa (Giuseppe Bellini/Getty Images)
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  • lunedì 20 febbraio 2017

Serie A, le cose di cui parlare

La Juventus è lontana, nessuno sembra poter rimontare Napoli e Roma, della zona retrocessione non ne parliamo: qualcuno vinca l'Europa League, o ci rimangono solo Gabigol e Zeman

Zdenek Zeman circondato dai fotografi prima di Pescara-Genoa (Giuseppe Bellini/Getty Images)

Nel calcio non si sa mai (la palla è rotonda, eccetera) ma la prima partita della 25ma giornata di Serie A era una pura formalità: con quattro gol, venerdì sera la Juventus ha battuto il Palermo in casa mantenendo i sette punti di vantaggio sulla Roma. E intanto le giornate scorrono senza che la classifica cambi, verso quello che sembra essere il sesto Scudetto di fila della Juventus: un risultato impressionante, ma una cosa che dovrebbe far preoccupare tutti gli altri. La Roma, dal canto suo, non può far altro che continuare a vincere, e ultimamente gli riesce molto bene, dato che ieri sera, per la quinta volta in questa stagione, ha vinto segnando almeno quattro gol in una partita, con buona pace del Torino, ormai escluso da qualsiasi traguardo significativo. Tiene il passo anche il Napoli, con una convincente vittoria per 3-1 in casa del Chievo Verona: e ci ha pensato Pepe Reina a rispondere alle critiche del presidente Aurelio De Laurentiis per la scarsa rotazione dei giocatori fatta da Sarri in questa stagione.

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Le prime sei squadre della Serie A continuano ad andare forte e a guadagnare punti giornata dopo giornata. Oltre a Juventus, Roma e Napoli hanno vinto anche Inter (grazie al tanto atteso primo gol in Italia di Gabriel Barbosa), Atalanta e Lazio, che probabilmente si giocheranno gli accessi all’Europa League fino al termine del campionato. Anche il Milan potrebbe fare in tempo a unirsi a queste tre squadre, dato che ieri ha vinto contro la Fiorentina in una sorta di scontro diretto. La Fiorentina è quindi rimasta indietro, forse troppo per poter sperare di risalire. E, infine, ci è voluto il ritorno in Serie A di Zdeněk Zeman per far vincere al Pescara la sua prima partita sul campo di questa stagione, e nel modo che gli riesce meglio: segnando una valanga di gol.

Che strana cosa il Milan di Montella

Vangioni e Sosa. Deulofeu e Pasalic. Bacca e Locatelli. Ogni squadra di calcio cambia un po’ nel corso di un campionato, è una cosa normale, ma in sette mesi il primo Milan allenato da Vincenzo Montella non è mai stata la stessa squadra per più di un mese. Ha passato un primo breve periodo esaltante, poi uno in cui ha rallentato l’andamento, e un altro, più recente, decisamente negativo, che ha portato la squadra fino al settimo posto in classifica.

Oltre a questo la squadra ha beneficiato —alternandole e mai unendole — delle ottime prestazioni di alcuni suoi giocatori. C’è stato il momento di Manuel Locatelli. Ma da qualche settimana Locatelli non garantisce più lo stesso rendimento che aveva ad ottobre. Per i primi tre mesi la presenza di Giacomo Bonaventura è stata fondamentale, ma complici due infortuni da dicembre non lo è più, e non lo sarà per il resto della stagione. È andata ancora peggio a Mbaye Niang, su cui il Milan e Montella hanno puntato molto, salvo poi rendersi conto che non sarebbe stato un investimento appagante nel breve periodo (ora lui è finito al Watford). Carlos Bacca, che nell’ultimo anno e mezzo è stato probabilmente il giocatore più importante per la squadra, nonostante non abbia più ripetuto le sue prestazioni di Siviglia, non segna da più di un mese.

Domenica sera la vittoria per 2-1 contro la Fiorentina è arrivata al termine di una delle partite più divertenti della giornata, e il merito va riconosciuto in particolare a tre giocatori: Suso, l’unica vera costante del Milan di quest’anno, Mario Pasalic e Gerard Deulofeu, le ultime due rivelazioni della stagione milanista.

Pasalic si è trasferito al Milan in estate, quando aveva appena risolto un problema fisico che gli aveva impedito di giocare con il Monaco per gli ultimi quattro mesi della passata stagione. Ci ha impiegato tre mesi per recuperare la condizione e la forma per riprendere a giocare: ora è il centrocampista più incisivo della squadra. Senza più Niang e Bonaventura il Milan è dovuto correre ai ripari prendendo lo spagnolo Gerard Deulofeu, uno dei migliori in campo contro la Fiorentina. Nelle ultime tre partite ha segnato un gol e fornito l’assist decisivo per la vittoria a Bologna in nove uomini contro undici.

A capofitto sull’Europa League

Per due squadre di media-alta classifica suona male e non sembra per nulla ambizioso, ma una cosa di cui hanno bisogno Roma e Fiorentina è vincere qualcosa di importante, e anche con una certa urgenza: non lo fanno da molto tempo pur essendo, in modi diversi, due squadre ambiziose.

Presumibilmente la Juventus vincerà il campionato, e per la Roma questo potrebbe significare l’ennesima stagione inconcludente: seconda in campionato, eliminata ai preliminari di Champions League da una squadra nettamente inferiore. Può vincere la Coppa Italia, certo, ma senza girarci troppo attorno, per come è strutturata ora non porta alcun beneficio a chi la vince. In questo momento la Roma è una squadra in grado di giocarsela con qualsiasi avversario ma per com’è costituita ha bisogno di rimanere costantemente in tensione. Se ai sedicesimi di Europa League riuscisse a eliminare un avversario quotato come il Villarreal, cosa che dopo il 4 a 0 in trasferta nella partita di andata è molto probabile, rafforzerebbe la sua quotazione da favorita del torneo insieme a Manchester United, Lione e forse Tottenham. Già arrivare in finale servirebbe all’ambiente, per abituarsi a competere veramente per qualcosa, e ai giocatori come sorta di ricompensa per gli apprezzati ma non sufficienti sforzi delle ultime stagioni.

Le prime sei squadre del campionato ottengono punti giornata dopo giornata e per quelle che stanno dietro sarà difficile raggiungerle. Per rientrare in quelle posizioni la Fiorentina dovrebbe recuperare sette punti, ma ha il Milan davanti. La squadra di Paulo Sousa, inoltre, dimostra delle difficoltà nel mantenere un andamento da zona alta della classifica. Ma la Fiorentina è ancora in corsa in Europa League, dove nell’andata dei sedicesimi di finale ha battuto in trasferta la quarta classificata dell’ultima Bundesliga, il Borussia Mönchengladbach. La Fiorentina, inoltre, ha Milan Badelj, Ciprian Tătărușanu, Nikola Kalinić, Borja Valero, Cristian Tello, Josip Ilicic: tanti giocatori esperti che potrebbero stare in qualsiasi grande squadra d’Europa, e che la rendono sulla carta molto competitiva. Non sarà facile, ma non è detto che la Fiorentina non possa togliersi qualche soddisfazione già quest’anno. Poi chi vince l’Europa League va in Champions League.

E ben arrivato a Gabriel Barbosa

Che Gabriel Barbosa fosse un giocatore di talento lo riconosceva fino ad ora solamente chi lavora nell’ambiente, per tutti gli altri c’era solo YouTube. È stato l’attaccante della nazionale brasiliana che a Rio de Janeiro ha vinto la prima medaglia d’oro nel calcio nella storia del paese. Ha segnato poco più di una ventina di gol nei suoi tre anni passati al Santos, nella Serie A brasiliana. Ha avuto una crescita costante ma lenta, e di lui si è iniziato a parlare molto e con insistenza solo la scorsa estate.

La dirigenza dell’Inter, dopo averlo pagato una trentina di milioni di euro, lo ha presentato all’Auditorium Pirelli di Milano, alla presenza della nuova proprietà cinese, dei dirigenti, di Marco Tronchetti Provera e di almeno un centinaio di persone, fra tifosi e giornalisti accreditati. Per il campione d’Europa Joao Mario, per dire, c’era stata solo una passeggiatina nel prato di San Siro con gli spalti ancora mezzi vuoti. Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, il giorno della sua presentazione aveva detto: “Già un anno fa Tronchetti Provera ci chiedeva di cercare buoni giocatori, ottimi uomini, ma soprattutto voleva un giocatore che potesse interpretare il sogno della nuova Inter. Ora sta a Gabigol interpretarlo, siamo sicuri che lui saprà trasformare tutto questo in realtà”.

Gli scampoli di partita giocati da inizio stagione a oggi, un soprannome potenzialmente letale, la presentazione da superstar, le ovazioni di San Siro ai suoi ingressi in campo, le rabone senza che ce ne fosse realmente bisogno: gli elementi per farlo passare alla storia come uno dei più clamorosi “bidoni” nella storia dell’Inter e del calcio italiano ci sono tutti. Intanto, però, ieri Gabigol ha segnato il suo primo gol italiano, contro il Bologna. Niente di particolare, un gol che andava fatto, ma importante perché con quel gol l’Inter ha vinto una partita. E magari importante anche perché si inizi ad avere qualcosa con cui bilanciare gli scampoli di partita giocati da inizio stagione, un soprannome letale, la presentazione da superstar, le ovazioni di San Siro ai suoi ingressi in campo e le rabone in campo senza che ce ne fosse realmente bisogno.

Bohemian Rhapsody

Sono passati solamente quattro giorni dal ritorno a Pescara di Zdeněk Zeman, uno degli allenatori più amati e contestati che la Serie A ricordi. Che piaccia o no, Zeman è un pezzo di storia del campionato italiano, fra stagioni entusiasmanti e fallimentari, fra un sacco di gol segnati e altrettanti subiti. In quattro giorni però un allenatore, per quanto bravo ed esperto sia, non può fare niente per risollevare una squadra così demoralizzata come lo era il Pescara di Massimo Oddo. Zeman può avere al massimo parlato con i giocatori, magari cercando di motivarli, ma non dà certo l’idea di essere un allenatore esuberante e in grado di esaltare una squadra intera solamente parlando per qualche minuto.

Ecco. Ieri il Pescara ha vinto la sua prima partita sul campo di questa stagione. Ha vinto 5-0 contro il Genoa. Per la prima volta nella sua storia ha vinto una partita di Serie A con cinque gol di scarto. Per la prima volta nella sua storia il Pescara ha concluso un primo tempo in vantaggio di tre gol. A Ivan Juric, allenatore del Genoa, la sconfitta contro l’ultima in classifica è costata il posto.

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