Gabriel Barbosa dopo un gol con il Santos, nel 2014 (Friedemann Vogel/Getty Images)
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  • lunedì 20 febbraio 2017

Capire “Gabigol”

È il calciatore più discusso della Serie A, almeno tra quelli che non giocano quasi mai, e anche per questo soprannome: ma domenica ha fatto gol per la prima volta

di Pietro Cabrio
Gabriel Barbosa dopo un gol con il Santos, nel 2014 (Friedemann Vogel/Getty Images)

Capita spesso che gli spettatori di una partita di calcio applaudiscano molto al primo ingresso in campo di un nuovo giocatore della loro squadra, anche se non è un calciatore particolarmente atteso. È capitato anche domenica con Gabriel Barbosa, ma lui gioca con l’Inter dallo scorso settembre: domenica, nell’ultimo turno di campionato, i tifosi dell’Inter allo stadio di Bologna hanno esultato per il suo ingresso in campo a 20 minuti dalla fine della partita, e lo hanno fatto in tutti e sei gli incontri in cui è entrato negli ultimi sei mesi, nonostante non abbia mai dato loro delle vere ragioni per farlo e abbia segnato il suo primo gol in Italia solamente un giorno fa.

Questo è uno dei molti motivi per cui l’acquisto di Gabriel Barbosa da parte dell’Inter sia stato uno degli avvenimenti più bizzarri avvenuti negli ultimi mesi nel campionato italiano di calcio, nonché una delle operazioni di mercato più controverse mai compiute dall’Inter.

Arrivato tra grandi aspettative fin qui mai confermate, Gabriel Barbosa – soprannominato “Gabigol” – è diventato una specie di spettacolo a sé stante. I tifosi dell’Inter aspettano il suo ingresso a San Siro anche perché in quell’ora scarsa in cui è stato impiegato in totale Barbosa si è esibito in colpi di tacco e rabone come se non gliene fregasse nulla, e sembra stare al gioco; e tutti in cuor loro sperano di vedere un giocatore forte e divertente. Ma più in generale tutto quello che riguarda Gabriel Barbosa è visto dagli altri tifosi come l’ennesimo “acquisto da Inter”, un altro calciatore da aggiungere alla lista di giocatori promettenti e attesi, arrivati a Milano che sembrava dovessero spaccare il mondo, e che poi deludono le attese senza lasciare traccia di sé: da Darko Pancev a Ricardo Quaresma.

Uno dei palloni toccati nei quattro minuti giocati contro la Lazio: una rabona all’indietro per Brozovic.

L’Inter, o meglio, i suoi tifosi, sono in un certo senso abituati a giocatori come Barbosa, e più nel bene che nel male: Alvaro Recoba, Adriano e Mateo Kovacic sono tre esempi di calciatori con enormi potenzialità ma uniti da un grande senso di incompiutezza, poi rimasto tale, o risolto ma altrove. Tre giocatori dotati di un talento innegabile, in grado di alternare partite entusiasmanti, con colpi che pochi altri giocatori possiedono, ad altre decisamente negative, inconcludenti e con molti errori. A Kovacic si è sempre riconosciuto un enorme talento (e infatti ora gioca nel Real Madrid), espresso attraverso ottime qualità tecniche e una visione del gioco fuori dal comune: ma anche alcuni limiti, come una certa discontinuità e leziosità nei momenti meno opportuni. Recoba invece è stato uno dei giocatori più incostanti e allo stesso tempo brillanti nella storia recente della Serie A, e nel suo caso le due cose non potevano essere separate. Adriano ha interrotto a soli 27 anni (forse anche prima) una carriera che lo avrebbe potuto far arrivare fra i migliori attaccanti brasiliani della storia, a causa di problemi più personali che di gioco.

A Gabriel Barbosa un talento lo si riconosce, finora però garantito solo da chi lavora nell’ambiente, e per tutti gli altri da YouTube. Ha vent’anni, gioca come ala destra ed è stato l’attaccante della nazionale brasiliana che a Rio de Janeiro ha vinto la prima medaglia d’oro olimpica nel calcio nella storia del paese. Ha segnato poco più di una ventina di gol nei suoi tre anni passati al Santos, nella Serie A brasiliana, ma i gol non dovrebbero essere la sua specialità: è bravo nello smarcarsi e nel far smarcare i compagni, e a saltare in dribbling gli avversari. Ha avuto una crescita costante ma lenta, a detta di chi ha potuto vederlo, come l’ex allenatore brasiliano di Milan e Inter Leonardo, e di lui si è iniziato a parlare molto e con insistenza solo la scorsa estate. L’Inter non lo ha preso alla cieca: in estate sia il Barcellona che la Juventus, secondo i giornali, avevano avuto contatti con il Santos e con il suo agente, per l’ipotesi di un suo trasferimento. Qualche mese fa Josep Maria Bartomeu, il presidente del Barcellona, parlando a un’emittente radiofonica spagnola aveva detto di volere intentare causa al Santos, perché vendendo Barbosa all’Inter i dirigenti brasiliani non avrebbero rispettato l’opzione del Barcellona sul suo trasferimento ottenuta tre anni prima, nell’acquisto di Neymar: magari non lo avrebbero preso ugualmente, ma essere opzionati dal Barcellona è qualcosa.

Una delle cose che ci si dovrebbe aspettare da lui: passaggi smarcanti che lancino i compagni di squadra nell’area di rigore.

Una volta che il suo ingaggio è stato comunicato dall’Inter, sono iniziati i dubbi e le prese in giro dei non tifosi dell’Inter. Barbosa è stato comprato per una trentina di milioni di euro, cifra probabilmente più alta del suo reale valore, gonfiata dall’interessamento nei suoi confronti di altre grandi squadre europee, e in generale piuttosto alta per il campionato italiano (l’Inter pagò 13 milioni per Icardi, all’epoca ventenne come Barbosa, oggi suo capitano e uno dei migliori attaccanti della Serie A). Lo stesso soprannome “Gabigol” ha una sua goffaggine fanfarona che i tifosi avversari non mancano di notare. La dirigenza dell’Inter inoltre lo ha presentato all’Auditorium Pirelli di Milano alla presenza della nuova proprietà cinese, dei dirigenti, di Marco Tronchetti Provera e di almeno un centinaio di persone, fra tifosi e giornalisti accreditati. Per il campione d’Europa Joao Mario, per dire, solo una passeggiata nel prato di San Siro con gli spalti ancora mezzi vuoti prima di Inter-Palermo. Gabriel Barbosa è stato annunciato da questo bizzarro video: uno spot ufficiale di Pirelli, sponsor dell’Inter, che lo ha paragonato a Ronaldo e ha contribuito a far salire le aspettative dei tifosi dell’Inter e a far sghignazzare gli altri.

Piero Ausilio, direttore sportivo dell’Inter, il giorno della sua presentazione aveva detto: «Già un anno fa Tronchetti Provera ci chiedeva di cercare buoni giocatori, ottimi uomini, ma soprattutto voleva un giocatore che potesse interpretare il sogno della nuova Inter. Ora sta a Gabigol interpretarlo, siamo sicuri che lui saprà trasformare tutto questo in realtà». Vent’anni prima Tronchetti Provera aveva celebrato l’acquisto di Ronaldo con una pubblicità della Pirelli, il cui marchio era quello più in vista alla presentazione di Barbosa. «Non vogliamo caricare Gabriel di responsabilità, ma sono emozionato nel presentarlo vent’anni dopo Ronaldo», aveva detto Tronchetti Provera.

Ronaldo aveva 21 anni quando arrivò all’Inter, uno in meno di quanti ne ha Gabriel Barbosa ora, ma i due giocatori non sono paragonabili fra di loro, e stride anche solo accennarlo. Considerando il momento però, Barbosa può essere veramente considerato come uno dei primi simboli della nuova Inter, che da qualche mese ha una nuova società con l’obiettivo di far tornare la squadra ai vertici del calcio europeo. Il potenziale di Barbosa esiste, anche se è ancora indecifrabile nel contesto italiano, e manca ancora tutto il resto: dalla prestanza fisica a quello che gli viene richiesto per poter giocare in Europa e in Italia, ovvero la familiarità con la tattica, fin qui migliorata ma a rilento. Barbosa potrebbe anche dimostrarsi non adatto al campionato italiano, e per iniziare a vederlo regolarmente in campo bisognerà aspettare almeno la prossima stagione: ma nel calcio sono poche le squadre che sanno attendere la maturità dei propri calciatori, e l’Inter storicamente non è una di queste.

Altra cosa che ci si dovrebbe aspettare: rapide avanzate in area di rigore saltando gli avversari.

Barbosa ha esordito in Serie A nella partita del 25 settembre pareggiata in casa contro il Bologna. Era entrato al posto di Candreva, accompagnato da un’ovazione a San Siro: molti spettatori, come si può notare dai video che circolano online, sembravano molto divertiti all’idea di vederlo entrare in campo. Il suo primo pallone a San Siro lo ha toccato nella fascia destra, la zona in cui gioca, passandolo poi a Eder per un triangolo non riuscito alla perfezione. Si era preso il compito di battere i calci d’angolo e da lì al termine della partita aveva poi fatto un lancio lungo per fascia e aveva tentato un tiro dal limite dell’area, colpendo i difensori avversari. La sua cosa migliore era stata un lancio che aveva tagliato la difesa del Bologna per arrivare di poco lungo a Mauro Icardi.

Da quel momento Barbosa non ha più visto il campo per dieci partite di campionato di fila, da cui è esclusa l’Europa League, per la quale non era stato registrato dall’Inter. Le prime cinque partite erano coincise con il periodo più difficile per l’Inter allenata da Franck de Boer, che dopo la sconfitta del 30 ottobre contro la Sampdoria era stato esonerato. Passata la partita contro il Crotone con l’allenatore della primavera in panchina, passate le prime quattro partite di Stefano Pioli, in molti si sono iniziati a domandare dove fosse finito Gabriel Barbosa: se sarebbe restato all’Inter o meno.

Dalla partita del 18 dicembre contro il Sassuolo (1 minuto di gioco e 1 cartellino giallo) all’ultima partita di campionato contro il Bologna, Barbosa ha giocato poco più di cinquanta minuti, sempre entrando per gli ultimi spezzoni di partita. Nella partita vinta a dicembre contro la Lazio ha giocato per quattro minuti, sufficienti per far vedere qualche buon movimento con la palla, un passaggio di tacco e un altro con una rabona. Nonostante i quattro minuti, aveva fatto una buona impressione. Dopo la partita, Pioli aveva detto: «Sono contentissimo dell’entusiasmo attorno a lui. Vorrei però vedere più giocate concrete e meno spettacolari. È giovane, sta lavorando bene e vedremo di volta in volta le scelte per mettere la migliore formazione in campo». Sembra essere questo il punto: «Vorrei però vedere più giocate concrete e meno spettacolari».

Uno dei suoi compagni nella nazionale olimpica brasiliana, Gabriel Jesus, si è trasferito al Manchester City ad inizio gennaio e ha avuto un impatto impressionante nei risultati della squadra: ha impiegato una partita di campionato per diventare titolare, due per segnare il suo primo gol, tre per segnare una doppietta. I due erano stati paragonati spesso, per età, provenienza e qualità, ma in tre partite Gabriel Jesus ha fatto quello che Gabriel Barbosa deve ancora riuscire a fare in sei mesi. I tifosi dell’Inter si augurano che sia una questione di tempo, come dimostra la sua crescita da calciatore in Brasile, dove non si è imposto rapidamente ma ha avuto bisogno di tempo per crescere e migliorare, cosa in cui Gabriel Jesus è stato molto più veloce. Chi lo vorrebbe vedere più spesso in campo quindi potrebbe aspettare ancora qualche mese, ma il rischio che non arrivi mai a giocare al massimo consentito dalle sue potenzialità esiste.

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