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  • mercoledì 15 febbraio 2017

Schulz può davvero vincere in Germania?

La sua candidatura complica la rielezione di Angela Merkel: per ora i sondaggi lo danno avanti, ma mancano più di sei mesi alle politiche

(ERIC FEFERBERG/AFP/Getty Images)

Il prossimo 24 settembre in Germania ci saranno le elezioni federali, per eleggere i membri del Parlamento tedesco e di conseguenza il nuovo cancelliere. Secondo molti osservatori, dall’esito del voto tedesco potrebbe dipendere molto del futuro dell’Unione Europea, e più in generale degli equilibri di forza tra Europa, Russia e Stati Uniti. Il risultato delle elezioni è ancora incerto, come è comprensibile che sia a più di sei mesi dal voto, ma i sondaggi confermano che per la prima volta la cancelliera uscente, Angela Merkel, potrebbe rischiare di perdere, mancando il quarto mandato consecutivo dopo 12 anni di governo. Martin Schulz, candidato a sorpresa del Partito Socialdemocratico di Germania (SPD), ha cambiato gli equilibri e – secondo i sondaggisti – l’orientamento di parte degli elettori, ora incuriositi da un politico che sta cercando di presentarsi come un outsider.

Angela Merkel
Quando iniziò la sua carriera nell’Unione Cristiano-Democratica di Germania (CDU) negli anni Novanta, Angela Merkel disse in più occasioni di non voler fare la fine di quei leader che continuano per tutta la vita a fare politica, a qualsiasi costo e al prezzo di qualsiasi sconfitta. Questo spiega in parte perché abbia esitato così a lungo prima di confermare la propria ricandidatura per la quarta volta, anche se per i suoi detrattori l’indecisione sarebbe stata una tattica per attendere le mosse dell’SPD e soprattutto comprendere meglio l’aria che tirava nell’elettorato. Nei suoi 12 anni da cancelliera, Merkel non ha lasciato molto spazio ad altri membri della CDU per emergere, di conseguenza non ci sarebbero state altre alternative credibili.

Angela Merkel, che ha 62 anni, ha annunciato la sua candidatura lo scorso novembre a poche ore di distanza dalla vittoria elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti. Nel suo breve discorso tenuto a Berlino, ha detto di voler continuare a servire la Germania “in questi tempi difficili e incerti”. Come scrive lo Spiegel, nei mesi seguenti Merkel non è sembrata molto convinta della sua decisione e, secondo alcune persone a lei più vicine, avrebbe scelto di candidarsi per il suo “immenso senso di responsabilità”. Ottenere una rielezione con 12 anni di governo alle spalle non sarà semplice: finora è riuscito a un solo politico tedesco, Helmut Kohl, che nel complesso guidò cinque governi tra il 1982 e il 1998.

Angela Merkel

Merkel fu eletta cancelliera per la prima volta nel 2005, riuscendo a battere il capo del governo uscente Gerhard Schröder dell’SPD. Da cancelliera, Angela Merkel ha affrontato problemi e crisi di ogni tipo, riuscendo a tenere insieme con pragmatismo e un po’ di intransigenza le coalizioni che hanno sostenuto i suoi governi. Ha affrontato gli esiti della crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008, con gli annessi rischi di default della Grecia, ha avuto un ruolo centrale nella gestione della guerra in Ucraina avviata dalla Russia, e negli ultimi due anni ha affrontato la crisi dei migranti che, arrivati in Europa, scelgono spesso la Germania come loro destinazione. In tutto questo, i governi Merkel sono riusciti a mantenere una solida crescita economica, a ridurre la disoccupazione portandola a un minimo storico e a intervenire per far crescere gli stipendi.

La crisi dei migranti
Le politiche di accoglienza e di apertura nei confronti dei migranti, avviate dalla Germania nell’estate del 2015 in seguito alla più grave crisi degli ultimi tempi con alti flussi migratori dalla Siria e dal resto del Nordafrica, sono costate a Merkel molti consensi. Parte dei suoi elettori non hanno appoggiato la gestione della crisi umanitaria della cancelliera, condizionati in parte dalle campagne populiste dei partiti di destra: a cominciare da Alternativa per la Germania (AfD), che da sempre punta sui temi anti-immigrazione. Nonostante le critiche e le perdite di consensi, Merkel ha rivisto solo in parte le politiche di accoglienza del suo governo, ricordando in più occasioni che i flussi migratori sono una risorsa per la Germania e non una minaccia.

Secondo molti osservatori, la crisi dei migranti ha polarizzato molto l’elettorato e in modo trasversale, andando oltre le classiche divisioni tra i sostenitori dei diversi partiti. La situazione dei flussi migratori è migliorata rispetto a un paio di anni fa, ma se ne discute ancora molto in Germania e sarà probabilmente uno dei temi più sentiti e complicati da affrontare per i candidati moderati durante la campagna elettorale.

Alleati poco convinti
Angela Merkel deve anche fare i conti con lo scetticismo dei dirigenti dell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), il partito fratello della CDU attivo esclusivamente nel Land della Baviera e che alle precedenti elezioni politiche ha ottenuto 56 seggi nel Parlamento federale. In una conferenza stampa piuttosto imbarazzante organizzata la settimana scorsa a Monaco, il segretario della CSU, Horst Seehofer, ha confermato senza molta convinzione che il suo partito sosterrà Merkel alle prossime elezioni. Nei mesi scorsi Seehofer aveva criticato duramente la cancelliera per le sue politiche sull’immigrazione, ventilando in più occasioni il ritiro del sostegno al governo da parte della CSU. Seehofer non avrebbe nulla da guadagnare in una sconfitta di Merkel, ma vuole assicurarsi che nel caso di una mancata rielezione le colpe ricadano interamente su di lei e non sulla sua gestione del partito. Nel 2018 ci saranno le elezioni statali in Baviera e Seehofer mira a mantenere la maggioranza nel Parlamento locale. Nel caso di una rielezione di Merkel, la CSU potrebbe avere maggiore peso nell’alleanza e condizionare meglio l’azione di governo, o almeno questa è la speranza del suo segretario.

Martin Schulz
Nonostante le difficoltà sui temi dell’immigrazione e con gli alleati, Angela Merkel sembrava avere una strada sostanzialmente in discesa verso la rielezione. Le cose sono cambiate quando a fine novembre Martin Schulz ha annunciato le proprie dimissioni da presidente del Parlamento Europeo per candidarsi alle elezioni politiche in Germania. I socialdemocratici erano ormai rassegnati all’idea di avere Sigmar Gabriel come candidato alla cancelleria e di andare incontro all’ennesima sconfitta. Invece, con la sorpresa degli osservatori e degli stessi sostenitori dell’SPD, Gabriel si è dimesso lasciando il partito nelle mani di Schulz. L’effetto immediato è stato un ritorno di fiducia che non si vedeva da un pezzo nel partito e, dall’esterno, una curiosità crescente da parte degli elettori per un personaggio politico di gran visibilità internazionale rimasto per lungo tempo ai margini della politica tedesca.

Martin Schulz ha 61 anni e una lunghissima carriera all’interno dell’SPD, al quale si iscrisse nel 1974 quando aveva 19 anni. Il suo primo incarico politico di rilievo arrivò nel 1987, quando divenne sindaco di Würselen, una città di circa 40mila abitanti nella Renania Settentrionale-Vestfalia. Mantenne l’incarico per una decina di anni proseguendo intanto la sua carriera all’interno del partito. Nel 1994 per Schulz iniziò la carriera politica che gli avrebbe dato maggior fama, non solo in Germania: quella al Parlamento Europeo. Dopo una decina di anni passati da eurodeputato, nel 2012 fu eletto presidente del Parlamento Europeo, mentre alle elezioni europee del 2014 fu scelto dai socialisti come candidato per la guida della Commissione europea (vinsero i partiti popolari e fu eletto Jean-Claude Juncker).

Martin Schulz

Schulz ebbe in Italia un momento di grande notorietà per via di un diverbio avuto con Silvio Berlusconi al Parlamento europeo nel 2003: era la persona a cui Berlusconi disse «la suggerirò per il ruolo di kapò».

Nelle sue prime settimane da candidato alla cancelleria, Schulz ha giocato molto sul fatto di essere stato per anni estraneo alla politica interna tedesca, anche se questo è vero solo in parte considerata la levatura dei suoi incarichi europei e all’interno della dirigenza dell’SPD. Suscitando molti fastidi nei suoi oppositori, a cominciare dal ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, Schulz punta molto sulle sue origini semplici e sulla sua storia personale: non finì le scuole superiori ed ebbe problemi di alcolismo, ma riuscì a uscirne e a riscattarsi. Cerca quindi di mostrarsi vicino agli elettori e alle loro esigenze, contrapponendosi all’immagine della cancelliera, che dopo 12 anni di governo secondo lui avrebbe perso il contatto con la popolazione.

Ci sono storie e cronache ricorrenti di centinaia di persone che si accalcano nelle sedi dell’SPD in giro per la Germania ad ascoltare i discorsi di Schulz, scene che non si vedevano da tempo e che erano impensabili fino a qualche mese fa con Gabriel. Schulz ai suoi sostenitori parla molto di Europa, della necessità di puntare sulla sua unione per affrontare le sfide di questi anni – non solo economiche, ma anche geopolitiche – per non restare irrilevanti tra le politiche aggressive della Russia e quelle protezioniste di Trump negli Stati Uniti. Schulz parla anche di immigrazione e su questo tema non fa campagna contro le politiche di Merkel, anche se non ha ancora espresso una linea chiara e completa sull’argomento. Nel complesso, dà una visione del futuro più ottimista e creativa di quella pragmatica e cauta di Merkel, cosa che potrebbe avere effetto sugli elettori indecisi, ma che lo espone anche a numerose critiche sulla scarsa consistenza di alcune sue proposte.

Cosa dicono i sondaggi
La candidatura di Schulz ha avuto un chiaro effetto sui sondaggi, con il 50 per cento degli elettori che oggi dice di volere un governo guidato dall’SPD, contro il 39 per cento di chi dice di volere un altro governo conservatore. Schulz nei sondaggi più recenti è avanti rispetto a Merkel se si pone la domanda: “Chi voteresti se si potesse scegliere direttamente un candidato e non un partito?”. I sondaggi indicano chiaramente un aumento dei consensi per Schulz, ma sarebbe prematuro trarre conclusioni e proiettarle su un risultato elettorale che non arriverà prima di sei mesi. Parte del successo di Schulz, spiegano i sondaggisti, è dovuto all’effetto novità e al fatto che abbia iniziato da poco a fare campagna elettorale, suscitando la curiosità degli elettori. Nei prossimi mesi è possibile che i due principali candidati alle elezioni tornino appaiati o che Merkel superi Schulz.

Gli altri
L’arrivo di Schulz potrebbe portare a qualche cambiamento anche per i partiti minori. La Sinistra (Die Linke) esprimerà un proprio candidato, ma potrebbe perdere parte dei voti a favore dell’SPD. Alle scorse politiche aveva ottenuto 64 seggi contro i 193 dei socialisti e i 311 di CDU/CSU. Paradossalmente anche AfD potrebbe perdere voti tra i suoi sostenitori meno convinti, e che nelle ultime consultazioni locali hanno votato il partito di destra perché scontenti delle politiche sui migranti di Merkel. Tra loro ci sono molti elettori poco politicizzati, che potrebbero votare per l’SPD nel caso in cui Schulz presentasse proposte alternative sull’accoglienza dei migranti o in ambito economico. Negli ultimi sondaggi l’AfD ha perso alcuni punti, ma resta comunque la terza forza politica, sopra ai Verdi e alla stessa Die Linke. Attualmente AfD non ha rappresentanti nel parlamento federale, perché nel 2013 non riuscì a superare la soglia di sbarramento del 5 per cento.

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