I tifosi del Beijing Guoan FC durante la partita di campionato contro il Chongcing Lifan (Kevin Frayer/Getty Images)
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  • martedì 3 Gennaio 2017

Il calcio cinese è una bolla?

Da quattro anni le squadre cinesi stanno spendendo cifre incredibili, e dietro c'è un progetto preciso

I tifosi del Beijing Guoan FC durante la partita di campionato contro il Chongcing Lifan (Kevin Frayer/Getty Images)

Un anno fa nel calcio si parlava moltissimo dei soldi spesi dalle squadre cinesi nel calciomercato invernale: le squadre della prima e della seconda divisione del campionato di calcio cinese, infatti, avevano speso complessivamente più di 250 milioni di euro solo per acquistare nuovi giocatori, molti dei quali dall’Europa e dal Sud America. L’anno precedente i soldi spesi dalle squadre cinesi nelle sessioni di mercato stagionali non superavano i 170 milioni di euro e l’anno prima ancora non erano stati oltrepassati i 100 milioni. Quest’anno solamente le squadre della prima divisione hanno speso più di 222 milioni di euro, e il mercato non è ancora terminato: i tre acquisti più costosi – senza contare le cifre previste dai contratti offerti – sono stati quelli di Graziano Pellè, comprato dal Shandong Luneng Taishan per 15 milioni, e dei brasiliani Hulk e Oscar, comprati dallo Shanghai SIPG rispettivamente per 55 e 60 milioni di euro. A questi negli ultimi giorni si è aggiunto pure l’argentino Carlos Tevez, comprato dallo Shanghai Shenhua per poco più di 10 milioni di euro. A eccezione di Tevez, si tratta di giocatori nel pieno della loro carriera, ancora lontani dal ritiro, che inoltre vengono convocati regolarmente dalle proprie nazionali.

Ma quello che fa più discutere non sono tanto le cifre pagate ai club europei o sudamericani, ma gli stipendi che i club cinesi hanno offerto a questi giocatori, completamente fuori mercato se paragonati a quelli degli altri campionati esteri. Carlos Tevez, per esempio, ha 32 anni, è un giocatore che si sta avviando verso la fine della sua carriera e fino a pochi giorni fa giocava in Argentina, nel Boca Juniors. Ora è diventato probabilmente il giocatore più pagato al mondo e a Shanghai percepirà più di 3 milioni di euro al mese, che fanno circa 38 milioni di euro in un anno (tuttavia rimangono ancora dei dubbi circa il suo contratto, poiché non è chiaro se i 38 milioni di euro saranno spalmati in due stagioni anziché in una). In generale, poi, c’è una certa confusione per quanto riguarda le cifre esatte degli stipendi dei calciatori più noti comprati da club cinesi: fino a poco tempo fa, per esempio, si credeva che l’argentino Ezequiel Lavezzi percepisse fra gli 8 e 15 milioni di euro all’anno dall’Hebei China Fortune, ma nei documenti riservati resi noti dall’inchiesta Football Leaks, si è scoperto che a Lavezzi verranno pagati 54 milioni di euro per 23 mesi di contratto.

Prima del trasferimento di Tevez, molti giornali sportivi sostenevano che il giocatore più pagato al mondo fosse Oscar, 25enne brasiliano che dal 2012 giocava nel Chelsea e che ora, allo Shanghai SIPG, ha un contratto da 25 milioni di euro all’anno. Gli altri giocatori più pagati del campionato cinese sono Hulk, 20 milioni all’anno, l’italiano Graziano Pellè, 16 milioni a stagione, e Asamoah Gyan, che prende 14,8 milioni all’anno. Per farsi meglio un’idea dell’enormità di queste cifre basta pensare che Lionel Messi, il calciatore più forte al mondo, percepisce 20 milioni di euro netti a stagione, più o meno la stessa cifra che il Real Madrid paga annualmente a Cristiano Ronaldo, vincitore dell’ultimo Pallone d’Oro.

Il campionato cinese inizierà a marzo e quindi, quello che per noi è considerato il “mercato di riparazione”, per il campionato cinese è la sessione di mercato più importante della stagione. Se si considera la tradizione del calcio in Cina, la sua popolarità e i risultati raggiunti dai club e dalla nazionale negli ultimi anni, gli investimenti di cui si parla potrebbero dare l’impressione di un altro fuoco di paglia, simile a quello del campionato di calcio nordamericano fra gli anni Settanta e Ottanta. Tutto quello che sta succedendo ora nel campionato cinese però fa parte di un progetto ambizioso e a lungo termine, fortemente voluto dal governo e dal presidente cinese Xi Jinping.

Le origini del campionato cinese
Nazioni come Giappone e Corea del Sud hanno sempre trainato il calcio asiatico, grazie a una presenza regolare delle proprie nazionali ai campionati del mondo, all’esportazione di numerosi calciatori in Europa e al dominio nelle coppe continentali per club, risultati collegati alla buona organizzazione dei propri movimenti calcistici. Tuttavia negli ultimi anni il ruolo di Giappone e Corea del Sud è stato lentamente ridimensionato dalla crescita di altri campionati che hanno iniziato a creare un sistema in grado di sfruttare enormi potenzialità inespresse. In generale però la popolarità del calcio in Asia è ancora molto disomogenea: la crescita dei campionati non è sempre collegata al livello dei movimenti nazionali e in alcune situazioni la competitività dei club dipende esclusivamente dalla volontà e dagli investimenti di poche persone.

Il campionato cinese di calcio è diventato una lega professionistica solo nel 1994. La Super League esiste dal 2004 e fin dalle prime edizioni del torneo sono stati investiti molti soldi nelle squadre e nelle strutture sportive. La corruzione però è stata fin da subito un grosso problema e ancora oggi ed è diffusa ancora oggi. Nell’ultimo decennio gli episodi di corruzione nel calcio cinese hanno coinvolto giocatori, presidenti, arbitri e funzionari della federazione: nel 2012 il più celebre arbitro di calcio del paese, Lu Jun, fu condannato da un tribunale a cinque anni e mezzo di carcere per aver truccato alcune partite. Solamente negli ultimi sei anni ci sono state decine di arresti tra allenatori, giocatori e arbitri. Da tre anni a questa parte la situazione sembra in parte migliorata, soprattutto grazie all’ingresso nel calcio delle aziende più ricche del paese e all’interesse del governo.

C’è una squadra in particolare a cui si può attribuire la maggior parte del merito per aver portato l’attenzione dei tifosi cinesi sul calcio: il Guangzhou Evergrande Taobao, il primo club della Cina ad aver vinto un’edizione della Champions League asiatica dal 1990. La storia del Guangzhou è molto significativa dello sviluppo del calcio in Cina. Il club fu fondato a metà del Novecento e partecipò al primo campionato professionistico della Cina, nel 1994: gli anni successivi in realtà non andarono molto bene e il Guangzhou giocò sia in prima che in seconda divisione. Nel 2007 il club ottenne la promozione nella Super League ma dopo solo due stagioni venne coinvolto in uno dei frequenti casi di corruzione e fu retrocesso.

I primi successi
Dopo la retrocessione, l’Evergrande Group, una delle più importanti compagnie immobiliari della Cina, acquistò le quote del club e iniziò ad investirci ogni anno decine di milioni di euro. Il Guangzhou fu la prima squadra cinese ad intraprendere una diversa strategia di mercato: invece di prendere giocatori famosi ma arrivati ormai a fine carriera, iniziò a comprare buoni giocatori poco conosciuti al pubblico cinese ma funzionali al gioco della squadra. Nel 2011 acquistò Dario Conca dalla Fluminense, che l’anno prima era stato eletto miglior giocatore del campionato brasiliano. Conca fu comprato per circa 8 milioni di euro e gli venne offerto un contratto da 10,6 milioni a stagione, che all’epoca lo fecero rientrare tra i primi dieci calciatori più pagati al mondo. Nel 2012 il Guangzhou ingaggiò Marcello Lippi, prese l’attaccante paraguaiano Lucas Barrios dal Borussia Dortmund e l’attaccante brasiliano Elkeson per una cifra complessiva di circa 15 milioni. L’anno dopo il club vinse la Champions League asiatica: da allora è considerato come una delle squadre più forti del continente. Nel 2014 circolò la notizia che il club rischiasse il fallimento per via della bolla del settore immobiliare che aveva colpito in particolar modo l’Evergrande Group: il pericolo fallimento fu definitivamente allontanato quando Jack Ma, fondatore e proprietario di Alibaba Group, secondo uomo più ricco della Cina e il 29esimo del mondo, comprò il cinquanta per cento delle quote del club.

L’aumento significativo dei soldi spesi dalle squadre cinesi negli ultimi tre anni è dovuto principalmente a due cause: l’interesse delle aziende più ricche del paese nato dalla vittoria del Guangzhou nella Champions League asiatica e l’interesse ancora più forte e recente da parte del governo per il ruolo del calcio nella società e nell’immagine del paese all’estero. Prima del 2013 il calcio cinese era sostenuto praticamente solo dai proprietari delle squadre. Mancava una solida organizzazione e accordi di sponsorizzazione redditizi e duraturi, sia per le squadre che per le leghe. Nel 2014, l’anno successivo alla vittoria della Champions League asiatica da parte del Guangzhou, la Super League ha incassato circa 50 milioni di euro grazie a nuovi accordi di sponsorizzazione mentre gli accordi nelle stagioni precedenti non andavano oltre i cinque milioni di euro. Allo stesso tempo altre aziende cinesi hanno stretto accordi pluriennali con le squadre di calcio per le forniture e per gli sponsor secondari. I profitti delle due leghe principali hanno cominciato a essere regolarmente ridistribuiti ai club: nel 2014 le squadre di prima divisione hanno ricevuto tre volte la cifra incassata nei due anni precedenti. Oltre agli sponsor sono aumentati anche gli spettatori. Nella penultima stagione della Super League il numero di spettatori è cresciuto del 16 per cento rispetto all’anno precedente. Le partite di campionato sono state viste in media da 22 mila spettatori e il Guangzhou Evergrande ha registrato più di 45 mila spettatori a partita.

I piani del governo
L’anno scorso il presidente cinese Xi Jinping – molto appassionato di calcio – ha annunciato un piano decennale per potenziare le strutture calcistiche, per aumentare la popolarità del calcio tra i ragazzi e per far crescere circa diecimila calciatori cinesi in più ogni anno. Il calcio verrà incluso nei percorsi scolastici ed entro il 2017 il governo provvederà alla costruzione delle strutture d’allenamento per tutte le scuole che ne avranno bisogno, stimate in circa ventimila in tutto il paese. Nei piani del governo l’integrazione del calcio fra le discipline scolastiche favorirà notevolmente la sua accessibilità ai ragazzi in tutto il paese e porrà fine a una delle cause principali della scarsa popolarità che il calcio ha avuto fino ad oggi in Cina: per anni infatti le famiglie cinesi — soprattutto quelle con un reddito modesto — hanno considerato il calcio come una perdita di tempo per i ragazzi impegnati a studiare o a lavorare. Il governo ha annunciato inoltre che presenterà la propria candidatura per l’organizzazione di un’edizione della Coppa del Mondo e che costruirà circa 50 mila campi sportivi in tutto il paese. I club sono stati incentivati ad investire e diverse compagnie statali hanno iniziato a finanziare direttamente le società.

In molti credono che lo stato cinese abbia un ruolo fondamentale non solo nello sviluppo del calcio nel paese ma anche nella distribuzione degli investimenti fra le squadre di calcio, anche in base a mirate esigenze commerciali. Il Guangzhou Evergrande, per esempio, l’anno scorso aveva venduto il ventiseienne brasiliano Elkeson, il secondo miglior marcatore nella storia del club e uno dei giocatori più importanti dell’intero campionato, allo Shanghai SIPG per meno di venti milioni di euro. In un comunicato ufficiale il Guangzhou aveva scritto: “Con lo scopo di aiutare i club cinesi a competere nell’AFC Champions League e per la gloria nazionale, abbiamo accettato il trasferimento di Elkeson allo Shanghai SIPG”. Nonostante questo, nella passata stagione il Guangzhou si è confermato essere il club più forte della Cina: ha vinto il campionato con sette punti in più della seconda classificata, il Jiangsu Suning, e i suoi acquisti meno noti sono stati i migliori giocatori del campionato. In questa sessione di mercato il Guangzhou ha speso poco più di un milione di euro e ha comprato solamente giocatori asiatici e sudcoreani. Gli investimenti più importanti sono stati fatti dalle due squadre di Shanghai, che insieme hanno speso più di 130 milioni di euro e hanno portato in Cina Tevez, Oscar e Hulk (oltre a Demba Ba, Obafemi Martins, Fredy Guarin e l’allenatore portoghese André Villas-Boas): in molti sostengono che ora il governo stia favorendo in particolar modo gli investimenti delle squadre di Shanghai, città molto più conosciuta rispetto a Guangzhou.

Le cifre spese dai club cinesi sono determinate da una serie di fattori: gli ingaggi elevati sono l’unico modo per convincere i giocatori europei e sudamericani nel pieno della loro carriera a lasciare i campionati più importanti del mondo, e considerando la scarsità di giocatori in Cina, il loro prezzo — così come quello di quei pochi calciatori cinesi di qualità — si alza moltissimo (ogni squadra poi ha un limite di giocatori stranieri tesserabili). Inoltre non si tratta solo di fini sportivi, ma anche di creare interesse in una popolazione finora quasi completamente disinteressata.