(Universal)
  • Scienza
  • venerdì 30 Dicembre 2016

Come se non bastasse, il 2016 durerà un secondo di più

Nella notte del 31 dicembre sarà aggiunto un "secondo intercalare", per sincronizzare gli orologi atomici e l'orario planetario

(Universal)

Il 2016 sarà un secondo più lungo di quanto ci si aspettava, perché sarà necessario aggiungere un “secondo intercalare” per sincronizzare meglio l’orario ufficiale (Coordinated Universal Time, UTC) con la rotazione terrestre, che è meno regolare della misurazione del tempo con gli orologi atomici. Quando a Greenwich, il luogo vicino a Londra dove per convenzione c’è il fuso orario di riferimento della Terra, saranno le 23:59:59 si passerà straordinariamente alle 23:59:60 prima che scatti la mezzanotte, con l’arrivo del nuovo anno. Essendoci i fusi orari di mezzo, questo significa che per circa mezzo mondo sarà il 2017 a durare un secondo di più e non il 2016. L’Italia, per esempio, ha un fuso orario avanti di un’ora rispetto a quello di Greenwich: quando sarà mezzanotte nel Regno Unito, da noi sarà già l’una del nuovo anno, quindi il secondo intercalare cadrà subito dopo le 00:59:59.

L’aggiunta di un secondo ogni certo numero di anni fu decisa per la prima volta nel 1972 dall’International Earth Rotation Service – l’organismo internazionale con sede a Parigi che si occupa della gestione di vari sistemi internazionali di riferimento – e nella notte tra San Silvestro e Capodanno sarà ripetuta per la 28esima volta. Il secondo di “correzione” viene aggiunto solo quando ritenuto necessario e soltanto in date precise: la decisione di aggiungere un secondo al 2016 era stata confermata dall’IERS in un bollettino a luglio:

A positive leap second will be introduced at the end of December 2016.
The sequence of dates of the UTC second markers will be:

2016 December 31, 23h 59m 59s
2016 December 31, 23h 59m 60s
2017 January 1, 0h 0m 0s.

Il “secondo intercalare” serve a uniformare la misurazione del tempo tramite gli orologi atomici, basata cioè sull’oscillazione di un atomo di cesio, con l’orario planetario, che invece si basa sulla rotazione della Terra intorno al Sole: la velocità di rotazione della Terra non è costante, a causa dei cambiamenti che avvengono all’interno del nucleo terrestre e di altre variabili, e quindi la misurazione del tempo risulta leggermente più lenta rispetto a quella basata sulla velocità di oscillazione degli atomi. Questa differenza viene generalmente quantificata temporalmente nell’ordine di un’ora ogni mille anni: per quanto minima possa apparire, rappresenta oggi per gli esperti una differenza più significativa – e difficilmente quantificabile – rispetto a quanto non avrebbe potuto essere centinaia di anni fa, prima della digitalizzazione dei dati. Da questa sincronizzazione, per capirci, dipende il corretto funzionamento di aeroporti, mercati azionari, Internet e missioni spaziali per le quali sono fondamentali anche i miliardesimi di secondo.

L’ultima aggiunta di “secondo intercalare” risale al 30 giugno 2015 (convenzionalmente viene aggiunto o il 30 giugno oppure il 31 dicembre) ed è stata sostanzialmente indolore. Le cose non andarono invece benissimo il 30 giugno 2012: i media riportarono che molti sistemi informatici collegati in Rete avevano avuto qualche problema a gestire il secondo aggiuntivo e a sincronizzare il loro orario, con inconvenienti tecnici o in alcuni casi servizi finiti offline. Tra i siti e le società che ebbero problemi ci furono Reddit, Mozilla, Gawker Media, FourSquare e LinkedIn. Il secondo intercalare è da diversi anni argomento di dibattito internazionale tra favorevoli e contrari all’operazione artificiale di aggiustamento dell’orario. Tra gennaio e febbraio del 2012 si svolse a Ginevra una Conferenza Mondiale delle Radiocomunicazioni in cui emerse un marcato disaccordo tra i paesi partecipanti.

Per contenere gli errori e i costi, alcuni paesi (tra cui Stati Uniti, Francia, Italia e Germania) vorrebbero dismettere questo aggiustamento e favorire nuovi sistemi, che però devono essere ancora perfezionati. Altri paesi (tra cui Regno Unito, Cina e Canada) sono contrari ad abbandonare il sistema vigente, in assenza di alternative, e ribadiscono i rischi che un’eventuale sospensione potrebbe determinare, causando la progressiva divergenza tra il tempo degli orologi atomici e il tempo della rotazione terrestre.