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  • lunedì 12 Dicembre 2016

L’inchiesta di Reuters sul misterioso naufragio di migranti di aprile

Se ne parlò molto e circolarono cifre altissime di morti e dispersi, ma nessuna autorità nazionale ha mai aperto un'indagine

Verso la metà di aprile sui giornali italiani e su alcuni internazionali si parlò molto di un presunto grave naufragio di migranti avvenuto vicino alle coste egiziane. Circolarono moltissime cifre – si parlò di 200, 400 o anche 500 morti – ma non ci fu mai nessuna conferma ufficiale sulla dinamica e l’entità del naufragio, che si è cercato di ricostruire attraverso le testimonianze dei pochi sopravvissuti. Successivamente, nessuna autorità nazionale o internazionale si è occupata del naufragio e delle sue conseguenze: le autorità egiziane si sono limitate a indagare per truffa i trafficanti coinvolti, ma finora nessuno di loro è stato arrestato. A cercare di fare chiarezza ci ha pensato Reuters, che ha ricostruito le circostanze del naufragio in una lunga e dettagliata inchiesta pubblicata il 6 dicembre.

Le informazioni base circolate in quei giorni – soprattutto grazie a BBC, l’unico media internazionale che riuscì a parlare con alcune delle persone soccorse – erano fondamentalmente corrette. Il barcone in questione era naufragato dopo essersi rovesciato al largo delle coste egiziane: nel naufragio morirono circa 500 persone. A bordo della nave c’erano soprattutto somali, etiopi, egiziani e sudanesi. Reuters ha aggiunto altre informazioni mancanti: la barca, un peschereccio pitturato di blu lungo circa 22 metri, si capovolse a causa del carico eccessivo alle due di mattina del 9 aprile al largo delle coste di Sollum, un paese egiziano al confine con la Libia. Fra i morti ci furono circa 190 somali, 150 etiopi e 80 egiziani. In tutto sono riuscite a sopravvivere 37 persone.

Reuters non si è limitata a chiarire dati e circostanze, ma ha anche ricostruito tutti i passaggi che hanno portato quelle persone su quella specifica nave. In particolare Reuters è riuscita a collegare dieci passeggeri del barcone – sei morti e quattro sopravvissuti – ad Hamza Abdirashid, un ragazzo che dice di venire dalla Somalia e che vive al Cairo e che aveva offerto e negoziato la possibilità di salire a bordo sul barcone. Awale Sandhool, un 23enne somalo sopravvissuto al naufragio, ha raccontato che fu proprio Abdirashid ad offrirgli la possibilità di arrivare illegalmente in Europa con un barcone; i due si incontrarono a Nasr City, nella periferia del Cairo, dove si radunano molti somali in cerca di un passaggio simile. Abdirashid e Sandhool concordarono un prezzo di 1.800 dollari, cioè circa 1.700 euro, ma che Sandhool avrebbe ricevuto uno sconto se avesse trovato altri cinque passeggeri.

Reuters ha poi scoperto che Abdirashid fece pagare ai passeggeri di quella barca dai 1.300 ai 2.500 dollari, a seconda della disponibilità economica di ciascuno. Le trattative si svolsero spesso su social network come Facebook, WhatsApp e Viber: la tariffa comprendeva tutti i passaggi intermedi, dal trasferimento al luogo dove parte la nave e i successivi spostamenti per arrivare alla nave principale con cui sarebbe stata completata parte del viaggio. Contattato da Reuters, Abdirashid ha negato tutte le accuse sostenendo di essere solamente “uno studente”.

Il viaggio iniziò la sera di giovedì 7 aprile: un gruppo di piccoli pullman raccolse i futuri passeggeri alla periferia del Cairo, e dopo tre ore di viaggio li lasciò al porto di Alessandria d’Egitto. Sandhool ha raccontato che lui e altre persone furono sistemate in alcuni alloggi temporanei vicino alla spiaggia. All’alba di sabato, vennero trasportati con altri pulmini alla spiaggia “Miami Beach” di Alessandria, solitamente destinata al turismo e sorvegliata da guardie ma a quell’ora deserta. Una volta arrivati lì, tutte le persone coinvolte furono fatte salire su piccole imbarcazioni di legno a motore, e portate su un piccolo peschereccio di legno che Reuters chiama “la barca di mezzo”. Sandhool dice che le prime morti avvennero proprio nel trasbordo dalle piccole barche al peschereccio: una delle barche si rovesciò e tre dei suoi passeggeri annegarono, mentre altri riuscirono a salire a bordo del peschereccio.

Il peschereccio viaggiò per tutto il giorno. La sera di venerdì 8 arrivò al punto dove era ormeggiata la barca principale, il peschereccio blu, dove erano già stipate circa 300 persone. A quel punto le persone a bordo del peschereccio “di mezzo” vennero fatte salire su quello principale, che cominciò a ondeggiare per il peso eccessivo e poco dopo si rovesciò. Sandhool riuscì a gettarsi in acqua appena in tempo e a raggiungere il peschereccio “di mezzo”, dove a bordo c’erano ancora i trafficanti (che nel frattempo cercavano di impedire ai passeggeri del peschereccio principale di salire a bordo). Le uniche persone sopravvissute sono quelle che riuscirono a salire a bordo del peschereccio “di mezzo” nonostante l’opposizione dei trafficanti, che lasciarono il luogo del naufragio dopo aver soccorso un loro collega e due membri dell’equipaggio del peschereccio. Diverse persone assistettero alla morte dei loro famigliari: Muaz Mahmud, un uomo etiope, dice di aver visto morire sua moglie e suo figlio di due mesi. Gamachis Abdullah, un altro uomo etiope, dice di aver visto affogare sua madre e due suoi fratelli.

Alcuni sopravvissuti hanno testimoniato che i trafficanti in un primo momento si rifiutarono di contattare le autorità marittime europee (nonostante a bordo ci fosse l’attrezzatura per farlo): cosa che forse avrebbe potuto salvare le circa 100 persone che erano riuscite a gettarsi fuori dal peschereccio ma non a salire a bordo della barca dei trafficanti. Alle 12.35 del 16 aprile, praticamente una settimana dopo, qualcuno inviò una richiesta di soccorso via telefono satellitare che venne raccolta dalla Guardia costiera italiana, che a sua volta informò quella greca. Ore dopo, i sopravvissuti, che si trovavano ancora sulla stessa barca “di mezzo”, furono trasportati al porto greco di Kalamata, non lontano da Sparta.

Le autorità egiziane hanno scelto di non aprire alcuna indagine; l’UNCHR non sospettò che alcuni degli uomini a bordo potessero essere trafficanti, dato che tutte le persone soccorse dissero di essere migranti salpati dalla Libia (proprio sotto pressione dei trafficanti). L’Europol, l’agenzia di polizia europea, ha detto che ad aprile avrebbe dovuto aprire un’indagine, e che studierà l’inchiesta di Reuters per capire se ci sono le condizioni per farlo.