(Gregor Fischer/picture-alliance/dpa/AP Images)

Chi è Jim Messina

Cose minime da sapere sul consulente politico assunto da Renzi per la campagna del Sì, molto citato negli ultimi mesi e anche oggi ma sconosciuto per tanti

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Uno dei personaggi più citati della campagna elettorale che ha preceduto il referendum costituzionale del 4 dicembre, vinto dal No con il 59,11 per cento dei voti, è anche uno dei meno conosciuti in Italia: si chiama Jim Messina ed è un importante consulente politico americano assunto dal presidente del Consiglio Matteo Renzi per coordinare la campagna a favore del Sì. Messina è molto conosciuto negli ambienti politici internazionali per essere stato il capo della campagna elettorale di Barack Obama nel 2012, vinta contro l’avversario Mitt Romney, e per essere stato consulente dell’ex primo ministro britannico David Cameron nella campagna che vinse due anni dopo nel Regno Unito. Il coinvolgimento di Messina nella campagna per il referendum è stato in molte occasioni preso in giro da alcuni esponenti del No, in parte per questioni di opportunità politica e in parte forse per un pregiudizio antiamericano.

Messina è nato a Denver, in Colorado, nel 1969, ma è cresciuto in Idaho. Ha studiato scienze politiche alla University of Montana. Messina iniziò a occuparsi di campagne elettorali all’inizio degli anni Novanta: prima aiutò quella di Dan Kemmis, sindaco Democratico di Missoula, in Montana, contribuendo alla sua elezione. Nel 1995 iniziò a collaborare con Max Baucus, influente senatore Democratico del Montana, con il quale strinse un rapporto molto stretto e che diventò per lui una specie di mentore. Messina rimase con Baucus per più di dieci anni. In un profilo pubblicato su Bloomberg, Joshua Green ha raccontato che si parlò di Messina negli Stati Uniti nel 2002, in occasione di uno spot televisivo contro l’avversario di Baucus, il Repubblicano Mike Taylor, che ricevette molte accuse di omofobia. Nella pubblicità si diceva che Taylor aveva fatto un uso illegale dei suoi prestiti da studente, e lo si mostrava – con una musica funky di sottofondo, simile a quelle dei film porno – mentre faceva delle dimostrazioni per un salone di bellezza che gestiva prima di fare politica. Alla fine della pubblicità, una voce diceva: “Mike Taylor, non come facciamo le cose qui in Montana”.

Dopo essere stato temporaneamente capo di gabinetto del senatore del North Dakota Byron Dorgan, Messina lasciò Baucus nel 2008, per unirsi allo staff di Obama. Nella prima campagna elettorale per la presidenza ricoprì il ruolo di National Chief of Staff, e dopo la vittoria fu direttore del personale nella transizione tra l’amministrazione di George W. Bush e quella di Obama. Dopo l’insediamento, nel 2009, fu nominato vice capo di gabinetto, un ruolo molto importante nelle gerarchie della Casa Bianca, che prevede molte responsabilità nella preparazione delle politiche della presidenza e nel mantenimento dei rapporti tra presidente e Congresso. Dan Pfeiffer, ex capo delle comunicazioni della Casa Bianca, definì Messina «la persona di Washington più importante tra quelle di cui non avete mai sentito parlare». In questo periodo Messina si guadagnò il soprannome di “fixer”, cioè “quello che risolve i problemi”. Nel 2012 fu il capo della campagna elettorale per la rielezione di Obama. Dopo la vittoria fondò il Messina Group, una società di consulenza politica con sedi negli Stati Uniti e in Europa.

Dal 2013 Messina è stato assunto come consulente anche da Cameron, collaborando alle campagne elettorali per il referendum sull’indipendenza della Scozia e in quella che portò alla rielezione di Cameron nel 2015. Secondo le ricostruzioni dei giornali, Messina è stato assunto da Renzi per la campagna sul referendum all’inizio del 2016, ma l’Espresso ha raccontato che i due si erano già incontrati nel 2013. Messina, continua l’Espresso, non si è fatto vedere molto a Roma, almeno nella prima parte di campagna elettorale, e ha incontrato un numero ristretto di politici del PD e collaboratori di Renzi, come il ministro Maria Elena Boschi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti, il capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi Filippo Sensi e i consulenti Giuliano da Empoli, Simona Ercolani e Franchino Bellacci. Quello di Messina non è il primo esempio di consulenti politici americani ingaggiati da politici italiani: l’ultimo caso fu quello di David Axelrod, uno dei più stretti consiglieri di Obama e principale stratega della sua campagna elettorale del 2008, che nel 2013 collaborò con Mario Monti. Anche Karl Rove, consigliere di George W. Bush e vice capo di gabinetto dal 2005 al 2007, ebbe un’esperienza in Italia, quando fu assunto da Silvio Berlusconi nel 2006. Stanley Greenberg, che collaborò alle campagne elettorali di Bill Clinton, Al Gore, John Kerry, Tony Blair e Gerhard Schröder, aiutò Francesco Rutelli nel 2001. In tutti questi casi, le campagne elettorali ebbero risultati deludenti.

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