Guida definitiva al referendum costituzionale

Punto per punto, spiegato facile, per chi vuole prepararsi un po' prima del voto di oggi

Affissioni per il Si e per il NO a Genova, 30 novembre 2016 (ANSA/LUCA ZENNARO)
Affissioni per il Si e per il NO a Genova, 30 novembre 2016 (ANSA/LUCA ZENNARO)

Domenica 4 dicembre in Italia si vota per un referendum con cui gli elettori potranno decidere se approvare o respingere la riforma della Costituzione approvata dal Parlamento e proposta dal governo di Matteo Renzi. Non è previsto un quorum, quindi il risultato del referendum sarà valido indipendentemente da quante persone andranno a votare. Se la maggioranza voterà Sì, la riforma sarà approvata. Se la maggioranza voterà No, sarà respinta.

La Costituzione è stata modificata quindici volte. Le più recenti nel 2000, 2001, 2002, 2003, 2005, 2007 e nel 2012 (con l’inserimento del pareggio di bilancio). La riforma costituzionale in questione è una delle più elaborate che siano mai state proposte in Italia e modifica 47 articoli della seconda parte su 139 (qui la storia di come ci siamo arrivati). Abbiamo messo insieme una breve guida per capire che cosa cambierà con la riforma e su quali punti si discute di più. Il Post ha anche una pagina speciale sul referendum dove si possono trovare guide più estese e altre notizie, oppure questa guida in tre parti, più approfondita. Intanto, il testo del quesito:

referendum

“Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario”
Nell’attuale Costituzione, Camera e Senato hanno uguali compiti e poteri: per esempio entrambe le camere votano la fiducia al governo e approvano le leggi. È il sistema che viene chiamato “bicameralismo paritario” o “bicameralismo perfetto”. La riforma prevede una riduzione delle competenze del Senato e un cambiamento nel metodo di elezione dei senatori. La riforma non elimina dunque il Senato, ma lo modifica.

“La riduzione delle competenze e i procedimenti legislativi”
La riforma, all’articolo 70, prevede una riduzione delle competenze del Senato che avrà come conseguenza principale la modifica del “bicameralismo paritario”, cioè la forma parlamentare in cui le due Camere hanno sostanzialmente uguali poteri e uguali funzioni. Il nuovo Senato non darà la fiducia al governo, che quindi per insediarsi e operare avrà bisogno soltanto del voto della Camera. Tra le altre competenze che rimarranno al Senato ci sono la partecipazione all’elezione di due giudici costituzionali, del presidente della Repubblica e dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura.

La nuova Costituzione prevede diversi procedimenti legislativi, dovendo scindere le funzioni tra le due camere. Il procedimento bicamerale identico a quello vigente resta: non riguarderà più tutte le leggi, ma un numero limitato di ambiti come riforme costituzionali, disposizioni sulla tutela delle minoranze linguistiche, referendum, enti locali, «raccordo tra Stato, enti costitutivi della Repubblica e Unione Europea», valutazione delle «politiche pubbliche», verifica dell’attuazione delle leggi dello Stato, tra le altre. In caso di “leggi miste”, cioè che contengono parti a cui si applica la competenza del Senato, la riforma lascia il compito di decidere a un accordo tra i presidenti di Camera e Senato. Questa, in futuro, potrebbe essere una fonte di conflitti. Tra le leggi “miste” ce ne sono alcune molto importanti, come la legge elettorale per la Camera, che al suo interno contiene disposizioni per la tutela delle minoranze linguistiche, una competenza che appartiene anche al Senato. La stessa cosa vale per le leggi cosiddette “milleproroghe”, che nel loro contenuto abbracciano materie che andrebbero affrontate con procedure diverse.

Ci saranno poi: un procedimento legislativo “partecipato” in cui alla Camera spetterà l’ultima parola ma sul quale il Senato potrà chiedere di intervenire (il Senato avrà 10 giorni di tempo per chiedere di riesaminare il testo, 30 giorni per proporre le modifiche su cui la Camera dovrà tornare per l’approvazione definitiva e per cui non è previsto però un termine temporale); un procedimento su cui la Camera avrà l’ultima parola con un intervento però necessario del Senato; un procedimento che attribuisce al Senato la possibilità di chiedere a maggioranza assoluta alla Camera di procedere all’esame di un disegno di legge: in questo caso la Camera dovrà pronunciarsi entro sei mesi.

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