Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump (JOE RAEDLE/AFP/Getty Images)

I primi giorni di Donald Trump

Ha scelto il presidente del Partito Repubblicano come suo capo dello staff e un editore di estrema destra come consigliere speciale, ha un po' ritrattato sul muro col Messico e ha trollato i suoi rivali su Twitter

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Donald Trump (JOE RAEDLE/AFP/Getty Images)

Domenica 13 novembre l’emittente televisiva statunitense CBS ha mandato in onda la prima intervista a Donald Trump da presidente eletto degli Stati Uniti, nel corso della sua trasmissione “60 Minutes”. Trump ha confermato di voler dare seguito a diversi annunci fatti in campagna elettorale, soprattutto sulla sostituzione della riforma sanitaria di Obama, mentre ha in parte ritrattato il suo famoso annuncio di volere costruire un muro lungo il confine con il Messico per fermare l’immigrazione irregolare. Intanto il gruppo di lavoro che si sta occupando del passaggio di consegne tra l’amministrazione Obama e il futuro governo Trump, e che si concluderà a gennaio, ha annunciato le prime due importanti nomine per la Casa Bianca.

Reince Priebus, capo dello staff
Trump ha scelto Reince Priebus per l’incarico di capo dello staff (capo di gabinetto) all’interno della sua amministrazione: avrà il compito di coordinare il lavoro del personale al servizio del presidente, ed è la carica più importante all’interno dell’esecutivo. Priebus ha 44 anni e da quasi sei è presidente del Partito Repubblicano: era considerato il candidato più probabile per il ruolo di capo dello staff. La sua nomina dovrebbe tranquillizzare i Repubblicani, soprattutto al Congresso, preoccupati dall’imprevedibilità di Trump e dai suoi modi di fare e comunicare. Durante i suoi anni da presidente del partito, Priebus ha dimostrato di sapere raccogliere con abilità fondi per il finanziamento e di tenere relativamente sotto controllo le spinte delle correnti più populiste. Soprattutto durante la campagna elettorale per le primarie, Trump era stato comunque molto duro nei confronti di Priebus, accusandolo tre altre cose di essere “una disgrazia per il partito” per le regole usate per la selezione del candidato alle presidenziali; dopo le primarie però Priebus è stato tra i più convinti sostenitori di Trump, dentro il Partito Repubblicano.

Steve Bannon, consigliere del presidente
Bannon è il presidente esecutivo di Breitbart News, un sito di notizie molto conservatore che ha fatto campagna a favore di Trump diffondendo notizie false e cospirazioni, ricorrendo spesso ad argomentazioni razziste e antisemite. Oltre a pubblicare molto spesso sui social network le informazioni pubblicate da Breitbart News, Trump aveva scelto Bannon come amministratore delegato (CEO) del suo comitato elettorale lo scorso agosto. Alla Casa Bianca, Bannon riferirà direttamente al presidente Trump e sarà suo consigliere e capo stratega. Bannon, 62 anni, non è ben visto all’interno del Partito Repubblicano – i cui dirigenti Breitbart attacca costantamente – e la sua presenza potrebbe portare a qualche contrasto, soprattutto con Priebus, capo dello staff che al suo confronto è piuttosto moderato. Molti esponenti politici Repubblicani si sono congratulati per la nomina di Priebus, mentre non hanno fatto menzione di Bannon.

Nelle ultime ore diversi giornali hanno pubblicato articoli in cui non si nasconde una certa preoccupazione per la nomina di Bannon. Oltre ai contenuti antisemiti e razzisti, il suo sito ha diffuso e sostenuto in questi mesi diverse teorie del complotto, da quelle secondo cui l’organizzazione Planned Parenthood, per le interruzioni di gravidanza, avrebbe legami con il nazismo, alla storia altrettanto strampalata per cui l’assistente di Hillary Clinton, Huma Abedin, sarebbe una spia dell’Arabia Saudita. Inoltre su Breitbart spesso alcuni personaggi politici sono definiti “l’ebreo” o “l’ebrea”.

Il Messico e il muro
Uno dei punti più noti e discussi della campagna elettorale di Donald Trump è stato l’annuncio di volere costruire un muro lungo il confine tra Stati Uniti e Messico, per ridurre il fenomeno dell’immigrazione clandestina. Intervistato dalla trasmissione “60 Minutes”, Trump ha ammesso che parte del “muro” potrebbe essere in realtà una lunga recinzione, smentendo di fatto la sua promessa di realizzare un’unica grande parete alta diversi metri e invalicabile. Il muro sarà costruito “solo in alcune aree”. Durante la campagna elettorale il suo annuncio era stato criticato e definito irrealizzabile, considerata la lunghezza del confine, equivalente circa alla distanza tra Napoli e Mosca.

Espulsioni e incarcerazioni
Sempre a “60 Minutes”, Trump ha detto di avere in programma espulsioni di massa per i migranti irregolari presenti nel paese. Trump non ha comunque escluso di ricorrere anche all’incarcerazione degli irregolari in attesa della loro espulsione, per rendere più praticabile la loro gestione. Da tempo i Repubblicani più di destra chiedono un inasprimento delle leggi sull’immigrazione, cosa che non ha permesso negli scorsi anni al presidente Barack Obama di raggiungere un accordo bipartisan al Congresso per riformare le leggi attuali, per consentire la regolarizzazione di chi vive, lavora e paga le tasse da anni negli Stati Uniti, ma senza avere i documenti in regola per restare nel paese. La maggior parte dei Repubblicani vorrebbe comunque nuove leggi in materia da approvare al Congresso, più che un piano costoso e difficilmente realizzabile per recintare tutto il confine con il Messico.

Riforma sanitaria
Trump ha confermato di volere abolire la riforma sanitaria di Obama, che negli ultimi anni ha fatto aumentare sensibilmente il numero di persone con un’assicurazione sanitaria, grazie a una maggior presenza economica da parte dello stato. Come era già successo durante la campagna elettorale, Trump non ha comunque fornito molti dettagli su come sarà cambiata la riforma: “60 Minutes” ha solamente detto che sarà rimossa e rimpiazzata da una nuova legge, con tempi di transizione molto brevi per chi dovrà cercarsi una nuova assicurazione, ma che sarà comunque mantenuta la clausola sulla copertura assicurativa anche per le condizioni di salute preesistenti. Negli ultimi giorni Trump si era detto aperto a voler mantenere le parti più popolari della legge, migliorando però la sua sostenibilità economica.

Matrimoni gay
A differenza della campagna elettorale, Trump da presidente eletto sembra essere meno ostile ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Durante la sua intervista ha detto che ormai la decisione è stata assunta dalla Corte Suprema: “Le dispute sono state risolte. E va bene così”, ha detto Trump, aggiungendo poi che il suo parere personale sui matrimoni gay è comunque irrilevante.

Interruzioni di gravidanza
Trump è stato molto vago anche sul tema delle norme per interrompere le gravidanze. L’elezione di un nuovo giudice conservatore alla Corte Suprema, che da mesi ha un seggio vacante, potrebbe portare a una maggioranza conservatrice e quindi meno incline all’aborto. Un nuovo pronunciamento sul tema della Corte potrebbe rendere più difficili le interruzioni di gravidanza negli Stati Uniti, ma Trump ha detto che è ancora presto per dire che cosa succederà.

Un dollaro
Trump ha confermato durante la sua intervista di non volere ricevere lo stipendio da presidente degli Stati Uniti, che ammonta a circa 400mila dollari l’anno: “Credo che per legge dovrò prendere almeno 1 dollaro, quindi prenderò 1 dollaro”, ha spiegato, aggiungendo poi di non avere idea di quanto sia l’effettivo stipendio da presidente.

Twitter
Infine, a “60 Minutes” Trump ha detto che cercherà di essere meno agguerrito sui social network, a cominciare da Twitter, come lo era stato durante la campagna elettorale (tanto da portare alla voce che nell’ultima settimana prima delle elezioni il suo comitato gli avesse sequestrato l’account). L’intervista è stata registrata venerdì 11 novembre, ma meno di 48 ore dopo Trump ha ripreso a usare Twitter in modo piuttosto aggressivo.

Prima se l’è presa con il New York Times, accusandolo di non essere stato in grado di comprendere il “fenomeno Trump” e di avere perso credibilità e abbonati.

Poi ha pubblicato diversi tweet per ringraziare alcuni esponenti politici Repubblicani per averlo chiamato dopo la vittoria. In molti casi però si è trattato di persone che lo avevano criticato duramente durante la campagna elettorale, e che quindi Trump ha potuto ringraziare sarcasticamente, come farebbe un troll.