(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
  • Sport
  • sabato 12 novembre 2016

Gli All Blacks hanno vinto 68-10 contro l’Italia

La più forte nazionale di rugby al mondo ha stracciato quella italiana, che ha fatto una sola meta e non è mai stata in partita

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Italia-Nuova Zelanda di rugby, aggiornamento: gli All Blacks (cioè i giocatori della Nazionale neozelandese di rugby) hanno vinto 68-10 contro l’Italia, nella partita giocata allo Stadio Olimpico di Roma. Gli All Blacks hanno fatto la prima meta dopo meno di cinque minuti, e poi molte altre. L’Italia ne ha fatta una negli ultimi minuti della partita, con Boni dopo un intercetto di Gori. Quella di oggi era la prima partita casalinga giocata dall’Italia da quando è allenata da Conor O’Shea, allenatore inglese di 45 anni.

***

Italia- Nuova Zelanda di rugby (quindi Italia contro gli All Blacks) si sta giocando dalle 15 allo Stadio Olimpico di Roma e per la prima volta dopo l’arrivo sulla panchina dell’allenatore irlandese Conor O’Shea. Non sarà un esordio come gli altri: l’Italia giocherà contro la Nuova Zelanda — i cosiddetti All Blacks, la nazionale di rugby più forte e celebrata al mondo, che ha fatto la prima meta dopo meno di cinque minuti — davanti a più di settantamila spettatori. Gli All Blacks sono sempre stati una delle nazionali più forti al mondo, ma da almeno quattro anni a questa parte sono probabilmente una delle migliori squadre che il rugby abbia mai visto: sono soliti vincere ogni gara e ogni competizione a cui partecipano. Dal canto suo, l’Italia arriva a questa partita con grandi motivazioni, perché da quando è arrivato O’Shea la squadra è cambiata parecchio e dopo i molto insuccessi degli ultimi anni sia la federazione sia i tifosi si aspettano molto. Pensare ad una vittoria, considerando le condizioni delle due squadre, è praticamente impossibile, ma per l’Italia sarà importante soprattutto giocare bene ed evitare i tanti errori che hanno caratterizzato le partite degli ultimi anni.

Com’è cambiata l’Italia
Lo scorso marzo la federazione italiana ha ufficializzato l’ingaggio dell’irlandese Conor O’Shea, che ha assunto l’incarico a maggio dopo aver concluso la stagione con la squadra inglese degli Harlequins. O’Shea ha 45 anni, è il primo irlandese ad allenare la nazionale italiana ed è considerato un allenatore molto intelligente, con esperienze non legate esclusivamente al mondo del rugby che probabilmente hanno influenzato la scelta della federazione di affidargli un compito così complicato. O’Shea è molto ben visto sia dai tifosi inglesi sia dai giornalisti sportivi, in particolar modo per via della sua adattabilità. Ad aprile la sezione sportiva del Telegraph ha titolato così un articolo sull’allenatore degli Harlequins: “L’Italia è fortunata ad accogliere Conor O’Shea — mancherà molto agli Harlequins”. Più volte poi, nei giornali sportivi britannici è stato scritto che ci si aspetta di vedere un grosso cambiamento nelle prestazioni dell’Italia dopo la scelta di ingaggiare O’Shea.

Il primo impegno di O’Shea con la nazionale italiana è stata la tournée estiva in America, in cui ha giocato tre test match, contro Argentina, Stati Uniti e Canada. Ha perso solo una partita, quella contro l’Argentina, cioè l’unica delle tre squadre ad essere considerata più forte. L’Italia tuttavia, anche nelle vittorie, ha commesso molti errori sia tattici che tecnici ma come prima esperienza ufficiale O’Shea si è detto comunque abbastanza soddisfatto, specialmente dell’ingresso in squadra di molti giovani esordienti su cui punta molto. Oltre agli assistenti di O’Shea, alla tournée in America hanno partecipato anche Marius Goosen e Gianluca Guidi, gli allenatori dei due club italiani più importanti, la Benetton Treviso e le Zebre, con lo scopo di favorire una maggior collaborazione fra la nazionale e i due club che forniscono più giocatori.

L’ultima partita disputata dall’Italia è stata lo scorso giugno contro il Canada: da allora non ha più giocato una partita ufficiale. Se si escludono le nazionali più forti — come gli All Blacks — la nazionali di rugby giocano meno di una decina di test match all’anno (si usa il termine test match proprio perché considerato il basso numero di partite che si giocano ogni anno, anche quelle al di fuori dei tornei assumono un valore superiore rispetto a delle semplice amichevoli). La partita contro gli All Blacks sarà la prima di una serie di tre test match che l’Italia giocherà in casa, tutti a novembre: il 19 a Firenze contro il Sudafrica e il 26 a Padova contro Tonga.

Dall’ultimo, pessimo, Sei Nazioni, quando ancora l’Italia era allenata da Jacques Brunel, sono cambiate molte cose. Non ci sono più gli esperti Marco Bortolami e Andrea Masi, che si sono ritirati dopo aver messo insieme più di duecento presenze con l’Italia, e O’Shea ha portato molti volti nuovi e sperimentando inoltre nuove posizioni in campo per alcuni giocatori. Contro gli All Blacks esordirà da titolare Giorgio Bronzini, che appena cinque mesi fa giocava in Eccellenza con Rovigo e ora, dopo essere passato alla Benetton, giocherà la sua prima partita contro gli All Blacks dal primo minuto nel ruolo di mediano di mischia. Contro la Nuova Zelanda giocherà titolare anche Maxime Mbandà, terza linea delle Zebre che ha esordito con l’Italia in estate. Le altre novità riguardano i ruoli: in seconda linea giocheranno per la prima volta insieme Andries Van Schalkwyk e Marco Fuser mente Luke McLean, uno dei giocatori più esperti dell’Italia, esordirà nel ruolo di primo centro insieme al compagno di squadra alla Benetton Tommaso Benvenuti. Giocheranno titolari anche i tre giocatori più esperti che abbiamo, ossia Sergio Parisse, Tommaso Ghiraldini e Lorenzo Cittadini, e dopo alcuni problemi fisici, tornerà anche Simone Favaro, uno dei rugbisti italiani più forti in circolazione.

Cosa aspettarsi dagli All Blacks
La loro è una delle squadre più forti che il rugby abbia mai visto, tanto per cominciare. Meno di un mese fa, la squadra allenata da Steve Hansen ha battuto 37 a 10 l’Australia, ottenendo così la 18ma vittoria consecutiva, cosa che nessun’altra squadra era mai riuscita a fare. Al momento gli All Blacks sono i campioni del mondo in carica, pochi mesi fa hanno vinto la Championship — il vecchio “Tre Nazioni” — e dal 2003 sono i detentori della Bledisloe Cup, una competizione a cui partecipano solo Nuova Zelanda e Australia e che viene assegnata alla squadra che vince più incontri diretti durante una stagione. È da anni quindi che gli All Blacks sono praticamente imbattibili, nonostante abbiano cambiato alcuni giocatori e abbiano perso il loro membro più rappresentativo, il capitano Richie McCaw. L’impressionate striscia di vittorie si è interrotta lo scorso 19 novembre a Chicago in un test match perso contro l’Irlanda per 29 a 40. La Nuova Zelanda non subiva così tanti punti da un sacco di tempo, ma molto probabilmente la squadra è arrivata a Chicago in una condizione fisica non adeguata, dopo che in un solo mese ha giocato tre partite in tre diversi continenti. Oggi gli All Blacks giocheranno la loro prima partita in Europa, arrivando a quattro partite in quattro diversi continenti in poco più di un mese, e comprensibilmente non la giocheranno con le propria rosa titolare.

All’Olimpico giocheranno solo tre uomini scesi in campo nell’ultima partita contro l’Irlanda. Mancherà il capitano Kieran Read, Brodie Retallick partirà dalla panchina, non ci saranno né Sonny Bill Williams né Julian Savea e Ma’a Nonu, cioè i giocatori più rappresentativi degli All Blacks. Nonostante manchino tutti questi titolari, gli All Blacks che giocheranno contro l’Italia potrebbero comunque vincere agilmente contro le migliori squadre al mondo. Il capitano sarà Sam Cane, terza linea con una trentina di presenze in nazionale, e in panchina andranno due giovani esordienti: Liam Coltman e Rieko Ioan.

Altre cose da sapere
Per la partita di oggi all’Olimpico sono previsti più di settantamila spettatori, e oltre alla partita, sarà curioso vedere come il pubblico reagirà all’Haka, la danza maori che gli All Blacks eseguono prima di ogni partita. Sarà curioso perché nelle volte in cui l’Italia ha giocato contro gli All Blacks, è sempre successo qualcosa: prima della partita dei gironi della Coppa del Mondo del 2007, i giocatori italiani decisero di chiudersi in cerchio dando le spalle agli All Blacks e all’Haka. Il pubblico del Vélodrome di Marsiglia fischiò gli azzurri e sostenne la Nuova Zelanda, che poi vinse 76 a 14. Tre anni prima le cose non erano andate meglio. Durante l’Haka, la banda dei carabinieri che pochi minuti prima aveva suonato l’inno di Mameli continuò a suonare una marcetta mentre lasciava il campo da gioco: probabilmente nessuno li aveva avvisati. Infine, nel 2012, lo speaker dello Stadio Olimpico introdusse l’Haka dagli altoparlanti dello stadio, in italiano e in inglese, senza che ce ne fosse veramente bisogno, costringendo i neozelandesi ad aspettare che finisse.

La partita sarà trasmessa in diretta su DMAX, canale 52, a partire dalle 14.15, e si potrà seguire anche streaming da pc, tablet e smartphone sulla piattaforma DPlay.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.