La crisi di Suez, 60 anni fa

Il 29 ottobre 1956 Israele invase la penisola del Sinai, d'accordo con Francia e Regno Unito: non andò come avevano previsto

Un carroarmato inglese per le strade di Porto Said, in Egitto, nei primi giorni del novembre 1956 AP Photo)

Il 29 ottobre del 1956 l’esercito israeliano, segretamente d’accordo con i governi di Francia e Regno Unito, oltrepassò il confine egiziano e iniziò l’invasione della penisola del Sinai. L’obiettivo dell’operazione militare era la conquista del canale di Suez, che pochi mesi prima era stato nazionalizzato dal presidente egiziano Gamel Abdel Nasser, che lo espropriò ai suoi azionisti francesi e britannici. Il conflitto, durato appena otto giorni, segnò la fine delle ambizioni globali delle antiche potenze coloniali europee e l’affermazione di Israele come potenza militare del Medio Oriente, e chiarì a tutti che nel mondo erano rimaste soltanto due superpotenze: gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica.

Una mappa delle operazioni militari in Sinai e intorno al canale di Suez (epartment of History, U.S. Military Academy) Una mappa delle operazioni militari in Sinai e intorno al canale di Suez
(Department of History, U.S. Military Academy)

Le ragioni della guerra
Francia e Regno Unito avevano una lunga serie di ragioni per volere la deposizione di Nasser, l’ufficiale egiziano arrivato al potere con un colpo di stato militare due anni prima. Ad appena 38 anni, Nasser era già uno dei leader più popolari del mondo arabo. Era un nazionalista pan-arabo, che sosteneva l’unità di tutti i popoli di lingua araba contro i vecchi colonizzatori, Francia e Regno Unito. I suoi agenti finanziavano la guerriglia antifrancese in Algeria, e si opponevano sistematicamente ai re di Giordania e Iraq, due paesi saldamente alleati del Regno Unito.

Nasser era uno dei principali fautori della coalizione dei “non allineati”, quei paesi che si rifiutavano di schierarsi con Stati Uniti o Unione Sovietica, ma per rafforzare la sua posizione non esitò a firmare importanti accordi con il blocco sovietico per acquistare armi. Nell’estate del 1956, dopo mesi di scontri diplomatici e dopo un fallito tentativo di mediazione americana, Nasser annunciò a sorpresa la nazionalizzazione del canale di Suez, un’infrastruttura strategica per la navigazione globale fino ad allora di proprietà di una società anglo-francese.

Il ruolo di Israele
Dopo la nazionalizzazione, che metteva in pericolo le rotte marittime tra il Mediterraneo e ciò che rimaneva dei loro imperi coloniali, Francia e Regno Unito decisero che Nasser doveva essere deposto. Un intervento militare diretto, però, oltre a essere politicamente pericoloso, sarebbe stato anche molto costoso. I due governi decisero di sfruttare un’altra potenza regionale emersa in quegli anni, Israele, che era un dei principali nemici di Nasser e del nazionalismo pan-arabo. L’Egitto aveva già combattuto, e perso, una guerra contro Israele nel 1948. Negli anni seguenti aveva continuato a combattere una sorta di guerriglia a bassa intensità, inviando gruppi di miliziani armati per compiere incursioni sul territorio israeliano. Insieme alla nazionalizzazione del canale, Nasser ordinò anche la chiusura dello stretto di Tiran, bloccando così l’unico accesso che Israele possedeva verso il Golfo Persico.

Il piano, formalizzato con gli accordi segreti di Sèvres, prevedeva che Israele avrebbe invaso il Sinai e raggiunto il canale. A quel punto, con la scusa di imporre un cessate il fuoco, Francia e Regno Unito avrebbero schierato le loro truppe sul canale, separando i due contendenti. Nel caos che sarebbe seguito, Nasser sarebbe stato deposto e sostituito con un governo più gradito. Il 29 ottobre il piano iniziò come previsto con l’attacco israeliano. Ma il resto del piano prese rapidamente la strada sbagliata.

La guerra
Dal punto di vista militare le operazioni andarono esattamente come erano state pianificate. Gli israeliani ottennero successi su ogni fronte, riuscendo a occupare la Striscia di Gaza, da dove gli egiziani avevano fatto per anni partire i loro raid contro Israele, la penisola del Sinai e le isole in fondo al golfo di Aqaba. Il 30 novembre, Francia e Regno Unito diedero un ultimatum ai due contendenti e quando le loro richieste non ricevettero risposta, fecero sbarcare le loro truppe e occuparono il canale di Suez. In risposta, gli egiziani affondarono più di 40 navi che si trovavano in quel momento nel canale, bloccandolo fino all’anno successivo.

Politicamente, però, l’attacco fu un disastro. Ci furono manifestazioni contro la guerra in tutto il mondo arabo e in gran parte di quello musulmano. L’Arabia Saudita dichiarò l’embargo sulle esportazioni di petrolio a Francia e Regno Unito, mentre il governo siriano tagliò l’oleodotto che trasportava il petrolio iracheno verso il Mediterraneo. Diversi governi europei criticarono le operazioni anglo-francesi e nel Regno Unito ci furono massicce manifestazioni contro la guerra. A peggiorare le cose, l’accordo segreto fece infuriare gli Stati Uniti, che proprio in quei giorni erano impegnati a criticare l’invasione sovietica dell’Ungheria: il fatto che i loro alleati fossero coinvolti in un’operazione dal sapore neo-coloniale rendeva quelle critiche molto meno efficaci. All’insoddisfazione americana si aggiunsero i sovietici, che minacciarono l’invio di truppe e il lancio di missili contro Israele, Francia e Regno Unito.

Di fronte a questa pressione, i tre alleati furono costretti a ritirarsi. Il primo a cedere fu il Regno Unito, che il 6 novembre proclamò un cessate il fuoco unilaterale. Israele fu l’ultimo paese a rinunciare alle sue conquiste, abbandonando la penisola del Sinai soltanto nel marzo dell’anno successivo, non prima di aver distrutto sistematicamente tutte le infrastrutture della regione. Nasser uscì dalla crisi più che rafforzato: la nazionalizzazione del canale fu confermata così come il suo ruolo di guida del mondo arabo contro l’oppressione colonialista europea. Israele fu costretto a ritirarsi da tutti i territori occupati, ma riuscì nell’obbiettivo di danneggiare gravemente l’esercito egiziano, distruggendo molto del materiale che aveva accumulato nei precedenti anni di riarmo. I governi di Francia e Regno Unito, invece, furono umiliati e costretti a ritirarsi sotto la pressione internazionale. Quando a dicembre le operazioni di sgombero dei militari furono completate, divenne chiaro a tutti che gli antichi imperi coloniali europei erano stati ormai soppiantati dalle nuove superpotenze protagoniste della Guerra Fredda.

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