(ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)
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  • sabato 15 ottobre 2016

A Srebrenica è stato eletto un sindaco serbo

Ed è un problema, nella piccola città bosniaca in cui nel 1995 le truppe di etnia serba uccisero più di ottomila musulmani bosniaci

(ELVIS BARUKCIC/AFP/Getty Images)

Il 2 ottobre a Srebrenica, una piccola città bosniaca di 15mila abitanti che si trova vicino al confine con la Serbia, si sono tenute le elezioni per il nuovo sindaco, come nella maggior parte delle altre città in Bosnia ed Erzegovina. A causa di alcune presunte irregolarità nel voto e nello scrutinio, è stato necessario un riconteggio e il risultato finale è stato reso noto mercoledì 12 ottobre. Ha vinto Mladen Grujičić, un politico locale 34enne. Il fatto è che Grujičić è serbo e sarà il primo sindaco di etnia serba di Srebrenica dal 1995, l’anno in cui le truppe serbo-bosniache uccisero ottomila bosniaci musulmani in quella che ancora oggi è considerata la strage più grave compiuta in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Srebrenica fu una delle città più coinvolte nella guerra civile che coinvolse i paesi dell’ex Jugoslavia: la guerra iniziò nel 1992, dopo che la Bosnia aveva dichiarato la sua indipendenza dalla Jugoslavia in seguito a un referendum. I serbo-bosniaci avevano boicottato il referendum e quando era stata proclamata l’indipendenza avevano cominciato una guerra contro il governo bosniaco: erano appoggiati del governo serbo di Slobodan Milosevic, che voleva ottenere l’annessione della regione alla Serbia. Nei territori a maggioranza serba c’erano molte enclavi musulmane contro le quali i miliziani serbo-bosniaci e i regolari serbi si accanivano praticando quella che da allora è diventata famosa come “pulizia etnica”, un termine che fu coniato dagli stessi leader serbi. I paesi musulmani venivano sistematicamente distrutti e i loro abitanti espulsi o uccisi. A Srebrenica fu compiuto il più noto di questi massacri: il 12 luglio, in poche ore, le truppe serbo-bosniache uccisero più di ottomila musulmani (qui c’è la storia di quei giorni, spiegata per intero). Da allora la città è diventata il simbolo della violenza della guerra civile dei Balcani, e ogni anno si tiene un’importante cerimonia in ricordo dei morti di quel giorno.

Srebrenica è molto cambiata, dal periodo precedente alla guerra. Gli abitanti sono diminuiti da 40mila a 15mila, e da città industriale e turistica è diventata un piccolo centro dall’economia sostanzialmente ferma. Come prima della guerra, Srebrenica continua ad essere abitata sia da persone di etnia serba – il confine con la Serbia è a soli 15 chilometri – sia da musulmani bosniaci. L’appartenenza politica segue ancora quella etnica, come anche nella politica nazionale bosniaca: il nuovo sindaco Grujičić era appoggiato da tutti i partiti “serbi”, il suo avversario e sindaco uscente Ćamil Duraković da tutti quelli “bosniaci”. Secondo un censimento non riconosciuto dalla Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, una delle due entità in cui è divisa la Bosnia e di cui Srebrenica fa parte, nel 2013 la città era abitata per il 54 per cento da bosniaci e per il 45 per cento da serbi. Per via di alcune regole elettorali, le persone che abitavano a Srebrenica prima dell’inizio della guerra ancora oggi possono votare per il sindaco: Politico sostiene che Grujičić abbia sfruttato questa regola per avere più possibilità di vincere, tenendo comizi anche in altre città della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina e nella stessa Serbia. Secondo il conteggio del governo centrale di Sarajevo, Grujičić ha superato Duraković di circa duemila voti.

Grujičić ha detto che si impegnerà per «portare Srebrenica nel futuro», che ha rispetto «per tutte le vittime» della guerra – fra cui c’è anche suo padre, morto nel 1992 – e che non ostacolerà le annuali celebrazioni in ricordo della strage. Grujičić però non ha mai riconosciuto che a Srebrenica sia avvenuto un genocidio, e in passato è stato presidente di un’associazione per le vittime di guerra di etnia serba. In molti inoltre gli rimproverano di avere usato una retorica molto nazionalista durante la campagna elettorale. Prima delle elezioni Munira Subašić, la presidente dell’associazione “Madri di Srebrenica e Žepa”, aveva detto a Balkan Insight che anche se Grujičić fosse stato eletto non sarebbe mai diventato il “suo” sindaco. Dopo l’elezione di Grujičić, molti abitanti bosniaci hanno cambiato la propria immagine del profilo Facebook nella foto del cimitero di Potočari, dove sono seppelliti i resti dei morti del massacro del 1995.

Molti osservatori nazionali sono preoccupati dalla piega che in futuro potrebbe prendere la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina: poche settimane fa i serbi bosniaci hanno votato per rendere festa nazionale il 9 gennaio, l’anniversario della dichiarazione di indipendenza dei serbi bosniaci dal governo centrale bosniaco (avvenuta nel 1992 e considerata una delle cause della guerra civile). Il referendum era stato indetto da Milorad Dodik, il presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina: Dodik è il leader dell’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD), da sempre ostile al governo di Sarajevo. Nel corso dell’ultimo decennio Dodik ha detto più volte di voler organizzare un referendum sull’indipendenza della Repubblica Serba dal governo centrale: il suo partito, SNSD, ha anche adottato una dichiarazione che annuncia un referendum sull’indipendenza nel 2018, che si terrà nel caso in cui la Repubblica Serba non otterrà entro il 2017 i poteri che SNSD ritiene le siano stati sottratti durante il processo di pace.

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