(MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images)
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  • domenica 9 Ottobre 2016

Almeno 140 morti in un bombardamento in Yemen

È stato compiuto durante il funerale del padre di un ministro dell'auto-proclamato governo ribelle Houthi, nella capitale Sana'a

(MOHAMMED HUWAIS/AFP/Getty Images)

Nel pomeriggio dell’8 ottobre a Sana’a, la capitale dello Yemen, c’è stato un attacco aereo che ha colpito le persone che stavano partecipando a un funerale: ci sono stati almeno 140 morti e più di 500 persone ferite. L’attacco è stato compiuto durante il funerale del padre di Jalal al-Rawishan, ministro dell’Interno dell’auto-proclamato governo Houthi, uno dei due schieramenti della guerra in Yemen (l’altro è invece il governo sostenuto, tra gli altri, dall’Arabia Saudita). Al funerale erano quindi presenti alcuni importanti rappresentanti del governo Houthi, che ha accusato l’Arabia Saudita dell’attacco aereo. Si pensa quindi che alcuni esponenti della classe dirigente Houthi possano essere morti. L’Arabia Saudita ha negato di essere dietro l’attacco aereo, parlando di “altre cause”.

La Croce Rossa Internazionale ha detto di aspettarsi che il numero di morti possa arrivare fino a 300. Alcuni abitanti dell’area in cui c’è stato l’attacco aereo hanno spiegato a Reuters che dagli aerei sono partiti due missili: uno è arrivato vicino a un edificio e l’altro l’ha colpito, causando, tra le altre cose, un grande incendio.

In Yemen c’è da molti mesi una situazione complicata: è infatti in corso una guerra tra due schieramenti principali. Da un parte c’è quello che fa riferimento al presidente Abdel Rabbi Monsour Hadi, eletto nel 2012 dopo la fine del regime di Ali Abdullah Saleh, che aveva governato il paese per oltre trent’anni. Hadi è sostenuto dall’Arabia Saudita (che è prevalentemente sunnita), dall’Egitto e dagli Stati Uniti. Il secondo schieramento è formato dagli Houthi (un gruppo legato agli sciiti, prima concentrato nel nord del paese e alleato con l’Iran), dalle forze fedeli all’ex presidente Saleh e dall’Iran. Oggi lo Yemen è controllato per un pezzo dai ribelli Houthi (l’ovest), e per un pezzo dalle forze che fanno riferimento ad Hadi (centro ed est, al confine con l’Oman). A rendere il tutto ancora più difficile c’è la forte presenza di al Qaida: per capirci, AQAP, la divisione yemenita di al Qaida, è quella che rivendicò l’attentato a Parigi contro la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Nell’ultimo anno e mezzo sono state uccise 10mila persone, sia civili che combattenti.

La guerra in Yemen è una questione complessa e intricata: spesso viene interpretata solo come una cosiddetta “guerra per procura” tra Iran e Arabia Saudita, due nemici nella regione del Golfo Persico, alla quale appartiene anche lo Yemen; ma è anche uno scontro violento basato sulla rivalità tra gruppi yemeniti che fanno riferimento a diverse personalità politiche nazionali (Saleh e Hadi) oltre che a differenze religiose (sunniti i sostenitori di Hadi, sciiti quelli degli Houthi).