(MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

Forse Donald Trump non ha pagato tasse per quasi 20 anni

Il New York Times ha ricevuto dei documenti secondo i quali avrebbe sfruttato una grossa perdita economica per evitare legalmente di pagare le tasse federali

(MANDEL NGAN/AFP/Getty Images)

Il New York Times ha scritto di avere ottenuto dei documenti secondo cui il candidato Repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump non avrebbe pagato tasse federali – diverse da quelle statali, riscosse dai singoli stati – per quasi vent’anni. I documenti sono stati inviati al giornale da qualcuno nella Trump Tower, sede della Trump Organization, la principale società di Trump. Trump è il primo candidato alla presidenza in quarant’anni a non avere diffuso le sue dichiarazioni dei redditi durante la campagna elettorale: secondo i documenti Trump non ha pagato le tasse per 18 anni a causa di una perdita economica di quasi 916 milioni di dollari dovuta ai suoi tre casinò di Atlantic City e a due altri insuccessi commerciali di Trump, relativi all’acquisto dell’Hotel Plaza di New York e agli investimenti nel settore delle compagnie aeree. Dopo la pubblicazione dell’articolo del New York Times, Trump ha scritto su Twitter che lui conosce il sistema fiscale americano «meglio di chiunque si sia mai candidato a presidente, e sono l’unico che può metterlo a posto», e che ha creato «decine di migliaia di posti di lavoro».

Una legge fiscale americana particolarmente vantaggiosa per i contribuenti molto ricchi prevede una detrazione fiscale in caso di perdite come quella di Trump: potrebbe così non aver pagato le tasse per molti anni, e in modo legale. Non si sa cosa sia successo davvero, dato che non si sono ancora viste le dichiarazioni dei redditi complete di Trump: secondo i calcoli del New York Times, però, Trump potrebbe non avere pagato le tasse su guadagni fino a 50 milioni di dollari all’anno nell’arco di 18 anni.

I documenti ricevuti dal New York Times sono apparentemente tre pagine della dichiarazione dei redditi del 1995 di Trump: uno è la prima pagina di una dichiarazione dei redditi di un residente dello stato di New York, mentre il secondo e il terzo sono le rispettive prime pagine di una dichiarazione dei redditi relativa al New Jersey e al Connecticut, entrambe di un non residente. Ognuno dei tre documenti riporta i nomi e i codici fiscali di Donald Trump e di Marla Maples, moglie di Trump dal 1993 al 1999. Solo su quello del New Jersey, però, si vedono le firme di Trump e Maples. I documenti sono stati inviati a Susanne Craig, una giornalista del New York Times che si è occupata delle finanze di Trump: il timbro sulla busta che li conteneva indica che sono stati spediti da New York e l’indirizzo del mittente è la Trump Tower.

L’avvocato e contabile Jack Mitnick, che ha gestito le questioni fiscali di Trump per più di 30 anni fino al 1996, ha detto al New York Times che i documenti sembrano copie autentiche delle dichiarazioni dei redditi del 1995. Mitnick, che ora ha 80 anni, ha anche spiegato al New York Times che la perdita da 915.729.293 dollari è stata scritta nel documento usando in parte una macchina da scrivere, perché il programma con cui era compilata la dichiarazione dei redditi non permetteva di scrivere una perdita a nove cifre: fu lo stesso Mitnick a modificare il documento con la macchina da scrivere, aggiungendo “-91” davanti alle altre cifre.

La legge di cui Trump potrebbe essersi servito per non pagare le tasse per 18 anni – tre prima della perdita, 15 successivi alla perdita – permette di sfruttare perdite ingenti di denaro per togliere dalla lista dei redditi tassabili ricavi come royalties di libri o compensi come quelli ricevuti da Trump per il reality show The Apprentice (per ogni episodio è stato pagato dai 50mila ai 100mila dollari). All’inizio degli anni Novanta gli affari di Trump andavano molto male (in pochi anni aveva accumulato 3,4 miliardi di dollari di debiti) e Trump potrebbe aver sfruttato le sue perdite in suo favore grazie a questa legge.

Il comitato elettorale di Trump ha risposto all’articolo del New York Times con un comunicato che dice:

«Trump è un uomo d’affari molto capace che ha una responsabilità nei confronti della sua azienda, della sua famiglia e dei suoi dipendenti di non pagare più tasse di quelle richieste dalla legge. Trump ha pagato centinaia di milioni di dollari in tasse sugli immobili, sulle vendite e sulle importazioni, tasse cittadine, tasse statali, tasse federali e tasse sui lavoratori, oltre a molte donazioni di beneficenza. Trump conosce il sistema fiscale meglio di chiunque altro si sia mai candidato alla presidenza ed è l’unico che sa come aggiustarlo».

Il comunicato del comitato elettorale non nega né conferma la perdita dei 916 milioni di dollari. Il New York Times ha ricevuto anche una email da parte di uno degli avvocati di Trump, Marc E. Kasowitz: la lettera dice che la pubblicazione dei documenti è illegale dato che Trump non ha autorizzato la diffusione di nessuna delle sue dichiarazioni dei redditi. Kasowitz ha anche minacciato un’azione legale nei confronti del quotidiano. Il New York Times ha spiegato chiaramente che i documenti non indicano nessuna azione illegale commessa da Trump. Inoltre il fatto che i documenti ricevuti dal quotidiano siano solo una parte delle dichiarazioni dei redditi del 1995 non permette di capire quali fossero le fonti dei 2 miliardi di dollari di reddito dichiarati quell’anno.

Durante il primo dibattito televisivo con la candidata alla presidenza Democratica Hillary Clinton, Trump per rispondere all’accusa di non aver pagato le tasse federali per anni ha detto: «Questo vuol dire che sono furbo».