(AP Photo/John McConnico, File)
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  • sabato 1 ottobre 2016

Dai ghiacci della Groenlandia sbucherà una base nucleare americana

Fu costruita durante la guerra fredda, e poi abbandonata con dentro materiali radioattivi: ma tra qualche decennio emergerà per il riscaldamento globale

(AP Photo/John McConnico, File)

Secondo uno studio della Toronto’s York University, tra qualche decennio in Groenlandia saranno visibili i resti di una rete di tunnel scavata sotto il ghiaccio dall’esercito statunitense durante la guerra fredda: nei prossimi anni il riscaldamento globale provocherà lo scioglimento di buona parte del ghiaccio che la ricopre. La rete è conosciuta come Camp Century, e venne scavata dagli Stati Uniti nel 1959 ad appena 200 metri di distanza dalle coste della Groenlandia, che all’epoca apparteneva alla Danimarca (mentre oggi, pur essendone ancora dipendente, ha maggiore autonomia). La rete di tunnel è lunga circa tre chilometri: fu costruita sotto 8 metri di ghiaccio, ed era alimentata dal primo generatore nucleare mobile. All’interno c’erano alcuni laboratori, un negozio, un ospedale, un cinema, una cappella e alloggi che potevano ospitare fino a 200 soldati.

Secondo le versioni ufficiali, il personale si trovava nella base per scopi di ricerca legati allo studio della conformazione del ghiaccio artico. In effetti, i ricercatori ospitati nel tunnel prelevarono il primo campione di ghiaccio che venne poi usato per gli studi sul clima (ottenendo dati ai quali si fa riferimento ancora oggi). In realtà il campo serviva da copertura per un progetto molto più vasto e segreto, del quale nemmeno il governo danese era a conoscenza. Il nome del progetto era Project Iceworm, e l’obiettivo era di utilizzare la base per testare la fattibilità di un enorme sito di lancio missilistico sotto il ghiaccio, che potesse lanciare missili nucleari direttamente in Unione Sovietica. Era il periodo successivo alla crisi dei missili sovietici a Cuba, tra i momenti di maggiore tensioni tra Unione Sovietica e Stati Uniti. Il progetto prevedeva che venissero scavati 4000 chilometri di tunnel e che, in una zona separata dal resto del complesso, venissero stipati 600 missili da lanciare eventualmente sull’Unione Sovietica.

Pochi anni dopo, gli ingegneri si accorsero che l’Iceworm non poteva funzionare, per via delle deformazioni e dei danneggiamenti ai tunnel che il costante movimento dei ghiacci avrebbe provocato. Dal 1964 il Camp Century venne utilizzato sempre meno, fino ad essere completamente abbandonato nel 1967. I soldati portarono via la camera di reazione del generatore nucleare, ma si lasciarono dietro tutto il resto: la struttura dei tunnel e i rifiuti biologici, chimici e radioattivi che erano stati prodotti. Lo fecero pensando che il campo sarebbe rimasto sepolto per sempre sotto spessi strati di ghiaccio. All’epoca, il termine “riscaldamento globale“ non era ancora stato coniato.

Dal 1959 a oggi, lo strato di ghiaccio sopra il tunnel si è ispessito, passando da 8 a 35 metri. Ma nei prossimi anni questa massa è destinata a scomparire. A Nuuk, la capitale della Groenlandia, lo scorso giugno è stata registrata la temperatura di 24°, la più alta di sempre, e dal 2003 al 2010 lo strato di ghiaccio che copre la maggior parte dell’isola ha iniziato a sciogliersi a una velocità due volte superiore a quella misurata nel corso del Novecento. Gli scienziati sono quindi abbastanza certi che il tunnel e i rifiuti al suo interno prima o poi emergeranno. I ricercatori della Toronto’s York University che hanno studiato i documenti e i progetti dell’esercito statunitense hanno stimato che nel tunnel siano presenti 200 mila litri di gasolio, una quantità simile di acqua di scarto e un volume ignoto di liquido di raffreddamento radioattivo e materiale organico inquinante. Secondo gli studiosi, per parecchie decine di anni la quantità di neve che cadrà sarà sufficiente a compensare quella del ghiaccio che andrà sciogliendosi e hanno previsto l’affioramento del tunnel per il 2090.

Il problema principale, per ora, è legato alla gestione delle responsabilità internazionali: sono coinvolte diverse generazioni di tre stati: Groenlandia, Danimarca e Stati Uniti. Il ministro degli Esteri della Groenlandia Vittus Qujaukitsoq ha detto di essere preoccupato sul futuro del tunnel, e che è determinato ad attribuire a ciascuno le proprie responsabilità. Il ministro degli Esteri danese Kristian Jensen ha sostenuto che all’epoca della costruzione del tunnel la questione era stata esaminata in stretto contatto con la Groenlandia. Ma nel 1951, quando la Danimarca diede il permesso agli Stati Uniti di costruire il Camp Century e altre basi in Groenlandia, sapeva molto poco di cosa sarebbe successo là sotto e di quali rifiuti avrebbero abbandonato. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha detto di «conoscere la realtà del cambiamento climatico e i rischi che questo comporta» per la Groenlandia, e ha aggiunto che il governo degli Stati Uniti si impegnerà a «lavorare con il governo danese e le autorità della Groenlandia per risolvere i problemi di sicurezza reciproci».

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