L'intervento di Virginia Raggi al raduno di Palermo, 25 settembre 2016 (ANSA/ MICHELE NACCARI)
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  • lunedì 26 Settembre 2016

Il blog di Grillo non è meglio dei giornali

Lo spiega Michele Serra su Repubblica, ricordando al M5S che per predicare contro le mediocrità dei media servono pulpiti credibili

L'intervento di Virginia Raggi al raduno di Palermo, 25 settembre 2016 (ANSA/ MICHELE NACCARI)

Dopo che alcuni giornalisti sono stati aggrediti da dei sostenitori del M5S durante un raduno del movimento a Palermo, Michele Serra ha commentato lunedì su Repubblica la propaganda anti-giornali del movimento stesso. Segnalando due cose: la prima è che oltre a prendere a male parole giornali e giornalisti, il M5S non mostra di praticare modelli di informazione più affidabili e corretti; la seconda è che l’accusa di un’informazione “nemica” perché fedele al “potere” diventa più fragile quando è il M5S a essere al potere, come a Roma.

L’idea di una “rivoluzione normale e gentile” propugnata a Palermo da Virginia Raggi andrebbe spiegata meglio al drappello di ultras nevrastenici che a quel meeting ha aggredito a manate e parolacce alcuni giornalisti in quanto giornalisti, dunque servi dei poteri forti.
La difesa della categoria in quanto tale è molto poco interessante. Detto che ci sono giornalisti bravi, altri meno bravi, altri così così, si è già detto tutto il necessario, ed è abbastanza superfluo aggiungere che è bene non picchiarli, specialmente i meno bravi che sono quelli che dovrebbero stare più a cuore ai veri rivoluzionari.

Interessante, invece, sarebbe capire come si sostanzia e dove va a parare, politicamente e culturalmente parlando, quella particolare e delicata branca dell’ostilità alle “caste” (quelle vere e quelle presunte) che è l’odio per i giornalisti: uno dei caposaldi del grillismo. Partito, nella migliore delle ipotesi, come critica radicale di un sistema mediatico giudicato speculare al potere, autoreferenziale, distante “dai veri problemi dei cittadini”, minaccia di assumere, strada facendo, venature putiniane mano a mano che il Movimento si avvicina alla stanza dei bottoni.

(continua a leggere su Repubblica)

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