(BRITTA PEDERSEN/AFP/Getty Images)
  • Cultura
  • domenica 25 Settembre 2016

L’estetica Airbnb

Le case dei nostri mondi si assomigliano sempre più tra loro, racconta Pagina99

(BRITTA PEDERSEN/AFP/Getty Images)

Sul numero di Pagina99 in edicola dal 24 settembre, Davide Coppo ha raccontato lo sviluppo di una nuova estetica chiamata “AirSpace”, che si è diffusa negli ultimi anni soprattutto per via della crescita dei servizi che permettono di affittare agevolmente alloggi in altre nazioni e in altri continenti, sia per pochi giorni che per periodi più lunghi. Il più famoso di questi servizi è Airbnb, ormai diffuso praticamente in tutto il mondo. Proprio la diffusione così estesa di Airbnb, secondo Coppo, ha contribuito a omogenizzare l’arredamento delle case, allo scopo di emanare un senso di “familiarità”: molto legno nudo, mobili essenziali, comodi e poco invadenti, e così via. Nell’estetica “AirSpace” non ci sono né importanti prodotti di design né oggetti auto-progettati e l’organizzazione degli spazi interni è ripetitiva. La diffusione dell’estetica “AirSpace” è diventata popolare anche grazie ai prodotti venduti da Ikea, che ha facilitato la creazione di uno stile di arredamento non ricercato e familiare.

A pochi passi dalla nuova – di prossima apertura – Fondazione Feltrinelli, a pochi altri passi dal Bosco Verticale di Stefano Boeri e dai grattacieli di Porta Nuova, a qualche metro in più dal quartiere Isola, oggetto della più recente gentrificazione cittadina, c’è una piazza trafficata e difficile da attraversare a piedi. Al centro, la piazza è sorvegliata da anni da un grande chiosco, “Il chiosco di Mimì”. Vende tartufi e funghi soprattutto, e altri prodotti alimentari. Da fuori è come un vecchio alimentari con i quattro lati esposti: le vetrine fitte di bottiglie di olio, barattoli di sottoli, vini. Fuori, cassette di legno da cui strabordano i funghi, cartelli arancioni scritti a pennarello: «Porcini freschi!». Questo, almeno, fino a poco tempo fa. Da alcune settimane il Chiosco di Mimì ha cambiato nome in “Mimì Gourmet”.

Le vetrine si sono svuotate, gli interni sono diventati bianchi. Nell’intenzione di chi ha deciso il rinnovamento, immagino, c’è la volontà di allinearsi con un pubblico più contemporaneo, a cui quel minimalismo, quelle piastrelle piccole, rettangolari e bianche dietro il bancone (subway tiles, negli Stati Uniti), a cui quel legno nudo e grezzo dei tavoli, comunica qualcosa. Quel qualcosa dovrebbe essere, in due parole, una confortevole eleganza. È un’operazione che probabilmente funzionerà, da un lato: il nuovo “Mimì Gourmet” si è adattato a un’estetica contemporanea, massificata e “in voga”.

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