Google ci prova di nuovo con Allo

Come funziona la nuova app per i messaggi con cui Google proverà a far dimenticare i suoi insuccessi con le chat

Google ha reso disponibile Allo, la nuova applicazione per scambiarsi messaggi su Android e iOS che aveva annunciato all’inizio dell’estate. L’app è in fase di distribuzione nella maggior parte del mondo e potrà essere scaricata anche in Italia, ma alcune sue funzioni saranno disponibili solo in inglese per i primi tempi. In passato Google ha sperimentato numerosi sistemi per le chat, ma senza ottenere risultati soddisfacenti e tali da fare concorrenza a Facebook, che con i suoi WhatsApp e Messenger controlla buona parte del mercato delle app per scambiarsi messaggi, usate ogni giorno da miliardi di persone. Allo arriva dopo l’esperienza fallimentare di Hangouts, la soluzione pensata da Google per racchiudere in un unico sistema i suoi vari servizi per le chat e che non ha mai avuto un successo particolare. La nuova app ha molte cose in comune con WhatsApp e con il nuovo Messaggi di iOS 10, quindi niente di mai visto, ma offre anche la possibilità di utilizzare un assistente virtuale basato su Google: si chiama Google Assistant e potrebbe contribuire molto al successo di Allo.

Com’è fatta Allo
A prima vista, Allo non è molto diversa dalle altre app per i messaggi. Dopo avere installato l’applicazione, come per WhatsApp, la registrazione avviene tramite il proprio numero di cellulare e chi vuole può collegare il suo account Google, in modo da avere più servizi e ottenere informazioni migliori e personalizzate con l’assistente automatico. Allo può essere usata esclusivamente su smartphone e per ora non è previsto che ne siano realizzate versioni per computer, in controtendenza rispetto alle altre app di messaggistica che ormai da tempo hanno versioni per lo meno web delle loro applicazioni, per un utilizzo più pratico quando non si ha il telefono vicino. Google non ha piani precisi su un’estensione del servizio su altri dispositivi, e questo potrebbe complicare la sua diffusione.

Google in compenso ha semplificato molte cose: i contatti sono ricavati dalla rubrica del telefono e vengono messi in evidenza quelli delle persone che hanno installato Allo, e che quindi possono già ricevere messaggi, immagini e tutto il resto nel formato della chat. È comunque possibile mandare un messaggio a una persona che non ha Allo, e i risultati cambiano a seconda del sistema operativo di chi lo riceve. Su iOS viene convertito in un normale SMS contenente il testo e un invito a scaricare l’applicazione per vedere al meglio il resto dei contenuti; se il ricevente non vuole aggiungere Allo, può comunque rispondere al messaggio con un SMS, senza che ci sia quindi un obbligo vero e proprio di installare l’applicazione per proseguire la conversazione.

Su Android le cose funzionano diversamente, perché Allo sfrutta una nuova funzione del sistema operativo che permette di avere una specie di anteprima delle applicazioni senza doverle installare. Se si invia un messaggio a un contatto che non ha installato Allo, il ricevente vede il contenuto con la grafica e le impostazioni dell’app anche senza averla sullo smartphone: può rispondere al volo dalla notifica che ha ricevuto, oppure può aprire il messaggio e avviare l’installazione dell’applicazione vera e propria. Questa soluzione dovrebbe consentire a Google di diffondere più rapidamente Allo e potrebbe anche essere un indizio sui piani futuri per l’app, che potrebbe diventare quella predefinita per i messaggi su Android, facendo infine ordine tra le varie soluzioni offerte ancora oggi da Google per chattare con i propri amici.

allo

Per il resto, Allo è estremamente simile alle applicazioni più conosciute per i messaggi: ha un sistema di spunte per capire se il proprio messaggio è stato inviato, ricevuto e letto; offre la possibilità di mandare emoji e adesivi animati, preparati da un gruppo di designer scelti da Google; si possono inviare foto e disegnarci sopra prima di mandarle; si può modificare la grandezza del testo dei messaggi per dare più enfasi ad alcune parole e via discorrendo. L’unica cosa che differenzia Allo dalle altre app è la presenza di Google Assistant, uno dei più interessanti esperimenti degli ultimi tempi dell’azienda con l’intelligenza artificiale nei prodotti che offre ai suoi utenti.

Google Assistant
Google Assistant può essere usato in due modi: parlando con lui direttamente in una chat dedicata, oppure coinvolgendolo nelle conversazioni con i propri amici per ottenere e condividere informazioni con loro. Si scrive ad Assistant come a un qualsiasi altro contatto, con la differenza che le risposte sono generate automaticamente dalla sua intelligenza artificiale: essendo gestito da Google, l’assistente è molto bravo nelle ricerche online, quindi risponde molto bene a domande come “Chi è il presidente dell’Honduras?” e a quelle successive sullo stesso tema come “E quanti anni ha?”. Se si è deciso di collegare il proprio account Google ad Assistant, questo registra altre informazioni dal proprio account Gmail, dal Calendario e dalle altre app di Google: si può quindi chiedere “A che ora parte il mio prossimo volo?” e l’assistente darà la risposta, sulla base delle email ricevute con le prenotazioni dei viaggi in aereo.

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A differenza di altri sistemi di risposta automatica (bot), Google Assistant è fatto per imparare cose sulla base delle ricerche fatte online, delle risposte date nelle chat con gli amici e delle altre scelte di chi lo utilizza. Se per esempio gli si manda un messaggio dicendo “Tifo per la Juventus”, l’assistente registra l’informazione e la usa per le future domande sul calcio a partire da “Come è andata a finire la partita?”. Le informazioni generali, e che non implicano la diffusione di dati personali, sono fornite dall’assistente anche nelle chat con i propri amici: in qualsiasi momento si può scrivere in un messaggio “@google” seguito da una richiesta per Assistant, che risponderà mostrando le informazioni richieste alle persone che fanno parte della chat. Questa soluzione è molto utile quando si vuole cercare insieme a un amico un ristorante in cui andare a cena, oppure confrontare qualche trailer prima di decidere che cosa vedere al cinema.

Sfruttando gli algoritmi di Assistant, Google ha anche lavorato per migliorare i sistemi di risposta predefiniti nelle chat. Quando si riceve un messaggio da un amico con una domanda, per esempio, Allo mostra una serie di risposte predefinite da inviare senza dovere scrivere qualcosa con la tastiera. Le risposte sono basate sulla cronologia delle proprie chat, quindi personalizzate e con uno stile simile al proprio. A seconda delle scelte che si fanno, il sistema impara a migliorarsi e a dare la precedenza alle forme di espressione più comuni che si utilizzano. L’assistente riconosce anche il contenuto delle fotografie, quindi se un amico vi manda una foto di gattini potete rispondere più o meno diplomaticamente con un testo predefinito, o qualche emoji.

Assistant è sicuramente la parte più interessante di Allo, la cosa che distingue l’applicazione dalle concorrenti, anche se Facebook sta lavorando a qualcosa di analogo con l’assistente virtuale “M” che sarà presto sul suo Messenger. Per ora l’assistente di Google è definito come una “versione di anteprima”, per fare capire agli utenti che molte cose devono essere ancora sistemate e affinate. In molti casi l’uso dell’assistente automatico può essere frustrante, anche se non ai livelli di Siri (iOS) o Cortana (Windows): a volte non capisce le domande, nonostante siano molto semplici, oppure dà risposte generiche e inconcludenti. Sotto a ogni sua risposta, l’assistente mostra un’icona col pollice in alto o verso, per valutare la qualità del suo lavoro: se si dà una valutazione negativa, viene data la possibilità di scrivere brevemente in un messaggio che cosa non ha funzionato, in modo da offrire a Google qualche elemento in più per migliorare.

L’assistente automatico di Allo è disponibile solo in inglese, cosa che complica il suo utilizzo da parte di chi installa l’app in paesi diversi da quelli anglofoni. Google ha comunque annunciato di essere al lavoro per fornire versioni in altre lingue di Assistant nei prossimi mesi, confidando in questo modo di rendere più popolare la sua applicazione.

Incognito
A differenza di WhatsApp, Allo mantiene sui server di Google le proprie chat: questo significa che continuano a esistere non solo sullo smartphone che si sta utilizzando, ma anche online attraverso le connessioni sicure dell’azienda (qualcosa di analogo avviene anche con Facebook Messenger). Le chat continuano a esistere sui server fino a quando non si decide di cancellarle dal proprio smartphone. Google ha comunque inserito in Allo un’opzione per avviare chat in una sorta di modalità incognito: in questo caso i messaggi non vengono memorizzati su un server e si può impostare la chat in modo che si elimini automaticamente dopo un certo periodo di tempo.

Poche speranze di successo?
L’arrivo di Allo è stato accolto con curiosità, ma al tempo stesso con molto scetticismo da parte dei principali osservatori ed esperti di tecnologia. Oltre a essere molto competitivo, il mercato delle app per i messaggi sembra essersi ormai stabilizzato con meno di dieci applicazioni che controllano buona parte del mercato, e con alcune di esse con centinaia di milioni di utenti, fedeli e difficili da convincere a cambiare applicazione, tanto più se a loro volta dovranno fare altrettanto per indurre i loro amici a spostarsi su una app diversa. Google Assistant potrebbe essere l’unico vero incentivo per farlo, soprattutto in vista di una sua integrazione in altri dispositivi di Google a partire da Google Home, ma recuperare una base consistente di utenti non sarà semplice.

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