• Media
  • lunedì 19 settembre 2016

“La Verità”, il nuovo giornale di Maurizio Belpietro

Cosa sappiamo del nuovo quotidiano diretto dall'ex direttore di Libero, che esce martedì e dice di ispirarsi al New York Times

Maurizio Belpietro (ANSA / MAURIZIO RICCARDI)

Domani, martedì 20 settembre, uscirà in edicola il primo numero di La Verità, un nuovo quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, ex direttore di Libero. Costerà un euro, avrà 24 pagine e sarà in edicola sei giorni a settimana, da martedì a domenica.

Tra i principali collaboratori del giornale ci saranno alcuni dei giornalisti più famosi tra quelli che scrivevano su Libero, tra cui Giampaolo Pansa, Mario Giordano e Luca Telese, ma anche altri autori e opinionisti come Aldo Forbice, Cesare Lanza, Paolo Nori, Costanza Miriano, Massimo Gandolfini, Maurizio Caverzan, Eugenia Roccella e Paolo Attivissimo. Nel corso di un’intervista a Radio Radicale, Belpietro ha descritto La Verità come un giornale libero dai partiti e dagli interessi imprenditoriali e ha detto che la linea politica sarà “liberale”, nello spirito della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi nel 1994.

Diversi giornali hanno riportato che il capitale della nuova società è tra i 2,5 e i 3 milioni di euro, ma non è ancora chiaro chi siano i suoi finanziatori; il sito del giornale si limita a dire che la società “non ha soci di maggioranza” e che “la compagine azionaria è molto variegata, in modo da garantire il più ampio pluralismo. È costituita da persone fisiche o società che aderiscono al progetto per motivi ideali e firmano all’atto d’ingresso un patto di non ingerenza nella linea politico-editoriale”. All’inizio dell’estate l’imprenditore Fabio Franceschi, proprietario della società di stampa Grafica Veneta, era stato indicato come probabile azionista di maggioranza della società, ma all’inizio di settembre ha detto di aver rinunciato a investire nel nuovo giornale.

La storia di La Verità è legata alle dimissioni di Belpietro da Libero, il quotidiano che dirigeva dall’agosto del 2009. Lo scorso maggio la famiglia Angelucci, che possiede il quotidiano, ha deciso di allontanare Belpietro e sostituirlo con Vittorio Feltri, che aveva fondato il quotidiano nel 2000. Nel suo ultimo editoriale, pubblicato mercoledì 17 maggio, Belpietro scrisse «l’editore ha deciso un avvicendamento alla guida del vostro quotidiano. Come in ogni giornale, l’editore è sovrano e io mi faccio da parte». Nel resto dell’articolo, Belpietro si occupava del referendum sulla riforma costituzionale a proposito del quale scrisse: «Non so cosa pensi la direzione di Libero, so che cosa pensa Maurizio Belpietro che fino a ieri sera di Libero era il direttore. Io sono per il No e per un motivo molto semplice: perché la riforma non è equilibrata ma pende tutta a favore di Renzi».

In quei giorni molti scrissero che l’avvicendamento alla direzione del quotidiano era motivato dalla decisione dell’editore di adottare una posizione meno critica nei confronti del governo Renzi e favorevole al referendum. Da allora Libero ha effettivamente abbandonato i toni più duri nei confronti del governo, concentrandosi su temi come l’immigrazione e l’Europa, sempre con un linguaggio molto critico.

Il nuovo giornale, come ha raccontato Belpietro nel corso dell’intervista a Radio Radicale, utilizzerà molti collaboratori e avrà una redazione ridotta per contenere i costi. Sul sito di La Verità si legge che il giornale prescinderà “dalla rigida suddivisione delle pagine per settori e per redazioni”, che “ogni pagina segnala subito al lettore, con il proprio stesso contenuto, qual è la logica giornalistica che ha presieduto alla sua ideazione” e che “adotta come suo unico principio ispiratore il motto che da 115 anni occupa la manchette di sinistra nella testata del New York Times: «All the news that’s fit to print», cioè «Tutte le notizie che vale la pena stampare»”. Quasi tutti i giornalisti che lavoreranno in redazione lavoravano a Libero e hanno dato le dimissioni negli ultimi mesi. Tra loro ci sono l’ex vicedirettore Massimo De Manzoni, Giacomo Amadori, Francesco Borgonovo, Claudio Antonelli ed Edoardo Cavadini.

Mostra commenti ( )