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  • giovedì 15 Settembre 2016

Il responsabile Sport del PD Luca Di Bartolomei ha proposto che la candidatura di Roma alle Olimpiadi venga decisa con un referendum

Di Bartolomei l’ha proposto in una lettera inviata a Repubblica. La giunta Raggi non ha ancora preso posizione sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, che però è stata giudicata inopportuna da Beppe Grillo sul suo blog. 

La candidatura può essere una gigantesca opportunità per rimodellare la Capitale a patto che partecipino attivamente i cittadini e che valga sempre che quel motto che per cui ognuno vale uno… 

Credo che le Olimpiadi siano un grande banco di prova. Per la giunta 5 Stelle come per l’opposizione. E credo se ne sia accorta anche Virginia Raggi spinta da una parte (da Grillo come da Di Battista) verso un no pregiudiziale e dall’altra con la consapevolezza che buttare tutto a mare le potrà essere rimproverato da una opinione pubblica che quattro mesi fa l’ha portata sul balconcino affacciato sui Fori e ora sembra sempre più delusa. Affacciarsi dal balconcino ed esserne spinta fuori non sono cose così lontane (chieda a Ignazio Marino). Per questo la giunta avrebbe intenzione di “congelare” la decisione, di non esprimersi, mantenendo in vita la candidatura di Roma 2024 pronta a tirarsi indietro al primo intoppo.

Ma dicevo che le Olimpiadi (su cui molto e non sempre bene si è puntato nella campagna elettorale) sono un banco di prova anche per il Pd che rappresenta – al di là dell’esiguità dei numeri in aula Giulio Cesare – l’unica opposizione credibile.  Personalmente ho sempre pensato che le Olimpiadi potessero essere una grande opportunità di rilancio della nostra Capitale a patto che ci si ragionasse in maniera partecipata e che si impiegassero le migliori risorse intellettuali e progettuali per ripensare comunque – assegnazione o meno – una fetta della città. Un comitato promotore che fosse di stimolo alla volontà di riprogettare interi quadranti di una città meravigliosa che da un punto di vista urbanistico oltre che sociale e lavorativo necessita di interventi urgenti. Se vogliamo traghettare Roma verso servizi e infrastrutture più efficienti e verso un nuovo modello di sviluppo economico complessivo avremmo infatti la necessità di ripensare intere porzioni del nostro tessuto cittadino, analizzandone i processi (dalla divisione amministrativa della città, fino a quelli della gestione della mobilità giusto per dirne due) per modificarli a volte radicalmente.

E’ tempo di metter mano a questo banco di prova sottraendolo alla pura contrapposizione di propaganda. E l’unico modo per farlo è quello di promuovere un referendum sulla candidatura. Un referendum da fare presto che interroghi i cittadini e costringa tutti a motivare i sì e i no, a far comprendere cosa significa questa opportunità, indicando il come il dove e con quali risorse trasformare i Giochi da “due settimane di sport meraviglioso” in alcuni decenni di una città migliore di quella che c’era prima. E i partiti non facciano come Ponzio Pilato, che aspettò il responso della “folla”, ma aprano un dialogo coi cittadini, invitandoli ad essere parte attiva delle scelte da compiere. In questo modo Roma tornerebbe la “proprietaria” di una candidatura sino ad ora lontana quando non espropriata da polemiche nazionali.

Perché anche dire, come è stato fatto,  che “le Olimpiadi sono una faccenda che non riguarda solo Roma, ma una intera nazione, sia sotto il profilo simbolico, sia sotto quello economico che sociale”, è stato sbagliato per due motivi: in primis perché la responsabilità formale della proposta compete (sono regole Cio) ad una città e non ad un paese (visto che alla fin fine  quasi il 90% delle gare si terrebbero nella capitale); e poi perché questo ha reso i cittadini romani meno interessati e protagonisti di questa scelta. E mentre le spese ricadono sull’intero Paese, la “legacy” viene sopportata, nel bene e nel male, da una sola città. Ed è proprio la legacy di lunga durata la questione che dà forza alla candidatura, (non il pur importante) conteggio ragionieristico di chi paga cosa. L’eredità di un Olimpiade, se si compiono le scelte giuste, è un premio in termini di rimodellamento di pezzi interi di città recuperati dal degrado: una straordinaria possibilità di riconversione e rilancio, come una riorganizzazione urbanistico-economica cui contribuisce il CIO.

Un referendum per far uscire le Olimpiadi dal dibattito politicista e partigiano in cui l’opinione pubblica ha avuto pochissimi spazi di consultazione e valorizzazione. E’ stata sbagliata – ora si può dire – l’idea che fosse sufficiente una legittimazione dell’amministrazione comunale e la benedizione della politica nazionale. Una simile sfida si vince se c’è partecipazione. Sarebbe paradossale se oggi la giunta Raggi, quella dei 5Stelle rifiutasse l’ipotesi referendaria (dando subito un sì condizionato all’esito della consultazione popolare). Perché allora vorrebbe davvero dire che uno vale uno ma alla fine comanda sempre uno…
Luca Di Bartolomei
Responsabile Sport del Pd

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