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  • lunedì 12 Settembre 2016

Chi decide come assegnare una scorta

Le polemiche su Virginia Raggi "a fare la spesa con la scorta" hanno riaperto la vecchia discussione sulla protezione dei politici

Nel fine settimana diversi giornali hanno pubblicato le foto del sindaco di Roma, Virginia Raggi, mentre va a fare la spesa al supermercato con la scorta. Il dettaglio della presenza di personale di sicurezza è stato ripreso da numerosi articoli, e ha portato a commenti e critiche da parte di alcuni politici e sui social network. Lo stesso partito di Raggi – il Movimento 5 Stelle – in passato ha più volte fatto polemiche contro l’uso delle scorte per i politici, chiedendo che siano riviste le regole per la sua assegnazione. Matteo Orfini, presidente del Partito Democratico (PD), ha scritto un post su Facebook in difesa di Virginia Raggi, ricordando che la scorta non è un privilegio – anzi – e che la decisione di assegnarla spetta alle autorità di pubblica sicurezza, non certo alla persona posta sotto tutela.

Il tema della scorta a politici, magistrati e personaggi pubblici particolarmente in vista è ricorrente, e si riaccende di solito in particolari casi e con la complicità di alcuni giornali. Nel 2012 e poi nuovamente nel 2013 si era discusso molto di Anna Finocchiaro, all’epoca capogruppo del Senato del PD, fotografata mentre faceva la spesa accompagnata dalla sua scorta, con un agente che in un caso l’aveva aiutata a spingere il carrello. In altre circostanze si era parlato dell’opportunità stessa di mantenere una scorta, con campagne da parte di alcuni giornali nei confronti di intellettuali e giornalisti. Queste polemiche interessarono anche lo scrittore e giornalista Roberto Saviano, che da quasi 10 anni vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute per le sue inchieste sul clan dei casalesi.

Il meccanismo di assegnazione della scorta non è perfetto e ha portato sicuramente a qualche stortura negli anni, non solo in eccesso ma anche in difetto. Dopo l’uccisione da parte delle Nuove Brigate Rosse del giuslavorista Marco Biagi nel marzo del 2002, per il quale era stata decisa la rimozione della scorta alla fine del 2001, il governo Berlusconi II stabilì con un decreto legge l’istituzione dell’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale (UCIS). Il nuovo organismo, formalizzato poi nella successiva legge n. 133 del luglio 2002, ha il compito di gestire e coordinare l’assegnazione della scorta da parte del ministro dell’Interno “per la protezione delle personalità istituzionali nazionali ed estere, nonché delle persone soggette, per funzioni o per altri comprovati motivi, agli specifici pericoli o minacce individuati dalla norma”; successivi decreti hanno chiarito meglio compiti e organizzazione dell’UCIS.

L’UCIS è suddiviso in quattro uffici diretti da dirigenti della Polizia di Stato o generali dei Carabinieri, che fanno capo a un dirigente generale.

Ufficio analisi: raccoglie e valuta le informazioni sulle situazioni personali a rischio, che a loro volta sono state messe insieme dalle varie forze di polizia e di intelligence. Sulla base delle informazioni raccolte a livello locale, i Prefetti inviano all’UCIS le loro proposte per assegnare la scorta a qualcuno, oppure per revocarla o modificarla.

Ufficio servizi di protezione e vigilanza: si occupa di pianificare la protezione della persona interessata e delle risorse che devono essere assegnate per farlo.

Ufficio formazione e aggiornamento del personale: forma e aggiorna il personale delle forze di polizia che si occupa di protezione e di vigilanza, con iniziative che sono spesso coordinate con quelle di altri paesi dal punto di vista dell’addestramento.

Ufficio per l’efficienza dei mezzi e degli strumenti speciali: è dedicato alla verifica dei mezzi usati dalle forze di polizia per la loro attività di scorta; ha anche il compito di fare ricerca su nuovi sistemi e tecnologie per i programmi di tutela delle persone a rischio.

Semplificando, sulla base delle normali attività di indagine e su particolari segnalazioni da parte delle forze di polizia, un prefetto può segnalare all’UCIS che Tizio ha bisogno della scorta. Nella segnalazione spiega in base a quali analisi e indagini si è arrivati alla conclusione che quella persona possa essere a rischio. L’UCIS esamina la richiesta e sulla base di altri accertamenti dispone che sia assegnata una scorta, stabilendo inoltre con quale modalità (numero di agenti, mezzi a disposizione e via discorrendo). Quindi non è la persona ritenuta a rischio a dotarsi di una scorta, l’assegnazione compete all’UCIS.

Come hanno raccontato negli anni molte persone sottoposte a tutela, la vita con la scorta non è semplice: non comporta nessun privilegio ma solo limitazioni alle proprie libertà personali. Nei casi di persone molto a rischio, per esempio, gli spostamenti devono essere pianificati in anticipo e seguendo particolari protocolli: diventa quindi impossibile frequentare alcuni luoghi e si deve rinunciare in parte alla propria privacy, perché si è sempre accompagnati. E non è nemmeno un lavoro semplice per gli agenti, tra orari dei turni e la necessità di mantenere discrezione e riserbo nei confronti della persona sotto tutela, senza contare i rischi legati allo stesso impiego.