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  • sabato 10 settembre 2016

Il romanzo degli ultimi giorni a Roma

È stata una settimana di dimissioni, retroscena, ribaltamenti e agitazioni che hanno messo in difficoltà la giunta di Virginia Raggi: una guida per chi si è perso dei pezzi

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Nell’ultima settimana sono successe parecchie cose a Roma, dove lo scorso giugno Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle è stata eletta sindaco. Ci sono state dimissioni tra gli assessori e tra i dirigenti più importanti della città, scontri interni tra i leader del Movimento, accuse reciproche, notizie e documenti fatti trapelare sui giornali: sul piano pratico, uno dei più importanti assessori della città è indagato e ad un altro è stato revocato l’incarico. Negli giorni la situazione sembra essersi in parte normalizzata, secondo i giornali anche grazie all’intervento di Beppe Grillo che si sta impegnando personalmente per cercare una “riappacificazione” fra i dirigenti romani (e che stamattina ha scritto una strampalata lettera al Corriere della Sera per spiegare cos’è successo secondo lui nelle ultime settimane). Per chi ha la sensazione di essersi perso qualcosa, abbiamo messo insieme un riepilogo con tutto quello che è successo negli ultimi giorni.

Dove eravamo rimasti?
Virginia Raggi ha vinto il ballottaggio al comune di Roma lo scorso 19 giugno e già nei primi giorni di luglio c’erano stati una serie di problemi nella formazione della sua giunta. Raggi aveva nominato il suo collaboratore e amico Daniele Frongia alla carica di capo di gabinetto, una sorta di “braccio destro” del sindaco. Frongia, però, era incompatibile con la carica per via della legge Severino (successivamente l’incompatibilità è stata risolta, ma Raggi aveva già deciso di cambiargli l’incarico). In quei giorni i giornali parlarono di critiche e attacchi contro Raggi da parte di alcuni membri del Movimento, sia per la scelta di Frongia che per quella di Luigi Marra, un dirigente del comune di Roma considerato vicino all’ex sindaco Gianni Alemanno, nominato vice-capo di gabinetto.

La vicenda si risolse in pochi giorni con il ritiro dell’incarico a Frongia, che venne nominato vice-sindaco. Pochi giorni dopo, la deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi – considerata una delle avversarie di Raggi – si dimise dal “mini-direttorio”, un organo nominato dallo staff di Beppe Grillo con il compito di controllare e approvare le decisioni del sindaco di Roma. Secondo le ricostruzioni dei giornali di quei giorni, da prendere con molta cautela anche se sembrano in parte confermate dagli avvenimenti delle ultime settimane, il cambio di incarichi rappresentava una sorta di regolamento di conti interno al Movimento: Raggi aveva dovuto cedere sulla nomina di Frongia, ottenendo in cambio le dimissioni di Lombardi.

Inizia il caso “Muraro”
A fine luglio i giornali iniziano a parlare di Paola Muraro, assessore all’Ambiente del comune e responsabile della gestione dei rifiuti, uno degli incarichi più delicati per l’amministrazione romana. Muraro è un’esperta di rifiuti e per anni è stata una consulente di AMA, la municipalizzata in grave crisi che si occupa della rimozione della spazzatura a Roma. In quei giorni, il PD chiedeva le dimissioni di Muraro perché la procura di Roma aveva iniziato un’indagine che riguardava alcuni impianti per il trattamento di rifiuti che l’assessore era tenuta a controllare quando lavorava come consulente. I giornalisti chiesero a Muraro se aveva ricevuto comunicazione da parte della procura di essere sotto indagine e Muraro rispose di no. Tenete a mente questa parte, che tra poco sarà di nuovo importante.

L’indagine su Muraro
Il 3 settembre diversi giornali hanno rivelato che Muraro risulta indagata per il suo ruolo come consulente di AMA. Secondo le ricostruzioni successive, Muraro era indagata dal 21 aprile e lo aveva scoperto il 18 luglio, grazie a una richiesta di accesso agli atti. Quando i giornali le hanno chiesto delle indagini alla fine di luglio, quindi, Muraro sapeva già che la procura stava indagando su di lei. La notizia è uscita perché in quei giorni Muraro e Raggi sono state ascoltate dalla commissione parlamentare sulla cosiddetta “Ecomafia”.

Durante l’audizione, Raggi e Muraro si sono difese sostenendo che Muraro ha saputo di essere indagata non tramite un avviso di garanzia, cioè una comunicazione da parte della procura, ma con una richiesta di accesso agli atti, cioè un atto compiuto di sua iniziativa. Questa distinzione è molto importante per il Movimento, che ha sempre avuto un atteggiamento estremamente intransigente nei confronti delle persone indagate dalla magistratura. Si tratta però di una distinzione semantica: indipendentemente dal modo con cui lo ha scoperto, Muraro è oggetto di un’indagine della magistratura. Muraro ha detto di non aver mai negato di essere indagata: «ho solo detto che non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, che è la verità».

Chi sapeva dell’indagine?
La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che sembrava che all’interno del Movimento ci fosse qualcuno a conoscenza dell’indagine in corso, mentre altri no. Altro punto importante per il Movimento: il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è stato sospeso dal partito con l’accusa di non aver comunicato al “direttorio” – un organo ufficioso composto da dirigenti nazionali che sovrintende i lavori del M5S – di essere oggetto di un’indagine. Stando a quanto sono riusciti a ricostruire i giornali, Raggi aveva avvertito dell’indagine il direttorio romano che a sua volta aveva comunicato la notizia a Luigi di Maio, uno dei più importanti membri del direttorio nazionale. Di Maio però non aveva comunicato la sua notizia ai suoi colleghi, offrendo una serie di spiegazioni che sono apparse a molti poco convincenti (tra le prime, quella di non aver compreso correttamente il contenuto della mail che lo avvertiva).

Le dimissioni di settembre
Ma le beghe interne del M5S non sono gli unici guai capitati alla giunta di Raggi in questi giorni. Pochi giorni prima della pubblicazione della notizia sull’indagine su Muraro, il problema di Frongia ha avuto un seguito. Dopo settimane di difficili trattative, con annunci di nomine poi ritirati, il posto di capo gabinetto era stato assegnato al magistrato Carla Raineri, “raccomandata” a Raggi dall’ex commissario straordinario della città Francesco Paolo Tronca.

Poco dopo la sua nomina, il Comune guidato da Raggi aveva chiesto un parere sulla nomina di Raineri e a fine agosto l’ANAC (l’autorità anti-corruzione) rispose che era avvenuta in maniera irregolare. Il primo settembre, il mandato di Raineri è stato revocato (anche se lei ha detto di aver presentato le sue dimissioni prima della revoca). In risposta ha presentato le sue dimissioni anche quello che i giornali hanno definito il principale sostenitore di Raineri, l’assessore al bilancio Marcello Minenna, seguito dagli amministratori di AMA e ATAC, la municipalizzata dei trasporti. In un solo giorno, l’1 settembre, la giunta perse un assessore e quattro importanti dirigenti del comune o delle sue partecipate.

Secondo i giornali, dietro questa complicata vicenda ci sarebbero gli scontri interni al Movimento, che hanno visto contrapposti da un lato il sindaco Raggi e dall’altro Minenna, che aveva spinto per la nomina di Raineri e che per protesta per la sua revoca si è dimesso insieme agli amministratori delle principali municipalizzate (sembra però che le dimissioni in ATAC siano state causate da un altro contrasto). In particolare, la richiesta di un parere all’ANAC è stata descritta come una “trappola” per costringere Raineri alle dimissioni (Raineri sostiene che per come era scritta la lettera, un parere negativo era scontato). Inoltre l’irregolarità dell’ANAC era solamente burocratica – riguardava il tipo di contratto con cui era assunta Raineri – e probabilmente se Raggi avesse davvero voluto tenere Raineri nel suo gabinetto, si sarebbe potuto trovare una soluzione.

La questione dell’assessore al bilancio, in particolare, non è stata ancora risolta. Dopo le dimissioni di Minenna, Raggi ha annunciato la nomina di Raffaele De Dominicis, magistrato della Corte dei conti, noto per le sue interviste e inchieste spesso sopra le righe (come quella contro le agenzie di rating internazionali, a cui chiese decine di miliardi di euro accusandole di aver cospirato per provocare un danno economico allo stato italiano). Dopo quattro giorni dalla sua nomina, De Dominicis è stato revocato con un post su Facebook in cui Raggi annunciava la sua incompatibilità con le regole del Movimento, senza specificare ulteriori dettagli. Secondo i giornali la revoca potrebbe avere a che fare con un’indagine per abuso d’ufficio, che però non è chiaro se sia ancora aperta. La carica di assessore al bilancio è ancora scoperta. De Dominicis si è lamentato della revoca della sua nomina definendo il Movimento 5 Stelle «un asilo infantile».

Riassumendo
Nel corso degli ultimi mesi, e in particolare dall’inizio di settembre, la giunta Raggi è stata colpita da una serie di dimissioni in gran parte attribuite agli scontri interni tra i membri del Movimento. A causa di questa situazione, diverse posizioni importanti, come quella di assessore al bilancio, sono al momento scoperte. Inoltre, un altro importante assessore, quello all’ambiente, è indagato e il Movimento ha gestito la notizia in maniera caotica, impacciata e poco trasparente. Tra le poche comunicazioni ufficiali sulla vicenda, ad esempio, c’è un video di Raggi pubblicato sul blog di Grillo, che però non chiarisce numerosi aspetti della vicenda.

Membri del Movimento hanno fatto filtrare ai giornali mail e screenshot di messaggi che dimostrano come alcuni dirigenti, come Luigi Di Maio, abbiano tenuto nascosta la notizia delle indagini ai loro colleghi. Mercoledì 7 settembre, i principali membri del direttorio insieme a Beppe Grillo hanno tenuto un comizio a Nettuno, vicino a Roma, in cui hanno tranquillizzato i loro militanti e cercato di spiegare la questione (molti dettagli, però, rimangono ancora poco chiari). Domenica, Grillo ha inviato una strana lettera al Corriere della Sera in cui, con toni molto confusi, minimizza la questione e accusa i giornali di essersi interessati in maniera eccessiva ai guai interni del Movimento.

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