(ANSA/ANGELO CARCONI)
  • Italia
  • martedì 6 settembre 2016

Cosa abbiamo capito del caso Raggi-Muraro

Poco, anche perché le persone coinvolte si contraddicono e smentiscono a vicenda: ma ora sappiamo che un'assessore di Roma è indagata e che Virginia Raggi lo sa da luglio

(ANSA/ANGELO CARCONI)

I guai del Movimento 5 Stelle a Roma e della sindaca Virginia Raggi, che vanno avanti praticamente dal momento delle elezioni, continuano a ingarbugliarsi e diventare più grossi, complicati e intrecciati: ormai sono guai del partito e della città insieme. Dopo le cinque dimissioni in un giorno della settimana scorsa, tra assessori e importanti dirigenti del comune, che il Movimento 5 Stelle non ha spiegato ma su cui ha molto litigato, lunedì 5 settembre Virginia Raggi e l’assessore di Roma all’Ambiente, Paola Muraro, sono state ascoltate dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie.

Le principali novità venute fuori dal colloquio riguardano la gestione delle comunicazioni sull’indagine in cui è coinvolta Muraro per traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e truffa. Muraro e Raggi hanno detto che sapevano dell’indagine – o comunque che in procura c’era un fascicolo che riguardava Muraro – dallo scorso luglio. L’iscrizione di Muraro nel registro degli indagati era invece avvenuta il 21 aprile, quando Muraro era consulente di AMA, l’azienda che gestisce i rifiuti di Roma. Muraro è stata nominata assessore il 7 luglio, tra molte polemiche proprio per via del suo precedente ruolo in AMA. Alcune settimane dopo la nomina Muraro aveva chiesto per due volte l’accesso agli atti, che però le era stato negato dalla procura e poi autoriazzato il 18 luglio. Non è ancora chiaro se, al momento della nomina di Muraro ad assessore, Raggi sapeva che fosse indagata.

Virginia Raggi ha detto di aver informato il cosiddetto “direttorio” del Movimento 5 Stelle – composto da Luigi De Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico – quando ha saputo che Muraro era indagata. Il direttorio però ha detto che non sapeva nulla. Tutta questa situazione sta creando diverse polemiche dentro il Movimento 5 Stelle, per la gestione caotica dell’amministrazione di Roma in questi primi mesi e anche perché il partito ha sempre sostenuto – e su cose come questa basato la sua dichiarata diversità dagli altri – che i politici indagati debbano lasciare immediatamente i loro incarichi.

Durante l’audizione, che è durata circa 6 ore, Raggi e Muraro hanno insistito molto sulla differenza tra un avviso di garanzia (cioè la comunicazione che il pm invia alla persona indagata quando il pm compie un atto a cui l’indagato ha diritto o l’obbligo di assistere) e la procedura che ha permesso a Muraro di avere la conferma di essere indagata (cioè la richiesta di avere accesso agli atti, due volte negata e poi autorizzata). Raggi ha sempre negato che a Muraro fosse stato notificato un avviso di garanzia, ieri ha detto di non aver mentito e che l’esistenza di un “fascicolo” non è automaticamente un’indagine. E ancora: «Attendiamo di leggere le carte, quando avremo maggiori informazioni prenderemo provvedimenti. Io l’ho conosciuta ben prima delle elezioni, gli atti a cui si fa riferimento sono emersi dopo. È impossibile che prima del voto potessi essere a conoscenza di fatti che la stampa ha inteso proporre successivamente». Muraro ha detto di non aver mai negato di essere indagata: «Ho solo detto che non ho mai ricevuto avvisi di garanzia, che è la verità».

Raggi ha anche detto di aver informato della questione i vertici del M5S («Appena l’avvocato della Muraro ci ha informati ho avvertito il mio capo di gabinetto Raineri e i vertici del Movimento, assieme abbiamo valutato che senza contestazioni specifiche non c’erano provvedimenti da prendere»). Nel frattempo il direttorio del partito ha detto che non sapeva nulla dell’indagine: né che Muraro avesse chiesto la certificazione dell’avvenuta iscrizione nel registro degli indagati né del fatto che Raggi ne fosse a conoscenza. Uno dei membri del direttorio, Carlo Sibilia, ha comunque difeso la linea di Raggi: «quello di Muraro non era un avviso di garanzia ma soltanto un’iscrizione nel registro degli indagati. Virginia è stata esaustiva». Carla Ruocco, invece, ha ribadito che non era a conoscenza di nulla:

Dopo questa dichiarazione che l’ha smentita, Raggi si è corretta dicendo di aver avvisato solo «alcuni parlamentari» del M5S: ha fatto in particolare i nomi di Paola Taverna e Stefano Vignaroli, e ha parlato genericamente di «un eurodeputato e di un consigliere regionale» (il gruppo compone quello che i giornali hanno definito un “minidirettorio romano”). Raggi non avrebbe dunque avvisato Luigi Di Maio o Alessandro Di Battista, i due principali dirigenti del Movimento in Parlamento. Sia Taverna che Vignaroli hanno però a loro volta negato di aver saputo qualcosa da Raggi, che quindi è stata smentita di nuovo: e non si sa chi dica la verità e chi dica bugie.

La scarsissima trasparenza con cui il Movimento 5 Stelle sta gestendo questa fase – sul sito di Beppe Grillo non c’è niente che riguardi Roma, salvo questo stringatissimo e vuoto comunicato di Raggi – fa sì che sui giornali di oggi ci siano intere pagine di “retroscena”: si parla di chat segrete, di mail che sarebbero state inviate dal minidirettorio al direttorio, di un incontro (forse a Roma, forse a Milano, forse oggi) che dovrebbe svolgersi tra Grillo e i dirigenti del Movimento 5 Stelle. Nel frattempo le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di Muraro (come Fratelli d’Italia) o hanno attaccato Raggi definendola «bugiarda» (Roberto Morassut, ex candidato alle primarie del PD a Roma). Infine c’è il sindaco di Parma Federico Pizzarotti che mesi fa è stato “sospeso” dal Movimento Cinque Stelle con l’accusa di non aver detto di essere indagato, e che in queste ultime ore si sta togliendo qualche sassolino dalle scarpe:

Del caso che riguarda Muraro si era cominciato a parlare negli ultimi giorni di luglio. Quando il 21 aprile Muraro viene iscritta nel registro degli indagati era tra l’altro la responsabile del corretto funzionamento di quattro “Centri per il trattamento meccanico e biologico dei rifiuti” o “TMB”. Due sono di AMA (Rocca Cencia e via Salaria), gli altri (Malagrotta) di un consorzio che fa capo all’imprenditore Manlio Cerroni. Da questo tipo di impianti dipende lo smaltimento dei rifiuti indifferenziati di Roma. Secondo quanto scrive Repubblica «conferire rifiuti in questi impianti costa un occhio della testa. Ma soprattutto, come accerta l’inchiesta, quegli impianti producono scarti (metalli, combustibili da rifiuti, frazione organica stabilizzata) che non solo richiedono un secondo ciclo di smaltimento (discariche e inceneritori), ma si discostano significativamente dai valori per i quali hanno ricevuto l’Autorizzazione ambientale ad operare». L’indagine riguarda lo scorretto utilizzo di questi impianti.

Quello che riguarda Muraro è solo l’ultimo di una serie di incidenti politici che hanno coinvolto negli ultimi giorni l’amministrazione Raggi: si sono dimessi l’assessore al Bilancio Marcello Minenna, l’amministratore unico di AMA (l’azienda che si occupa dei rifiuti a Roma) Alessandro Solidoro, l’amministratore unico di ATAC (che invece si occupa dei trasporti) Armando Brandolese, il direttore generale di Atac Marco Rettighieri ed è stato revocato l’incarico del capo di gabinetto Carla Raineri. Ieri Raggi ha detto di aver scelto il nuovo assessore al Bilancio della sua giunta: Angelo Raffaele De Dominicis, ex magistrato e procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio che negli ultimi anni si è fatto notare per dichiarazioni e inchieste piuttosto sopra le righe, diciamo.

In una delle sue prime interviste da assessore al Corriere della Sera, De Dominicis ha spiegato di avere accettato l’incarico dopo che gli è stato offerto «dall’avvocato Sammarco»: cioè probabilmente Pieremilio Sammarco, il titolare dello studio dove Raggi ha lavorato in passato, per cui era già stata criticata e che è ritenuto vicino agli ambienti della destra romana. Il fratello di Pieremilio Sammarco, Alessandro, è un avvocato penalista e ha difeso in importanti processi Cesare Previti, presso il cui studio Virginia Raggi ha svolto il praticantato. Molti deputati e esponenti del PD hanno criticato la nomina di De Dominicis proprio per questo motivo. Ernesto Carbone, ad esempio, ha detto: «Il partito-movimento, che voleva dare insegnamenti di democrazia diretta e trasparenza, subappalta la scelta per incarichi di primo piano al Comune di Roma al titolare dello studio legale dove Raggi faceva il praticantato. È la prova che Alemanno e Previti dettano legge nella giunta capitolina con buona pace dei grillini e delle loro ansie di presunto cambiamento». L’ex candidato sindaco del PD Roberto Giachetti ha invece chiesto: «Lo scontro in Giunta non starà diventando uno scontro tra gli studi Sammarco e Casaleggio, col quale Raggi ha firmato un contratto?». Giachetti fa riferimento a un documento che i candidati del Movimento 5 Stelle al comune di Roma erano stati obbligati a firmare prima delle amministrative e con il quale chi fosse stato eletto si impegnava a versare 150 mila euro al Movimento nel caso in cui fosse gli fosse stato contestato un “danno di immagine” al partito.

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