(AP Photo/Jeffrey Phelps)
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  • martedì 16 agosto 2016

La tolleranza zero non funziona?

Sempre più esperti e ricerche negli Stati Uniti stanno mettendo in discussione il principio per cui perseguire severamente le infrazioni minori prevenga i reati più gravi

(AP Photo/Jeffrey Phelps)

In un rapporto sugli abusi compiuti dalla polizia di Baltimora, una delle città più violente degli Stati Uniti, il dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti ha criticato con parole particolarmente dure la strategia della “tolleranza zero”, applicata in moltissime città americane e spesso associata agli anni in cui il sindaco di New York era Rudy Giuliani e il suo capo della polizia della città era il commissario William J. Bratton. È una strategia basata sulla cosiddetta “teoria della finestra rotta”: consiste nel perseguire con energia anche le infrazioni minori, allo scopo di prevenire quelle maggiori. Spesso, per incentivare questa pratica, i dipartimenti di polizia assegnano premi e promozioni per il numero di arresti eseguiti dagli agenti.

Il rapporto su Baltimora è uscito in un momento storico delicato: da mesi in varie città americane ci sono manifestazioni e proteste contro gli abusi della polizia soprattutto sui neri, e molti dipartimenti di polizia americani sono accusati di aver adottato un atteggiamento violento ed eccessivamente severo a spese soprattutto delle minoranze etniche. Le ultime proteste sono avvenute questa settimana, a Milwaukee, dove per due notti i manifestanti si sono scontrati con la polizia; lo scorso 10 luglio migliaia di persone hanno dimostrato contro le violenze della polizia in numerose città del paese. In alcuni casi, poi, i poliziotti sono stati attaccati con armi da fuoco: l’ultimo caso si è verificato a Baton Rouge, in Louisiana, quando un ex marine nero ha ucciso tre poliziotti e ne ha feriti altri tre.

Secondo il dipartimento della Giustizia, il risultato principale della politica di “tolleranza zero” è stato il peggioramento dei rapporti tra la polizia e le comunità locali. Per gonfiare le statistiche, è scritto nel documento, il dipartimento di polizia di Baltimora ha compiuto sistematiche violazioni dei diritti costituzionali dei residenti non bianchi. Più in generale, tra le infrazioni minori che in passato hanno comportato arresti, un articolo del New York Times cita per esempio: occupare troppo spazio su una panchina pubblica a New York, sputare in pubblico a Minneapolis e spostare mobili di notte ad Atlanta.

Le critiche mosse alla polizia di Baltimora sono molti simili a quelle ricevute dalla polizia di Ferguson, in Missouri: la città dove nell’estate del 2014 la morte di Michael Brown, un ragazzo nero ucciso mentre stava cercando di disarmare un poliziotto, ha innescato proteste e una dura repressione da parte della polizia. Dopo un’inchiesta interna, il dipartimento scrisse che tra i 72 poliziotti di Ferguson c’era un enorme problema di razzismo nei confronti dei neri, che aveva creato anche una specie di gioco su quanti capi di accusa ciascun poliziotto riuscisse a rivolgere a una persona arrestata (una volta, scrive il Washington Post, un poliziotto è riuscito ad accusare una persona fermata di 14 reati diversi). Il dipartimento stabilì che la polizia locale compiva un numero spropositato di arresti per infrazioni minori, come violazioni del codice stradale nel parcheggiare una macchina. Nel documento del dipartimento di Giustizia si legge che alla guida dell’85 per cento delle macchine fermate c’era un nero; e che il 90 per cento delle persone accusate e il 93 per cento delle persone arrestate per piccole infrazioni alla guida erano neri.

Diversi studi hanno dimostrato che al di là della sua presunta validità teorica, l’applicazione del principio della “tolleranza zero” ha colpito in maniera sproporzionata i membri delle minoranze etniche. Tra il 2008 e il 2011, per esempio, la polizia di New York ha emesso otto citazioni per aver guidato con la bicicletta sul marciapiede nel quartiere di Park Slope, una zona a maggioranza bianca, mentre ne ha emesse 2.050 per la stessa infrazione a Bedford-Stuyvesant, dove abitano soprattutto neri e latinoamericani. «Un’intera generazione di agenti di polizia è cresciuta con l’approccio: arrestare, arrestare, arrestare», ha spiegato al New York Times David A. Harris, un professore ed esperto di pratiche della polizia dell’Università di Pittsburgh.

La “tolleranza zero” è spesso associata alla “teoria della finestra rotta”, un principio secondo il quale è necessario perseguire le infrazioni minori per evitare il diffondersi di reati più gravi. La teoria venne elaborata per la prima volta in un articolo del 1982 da due scienziati sociali, James Q. Wilson e George L. Kellin.

Pensate a un palazzo con alcune finestre rotte. Se le finestre non vengono riparate, i vandali avranno la tendenza a romperne qualcun’altra. A un certo punto potrebbero entrarci e, se non è occupata, occuparla o accendere dei fuochi al suo interno. Oppure pensate a un marciapedi. Dell’immondizia comincia ad accumularsi. In breve, molta altra immondizia si accumula. Alla fine la gente comincerà a buttarci i sacchetti dei ristoranti da asporto oppure potrebbe cominciar a scassinare le auto.

La teoria ebbe molto successo in quegli anni, che erano anche uno dei momenti più difficili nella storia criminale degli Stati Uniti. Tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta, infatti, il numero dei reati violenti, in calo da decenni, subì negli Stati Uniti un fortissimo incremento (lo stesso avvenne in gran parte del mondo sviluppato). Il livello di omicidi raggiunto in quegli anni è ancora oggi un record mai più superato. In quegli anni Rudolph Giuliani, sindaco di New York tra il 1994 e il 2001, e il suo commissario di polizia, William Bratton, decisero di applicare in città la teoria della “finestra rotta”, iniziando a perseguire con severità infrazioni minori come saltare i tornelli della metropolitana o dipingere graffiti sui muri. L’introduzione della strategia coincise con il calo nel numero dei delitti e molti ritennero che tra i due fenomeni ci fosse un relazione causale. Moltissimi dipartimenti di polizia in tutto il paese iniziarono ad adottare la stessa strategia, che divenne in molti casi il fondamento teorico della “tolleranza zero”.

L’idea alla base della “teoria della finestra rotta”, e cioè che comportamenti antisociali accadono più facilmente in ambienti degredati, è stata confermata da numerosi esperimenti. Se davanti a un supermercato i carrelli sono in disordine, i passanti butteranno più cartacce per terra rispetto a che se i carrelli fossero ben allineati in fila. Dopo anni di sperimentazione, però, non ci sono pochi elementi per dire che l’utilizzo sistematico di queste strategie abbia prodotto significativi risultati in termini di lotta al crimine. «Abbiamo passato gli ultimi 20 anni a cercare di dimostrare qualcosa, ma oggi non abbiamo prove della sua efficacia», ha detto al New York Times Michael A. Wood, un ex sergente della polizia di Baltimora che ora sostiene la necessità di riformare le strategie della polizia. Oggi tra gli scienziati sociali non c’è ancora accordo sulle cause dell’incremento dei crimini tra gli anni Settanta e Novanta e sulla loro successiva diminuzione.

In un’intervista al New York Times, Bratton – che sotto il sindaco l’attuale sindaco di New York, Bill de Blasio, è tornato a fare il commissario di polizia – ha difeso il suo approccio ai tempi di Giuliani sottolineando come la sua strategia fosse flessibile e adattabile, e costituisca tuttora in uno dei principi fondamentali dell’azione di polizia. Bratton sostiene che esiste una differenza tra cercare di confrontare le infrazioni minori e la vera e propria “tolleranza zero”, cioè incentivare a ogni costo il numero di arresti per gonfiare le statistiche.

Bratton sostiene che questo secondo approccio non è mai stato utilizzato a New York e quindi ritiene ingiuste le accuse fatte dal dipartimento di Giustizia che questa pratica sia stata esportata da New York a Baltimora. Bratton sostiene che l’intensità con cui vengono perseguite le infrazioni minori andrebbe adattata al livello di criminalità che si riscontra in una determinata area. Nel suo secondo mandato, iniziato in un periodo in cui il numero di crimini violenti a New York è molto basso rispetto al passato, Bratton ha detto ai suoi agenti che in caso di infrazioni minori è meglio ricorrere a un avvertimento, piuttosto che a un arresto. Da quando il livello della criminalità è calato, il numero di fermi, perquisizioni e arresti in città ha fatto altrettanto, anche grazie alle decisioni di alcuni giudici federali che hanno stabilito l’incostituzionalità dei programmi di polizia che prevedevano il fermo sistematico e la perquisizione degli abitanti di alcuni dei quartieri più degradati della città.

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