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  • giovedì 5 marzo 2015

La polizia di Ferguson e il razzismo

Il dipartimento di Giustizia statunitense ha diffuso un documento che racconta di incredibili e diffusi abusi nei confronti dei neri, e che raccomanda grossi cambiamenti

Mercoledì 4 marzo il dipartimento di Giustizia statunitense ha diffuso due rapporti relativi a quello che è successo a Ferguson – contea di St. Louis, in Missouri – nell’agosto del 2014 e poi nei mesi successivi. Nel primo documento, lungo 86 pagine, il dipartimento di Giustizia ha detto che non perseguirà legalmente Darren Wilson, il poliziotto di Ferguson che lo scorso agosto uccise il 18enne nero Michael Brown: secondo quanto è emerso dalle indagini, Wilson ha reagito per legittima difesa e non per motivazioni razziali. Il secondo documento, lungo 102 pagine, è un’analisi più ampia dell’operato della polizia di Ferguson, molto criticata per i metodi violenti usati nelle manifestazioni di protesta che seguirono l’uccisione di Brown. Nel documento si parla di moltissimi abusi e violenze compiuti dai poliziotti nei confronti dei neri e si auspica una riforma generale del sistema di polizia di Ferguson.

Le indagini del dipartimento di Giustizia, che sono andate avanti per sei mesi, hanno concluso che tra i 72 poliziotti di Ferguson è diffuso un enorme problema di razzismo nei confronti dei neri. I poliziotti di Ferguson hanno per esempio messo in piedi un sistema per estorcere denaro ai residenti afro-americani; hanno anche creato una specie di gioco su quanti capi di accusa ciascun poliziotto riesce a rivolgere a una persona arrestata (una volta, scrive il Washington Post, un poliziotto è riuscito ad accusare un fermato di 14 reati diversi). A Ferguson i poliziotti compiono anche molti arresti per piccole infrazioni della legge, come violazioni del codice stradale nel parcheggiare una macchina, e usano i posti di blocco come sistema per fermare e controllare moltissime auto. Nel documento del dipartimento di Giustizia si legge che alla guida dell’85 per cento delle macchine fermate c’è un nero; che il 90 per cento delle persone accusate e il 93 per cento delle persone arrestate per piccole infrazioni alla guida sono neri.

Il sito Talking Points Memo ha raccontato i cinque episodi più incredibili di discriminazione contro i neri contenuti nel rapporto del dipartimento di Giustizia. Nell’agosto del 2010, per esempio, una donna nera che si trovava nella prigione di Ferguson si è rifiutata di togliere i suoi braccialetti: un poliziotto ha usato un’arma taser contro di lei, “anche se c’erano cinque poliziotti presenti e la donna non rappresentava alcuna minaccia”. Nell’estate del 2012 un poliziotto di Ferguson si è avvicinato a una macchina con i finestrini più oscurati di quanto consentisse la legge, su cui si trovava un nero che aveva appena finito una partita di pallacanestro. Il poliziotto ha accusato l’uomo di essere un pedofilo e gli ha ordinato di scendere dalla macchina per poterlo perquisire. Quando l’uomo si è rifiutato, il poliziotto gli ha puntato una pistola alla testa e lo ha arrestato, accusandolo di otto reati (tra cui quello di avere fornito una dichiarazione falsa: aveva detto di chiamarsi “Mike”, invece di “Michael”). Il documento del dipartimento di Giustizia dice che a causa dell’arresto l’uomo ha perso il suo posto di lavoro.

I funzionari del dipartimento di Giustizia hanno anche diffuso sette email razziste scritte da alcuni poliziotti di Ferguson. In una mail risalente al novembre 2008, per esempio, c’era scritto che il presidente Barack Obama non avrebbe potuto stare a lungo al potere perché «quale uomo nero si tiene un lavoro stabile per quattro anni?». Un’altra mail descriveva Obama come uno scimpanzé, un’altra ancora mostrava un gruppo di donne nere ballare con il seno scoperto ed era accompagnata dalla scritta: «Michelle Obama’s High School Reunion». I funzionari del dipartimento di Giustizia non hanno diffuso le identità degli autori delle mail, ma ha fatto sapere che è stata avviata un’indagine e che uno di loro è già stato licenziato.

Riguardo il comportamento della polizia di Ferguson, il procuratore generale Eric Holder ha detto: «Visto in questo contesto, all’interno di un ambiente altamente tossico e definito da sfiducia e risentimento, alimentato da anni di sentimenti negativi e da pratiche illegali e sbagliate, non è difficile immaginare come un singolo episodio [l’uccisione di Brown, ndr] possa portare la città di Ferguson a diventare una polveriera». Alcuni funzionari del dipartimento di Giustizia si sono incontrati martedì con il sindaco e il capo della polizia di Ferguson, per discutere delle conclusioni a cui è giunto il governo dopo mesi di indagini. Durante l’incontro – che è stato definito “molto difficile” dalle parti coinvolte – il dipartimento di Giustizia ha fatto 26 raccomandazioni alla polizia di Ferguson e al tribunale della città. Holder ha detto: «Fatemi essere chiaro: il dipartimento di Giustizia si riserva il diritto di forzare la mano e obbligare a implementare i cambiamenti richiesti».

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