Confessionali italiani

Come sono fatte le cabine di legno che da decenni ospitano i segreti e i peccati dei cattolici, nelle foto di Marcella Hackbardt

confessionali

Marcella Hackbardt è una fotografa e professoressa d’arte che vive e lavora in Ohio, negli Stati Uniti. Nel 2014 era a Roma per lavoro e in quell’occasione ha visitato la Basilica di Santa Sabina, scoprendosi interessata al simbolismo dei confessionali, il posto dove i fedeli cattolici confessano i propri peccati e chiedono perdono: «Il confessionale è un luogo carico di significato, mistero e intenzionalità, come la speranza o la promessa del perdono e della comprensione attraverso la condivisione delle proprie storie di vita. È una potente metafora per la percezione di sé e l’esame di coscienza». Hackbardt ha iniziato così la sua serie True Confessionals, in cui tra il 2014 e il 2015 ha fotografato i confessionali di più di 50 chiese e cattedrali italiane in diverse città, come Milano, Roma, Firenze, Bologna e Parma, tra le altre.

Hackbardt è stata cresciuta come cattolica, ma non entrava in una chiesa da decenni. Trova che i confessionali siano affascinanti anche per chi non è credente: sono spazi che racchiudono secoli di segreti e peccati raccontati sotto voce. A seconda della fede religiosa o meno, possono suggerire un luogo di speranza o di assurdità. Hackbardt ha scattato le fotografie utilizzando la luce naturale e con inquadrature semplici, includendo nell’immagine anche oggetti esterni – candele, leggii, frammenti di affreschi e quadri – che dessero il contesto in cui è collocato il confessionale. Hackbardt ha spiegato: «Ogni fotografia è uno studio dell’estetica e del design di questo particolare e specifico pezzo di arredo. È un interno all’interno di un interno e la sua intimità è realizzata in stili unici».

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