• Sport
  • martedì 9 Agosto 2016

Nelle piscine delle Olimpiadi ci sono anche i bagnini

Ci sono davvero, anche nelle gare di Michael Phelps, portando all'estremo il principio “meglio prevenire che curare”

Tra le molte cose non strettamente sportive che girano intorno alle Olimpiadi di Rio, una di quelle di cui si parla di più da qualche giorno è che nelle strutture in cui si tengono le gare che si svolgono in piscina ci sono dei bagnini, messi lì per intervenire nel caso qualche atleta abbia bisogno di aiuto. Se ne parla perché è strano pensare che i migliori nuotatori al mondo possano avere bisogno di aiuto mentre sono in acqua: tanto più che ci sono bagnini non solo per le gare di pallanuoto o di tuffi, dove in effetti sembra più plausibile che un atleta si faccia male mentre è in acqua, ma anche nelle piscine in cui si tengono le gare, per esempio, della 4×100 metri stile libero, o nei 100 metri farfalla: quelle in cui gareggia Michael Phelps, che in vita sua ha già vinto 19 medaglie d’oro alle Olimpiadi.

I bagnini alle Olimpiadi di Rio sono circa 75, tra cui 15 donne, e vengono pagati circa 300 euro per venti giorni di lavoro. Quelli assegnati al nuoto – e quindi, oltre alle piscine delle gare, anche a quelle degli allenamenti – sono otto, con turni che vanno dalle 8 di mattina alle 4 pomeriggio, e dalle 4 di pomeriggio a mezzanotte. Gli altri bagnini sono distribuiti nelle strutture dei tuffi, del nuoto sincronizzato, della pallanuoto e del kayak. Per le gare che si svolgono nei laghi artificiali, come il canottaggio o il triathlon, sono previste altre misure di sicurezza, che prevedono la presenza di soccorritori su barche e gommoni.

La Federazione internazionale di nuoto non richiede esplicitamente agli organizzatori delle Olimpiadi di far presidiare le piscine a dei bagnini, ma nel regolamento dice che devono essere rispettate le norme di sicurezza in vigore nel paese ospitante. Una legge approvata sei anni fa in Brasile prevede che ci debbano essere dei bagnini in tutte le piscine più larghe di sei metri. Le Olimpiadi di Rio non sono comunque il primo evento di nuoto con atleti olimpici per il quale sono stati impiegati bagnini: da anni sono impiegati per esempio nelle gare di selezione olimpiche negli Stati Uniti.

Anderson Fertes, un bagnino di 39 anni che lavora per il periodo delle Olimpiadi all’Olympic Aquatics Stadium, ha detto al New York Times di sognare di dover salvare Phelps. Ha aggiunto che «è una possibilità su un milione, ma dobbiamo essere preparati». La pallanuoto è uno sport spesso violento, i tuffatori possono farsi male tuffandosi in acqua da 10 metri, e ci sono molti più infortuni di quanti si possa immaginare anche nel nuoto sincronizzato: ma in molti hanno suggerito che i bagnini siano piuttosto inutili nelle gare di nuoto. Danielle Martelote, che supervisiona i bagnini all’Olympic Aquatics Stadium, ha detto invece che sono necessari, citando la possibilità che i nuotatori siano colpiti da crampi, attacchi di cuore o che sbattano la testa contro le pareti della vasca. Non è chiaro se un nuotatore abbia mai avuto bisogno di soccorsi nella storia delle Olimpiadi moderne.