Una protesta contro l'ex presidente brasiliana Dilma Rousseff vicino alla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, il 31 luglio 2016 (Kyodo via AP Images)
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  • giovedì 4 Agosto 2016

Come arriva il Brasile alle Olimpiadi

Dopo una lunga crisi economica che ha cancellato l'ottimismo di qualche anno fa e una città – Rio – che ha ancora tantissimi problemi

di Joshua Partlow e Dom Phillips – The Washington Post
Una protesta contro l'ex presidente brasiliana Dilma Rousseff vicino alla spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro, il 31 luglio 2016 (Kyodo via AP Images)

Una mattina di pochi giorni fa, Andrea Pereira stava ammirando le meraviglie dei rinnovamenti fatti da Rio per le Olimpiadi, mentre con la sua famiglia andava verso il centro della città su un nuovo ed elegante treno per vedere il rinnovato Porto Maravilha. Pereira, però, ha avuto sensazioni contrastanti. Ora che le Olimpiadi stanno per iniziare, in effetti, la sua città – pulsante, gioiosa, iniqua, frastornata dalla criminalità, campionessa mondiale di feste al sole – sembra più bella. Ma Pereira, un’agente della polizia militare di 40 anni, ha passato tre mesi a preoccuparsi perché riceveva il suo stipendio in ritardo o solo in parte, per via problemi di bilancio del governo dello stato di Rio. Suo nipote di 16 anni non andrà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di venerdì perché la sua famiglia ha paura che possa esserci un attacco terroristico. Ci sono stati scioperi degli insegnanti. La violenza nelle favelas è in aumento. La presidente del paese è stata sospesa. «Hanno imbellito il centro, ma questa non è la nostra realtà», ha detto Pereira. «Ci sentiamo traditi».

Quando il 9 ottobre 2009 il Comitato Olimpico Internazionale scelse Rio de Janeiro come città ospitante delle Olimpiadi, sulla folla euforica riunita sulla spiaggia di Copacabana vennero fatti scendere dei coriandoli, e l’allora presidente Luiz Inácio Lula da Silva pianse di gioia. Il Brasile era un paese pronto a bussare alla porta del “primo mondo”, una potenza economica con infinite risorse naturali e leader di una regione pacifica del sudamerica. Gli anni successivi, però, hanno spazzato via i sorrisi. «C’è stato un momento di euforia megalomane», ha detto l’ex presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso in un’intervista, «come se il Brasile avesse già risolto i suoi problemi, e facesse già parte del primo mondo». «Ora abbiamo dei dubbi: ne siamo all’altezza?».

L’economia brasiliana – la cui grande crescita era stata alimentata dalle vendite di materie prime alla Cina, dai consumi di una classe operaia in ascesa, e dai sogni di ricchezza per il petrolio offshore – è entrata in recessione. La classe politica del paese, Lula compreso, è stata coinvolta in scandali sulla corruzione. Il successore di Lula, Dilma Rousseff, è stata sospesa dalla carica di presidente ed è in attesa del processo di impeachment. Il suo sostituto, Michel Temer, è molto impopolare, e ha detto di aspettarsi di essere fischiato sonoramente quando si presenterà ai giochi. Rio non è riuscita a mantenere molte delle promesse fatte per le Olimpiadi. Le baie e le lagune inquinate non sono state ripulite. I progetti realizzati per i giochi hanno sforato il budget e in alcuni casi le strutture sono trascurate. Aggiungete qualche variabile impazzita – come le 166mila persone che hanno contratto il virus Zika quest’anno e i timori per il terrorismo – ed è facile capire come le prime Olimpiadi sudamericane arrivino in un momento molto complicato.

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Rio sa come festeggiare in grande stile durante una manifestazione sportiva internazionale. Due anni fa la città ospitò i mondiali di calcio e prima ancora i Giochi panamericani. Oggi, però, è in apprensione, quasi nauseata. Stando a un recente sondaggio, quasi 2 brasiliani su 3 si aspettano che le Olimpiadi portino più perdite che benefici. Su ponti, binari della metropolitana e spiaggie sono appostati soldati in tute mimetiche. Le magliette verdi e gialle dei volontari per le Olimpiadi portano il marchio dell’azienda produttrice, “361º”, il cui significato dovrebbe essere «un grado oltre», ma che fa pensare anche all’immagine di una persona che gira vorticosamente senza spostarsi, sbilanciata e fuori controllo.

Instabilità

Alcuni dei progetti per rinnovare Rio sono stati realizzati magnificamente. In passato, le strade intorno al porto e lungo Guanabara Bay erano sporche, e c’erano senzatetto che dormivano in mezzo a magazzini decrepiti e tappezzati da graffiti. Le Olimpiadi hanno trasformato la zona nel “Porto Maravilha”, nel cui centro c’è la splendida piazza che ospita il Museum of Tomorrow con le sue altissime ali meccaniche. Un’autostrada sopraelevata è stata smantellata per fare spazio a un ampio viale pedonale, disseminato di murales colorati e magazzini convertiti in spazi che ospitano mostre sulla cultura brasiliana. «È cambiata molto, è bella», ha detto Mayara Tenorio, un’attrice 24enne, mentre guardava sua sorella esibirsi in un balletto per i turisti in transito sulla nuova piazza. «Spero che i giochi ricostruiscano il nostro patriottismo e l’amore per il paese». Nonostante alcuni progetti delle infrastrutture abbiano subìto ritardi, i trasporti pubblici di Rio sono migliorati: il governo ha aggiunto oltre 160 chilometri di linee per gli autobus a trasporto rapido, un’altra linea della metropolitana e una nuova metropolitana leggera; ci sono nuovi impianti, e la statua gigante dei cerchi olimpici è stata posizionata al Madureira Park, nella zona settentrionale e più povera della città, che in passato era molto degradata. Alexandre Costa, un uomo di 40 anni che gestisce un ristorante, era seduto con la schiena appoggiata a un albero nel parco, mentre mangiava un gelato e guardava giocare la figlia. «Una volta questo quartiere non aveva spazi adeguati per le famiglie», ha detto. Oggi ci sono concerti, uno skate park, fontane e ristoranti all’aperto. Allo stesso tempo, però, Costa dice di aver notato un netto calo nel suo ristorante, per via dell’aumento della disoccupazione. «Tutto il paese sembra instabile», ha detto.

Governo schizofrenico

Dall’altra parte della città, una protesta contro Lula e Rousseff percorreva la strada costeggiata da palme lungo la spiaggia di Copacabana. La manifestazione sembrava ridotta – qualche migliaio di persone – e molto brasiliana. Ma valutarne con esattezza la dimensione era difficile. La donna che indossava un vestito di spandex color ciliegia e aveva un’enorme lattina promozionale di Red Bull legata alla schiena era una manifestante? E il ragazzo con il petto rasato e un costume aderente che passeggiava tra la folla? I messaggi delle persone, però, erano molto seri: «Non vogliamo i comunisti in Brasile» e «Adoro gli interventi militari», dei riferimenti ai vent’anni di regime militare brasiliano. Nel 1970, la giovane Rousseff era stata incarcerata e torturata per essere entrata in un movimento di guerrilla di sinistra che si opponeva alla dittatura. «Durante il regime militare non c’era questo casino in Brasile», ha detto Alvaro Arthur, un marine in pensione di 66 anni che portava un cartello che invocava la presa di potere da parte dei militari. Nonostante siano espressione di un sentimento minoritario nel paese, i manifestanti rappresentano la reazione negativa a 15 anni di politiche di sinistra adottate dal governo, che ha speso molto in programmi sociali per sostenere i poveri.

Il presidente Temer ha detto di voler privatizzare le società statali e ha nominato al governo ministri più conservatori. «È un governo schizofrenico», ha detto Walter Salles, il famoso regista di Central do Brasil e I diari della motocicletta. Nonostante Temer abbia detto di avere intenzione di portare avanti le accuse sulla cattiva gestione dei soldi del governo a beneficio di alcuni politici – ha fatto notare Selles – il suo partito ha bloccato le indagini.

Né Rousseff né tanto meno Lula hanno in programma di partecipare alla cerimonia d’apertura di venerdì. Il processo sull’impeachment di Rousseff dovrebbe svolgersi durante i giochi. Per Lula, aggiudicarsi le Olimpiadi fu il coronamento di un periodo di grande popolarità come presidente rimasto in carica per due mandati. Nel 2010 – il suo ultimo anno da presidente – il PIL del Brasile crebbe del 7,5 per cento, il tasso più alto da 25 anni. Da allora, Lula è stato accusato di aver ostacolato un’indagine sullo scandalo delle tangenti alla società petrolifera statale Petrobras e di aver occultato alcuni immobili. Lula ha ammesso che quando aveva deciso di candidare Rio per i giochi, le sue aspettative per questo momento «erano migliori». «Oggi il Brasile vive un periodo difficile economicamente, una crisi politica e il tentativo di consolidare un colpo di stato parlamentare che minaccia di annullare i diritti sociali conquistati dai più poveri e dai lavoratori», ha scritto Lula in risposta ad alcune domande del Washington Post, usando la stessa espressione, colpo di stato, che i sostenitori di Rousseff usano per descrivere il suo impeachment. Ciononostante, Lula ha detto che le Olimpiadi sono un momento per festeggiare. «Anche se il momento in Brasile può essere difficile, e c’è molta disinformazione, accuse ingiuste e risentimento, passerà tutto e noi torneremo sulla strada della democrazia, dell’inclusione sociale e della crescita economica», ha aggiunto.

Criminalità

«Ho paura del terrorismo», ha detto il tassista Elias Alves mentre attraversava in auto Rio. «Pensi a cosa succederebbe se lo Stato Islamico facesse saltare un treno o qualcos’altro. Sarebbe un disastro». Una volta non c’era spazio per paure come questa in Brasile, un paese in cui non ci sono mai stati attacchi da parte di terroristi islamisti. Il Brasile ha in programma di impiegare circa 88mila tra soldati e agenti di polizia per garantire la sicurezza durante i giochi. Lo scorso mese, le forze dell’ordine hanno arrestato una decina di persone che si sospetta stessero pianificando un attacco terroristico durante le Olimpiadi. Il ministro della Giustizia Alexandre de Moraes, incaricato della sicurezza, ha detto in un’intervista di essere contento del lavoro d’intelligence svolto dal suo paese e da decine di altri che collaborano con il Brasile. «Secondo tutte le agenzie internazionali, le probabilità che ci sia un attentato in Brasile durante le Olimpiadi sono molto basse», ha detto de Moraes. Tuttavia, ha aggiunto, un attacco compiuto da un “lupo solitario” è sempre possibile.

La maggior parte delle persone del posto, però, sembrano più preoccupate dall’aumento della violenza di strada, come per esempio le guerre tra le bande rivali di trafficanti droga e la polizia, che affliggono la città da anni. Dietro la schiera di appartamenti del valore di diversi milioni di euro e hotel che danno sulla spiaggia di Copacabana, i ripidi versanti delle colline sono pieni di baracche.

Un anno prima dell’assegnazione delle Olimpiadi al Brasile, la polizia di Rio aveva avviato un ambizioso programma per combattere il traffico di droga nelle favelas della città. Le “Unità di pacificazione della Polizia”, come sono chiamate, hanno stabilito delle basi nella favelas per poterle pattugliare costantemente. David Bispo attribuisce alla maggiore presenza della polizia il merito di aver facilitato il successo di Bar do David, il suo ristorante nella favela che ha attirato l’attenzione internazionale. «Sono diventato famoso e il mio ristorante ha avuto successo perché gli stranieri e i turisti potevano venirci», ha raccontato Bispo, che però ha anche detto che il ristorante ha avuto un calo del 70 per cento per colpa della recessione e di quella che chiama la recente «crisi della violenza» nel quartiere. Con la recessione economica, la presenza della polizia si è affievolita, ha detto Bispo, e i tagli al bilancio hanno generato proteste e scioperi nella polizia. Con l’aumento della disoccupazione, è cresciuto anche il numero delle persone che arriva al suo ristorante in cerca di un lavoro, che però non c’è. Il prezzo di generi alimentari di base come latte e fagioli sono aumentati moltissimo, ha raccontato Alexandre Medina, che fa il cuoco in un centro comunitario nella favela. A Medina sarebbe piaciuto vedere di persona le gare di calcio delle Olimpiadi, ma la sua rimarrà una fantasia. «I giochi sono per quelli che hanno i soldi», ha detto. «A questa festa noi non siamo invitati».

© 2016 – The Washington Post