Il deputato Luigi Cesaro con il suo collega Nicola Cosentino il giorno della sua elezione a presidente della provincia di Napoli, nel 2009 (ANSA / CIRO FUSCO)
  • Italia
  • mercoledì 3 Agosto 2016

Una storia di camorra, carabinieri, politici e altro ancora

La racconta Roberto Saviano a partire dagli atti di un'indagine napoletana su traffici di informazioni giudiziarie, calunnie e minacce a mezzo stampa

Il deputato Luigi Cesaro con il suo collega Nicola Cosentino il giorno della sua elezione a presidente della provincia di Napoli, nel 2009 (ANSA / CIRO FUSCO)

Repubblica ospita mercoledì un lungo articolo di Roberto Saviano che elenca e mette in relazione una serie di informazioni e ricostruzioni contenute negli atti di un’indagine sui rapporti tra camorra e politica a Napoli: in particolare le accuse contro un maresciallo dei carabinieri a cui si contesta di avere contrattato la fornitura di informazioni giudiziarie riservate con alcuni politici, tra cui l’ex deputato e sottosegretario Nicola Cosentino. Tra i vari pezzi di storia citati da Saviano c’è anche un minaccioso – e allora poco notato – articolo di Luigi Bisignani (giornalista e trafficante di notizie con poteri di diversa natura) sul Tempo dello scorso maggio, rivolto a Marco Carrai, amico e collaboratore di Matteo Renzi (tre giorni dopo quell’articolo a Carrai è stata assegnata una scorta).

La storia che sto per raccontare vi riguarda perché è storia del nostro Paese e di quei rapporti ambigui tra politica, giornalismo e forze dell’ordine che spesso ci sembra odioso persino descrivere. Figure che operano nell’ombra, che raccolgono informazioni riservate e sanno come manipolarle, amputarle, barattarle. Notizie che servono a ricattare, a disinnescare inchieste giudiziarie e a preparare agguati e che arrivano a favorire le organizzazioni criminali. Sì, perché nella storia che sto per raccontarvi c’entrano anche loro, i clan di camorra. E c’entrano politici sotto processo per presunti legami con le organizzazioni criminali, rappresentanti delle forze dell’ordine infedeli, faccendieri e giornalisti borderline.
È quanto si può leggere nell’ordinanza cautelare emessa nei confronti del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Iannini, arrestato qualche giorno fa. Il gip in uno dei passaggi più significativi del provvedimento così descrive l’indagato: “Emerge una personalità forte, arrogante e prevaricatrice con la criminalità da strada (il mondo dei pusher nel quale si impegna, anche oltre il consentito a quanto pare) e accondiscendente, disponibile e, peggio ancora, corruttibile nei confronti della criminalità di un livello superiore (…)”.
“Persone come Iannini Giuseppe sono funzionali ad un sistema che si oppone alle forze sane della polizia che ogni giorno si sacrificano per accertare non chi spaccia in strada, ma chi reinveste quei profitti con l’aiuto di imprenditori e amministratori compiacenti”.

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