La finale delle Sevens World Series di Dubai fra Australia e Sud Africa (KARIM SAHIB/AFP/Getty Images)
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  • mercoledì 27 Luglio 2016

Il ritorno del rugby alle Olimpiadi

È stato riammesso dopo 92 anni di assenza ma a Rio si giocherà la variante con 7 giocatori per squadra, che ha un notevole vantaggio rispetto al rugby a 15

La finale delle Sevens World Series di Dubai fra Australia e Sud Africa (KARIM SAHIB/AFP/Getty Images)

Il Comitato Olimpico Internazionale ha ammesso nuovamente il rugby fra le discipline olimpiche nell’ottobre del 2009 e il primo torneo olimpico dopo 92 anni di assenza si terrà quindi a Rio de Janeiro. Quello che ci sarà alle Olimpiadi, tuttavia, non è il rugby che conosciamo in Italia e che siamo abituati a vedere in televisione, perché si tratta di rugby a 7, la variante giocata da sette giocatori per squadra, che oltre alla composizione delle squadre ha una importante differenza dal più noto e diffuso rugby a 15: le partite durano molto meno. Alle Olimpiadi di Parigi del 1900, a quelle di Londra del 1908, ad Anversa nel 1920 e a Parigi nel 1924 si giocò sempre a 15, dove ancora oggi le partite durano 80 minuti e i giocatori hanno poi bisogno di fermarsi almeno una settimana per recuperare la condizione fisica tra un incontro e l’altro: in un evento breve come le Olimpiadi questo sarebbe un grosso limite. Una partita di rugby a 7, invece, dura appena 14 minuti, 7 per tempo, mentre solo nelle finali dei tornei più importanti un tempo arriva a durare 10 minuti.

Oltre alla durata delle partite, tra il rugby a 7 e il rugby a 15 ci sono altre differenze. Il rugby a 7 si gioca negli stessi campi regolamentari del rugby a 15 e ciascun giocatore deve quindi ricoprire una parte di campo molto larga. Per questo nel rugby a 7 non ci sono piloni o tallonatori, quei giocatori che nel rugby a 15 sono di solito bassi e tarchiati, e nemmeno giocatori troppo alti e robusti: tutti i membri di una squadra di rugby a 7 devono essere allo stesso tempo robusti, veloci e agili. Il gioco è quindi più rapido e con meno tempi morti e alle mischie ordinate e alle touche partecipano solamente tre giocatori. Le mete vengono inoltre trasformate con i drop, cioè calciando il pallone appena dopo averlo lasciato rimbalzare a terra, e non con i calci piazzati come nel rugby a 15. La squadra che segna una metà ricomincia la partita in fase di possesso palla, mentre nel rugby a 15 è la squadra che subisce la meta a ripartire. Sulla maggior spettacolarità del rugby a 7 ci sono pareri discordanti: è vero che le partite sono più intense e movimentate, ma le azioni possono risultare anche più monotone rispetto a quelle del rugby a 15, dove invece si vedono più schemi e azioni corali.

Non esistono veri e propri club di rugby a sette, se non nel Regno Unito e in alcuni paesi dell’Oceania, e i giocatori che formano le nazionali giocano praticamente tutti nelle squadre a 15 o a 13 (una terza versione del rugby). Le nazionali più forti del rugby a 7 sono più o meno le stesse del rugby a 15, ma con qualche differenza. La Nuova Zelanda — gli All Blacks — è la nazionale più forte al mondo nel rugby a 15 ed è quella che ha vinto più titoli del mondo del rugby a 7: due, come le isole Fiji, che sono però 11esime nel ranking mondiale del rugby a 15. Inghilterra e Galles sono le altre due squadre che hanno vinto un titolo mondiale nel rugby a 7.

L’Italia se la cava così così: nel maggiore torneo europeo — il Sevens Grand Prix Series, a cui partecipano 12 squadre — ha ottenuto degli ottimi risultati, arrivando seconda nel 2004 e terza nel 2005, 2006 e 2009. Però non partecipa dal 2004 alle World Rugby Sevens Series, il secondo torneo internazionale più importante che si tiene annualmente, mentre ai Mondiali non è mai arrivata oltre il 17esimo posto. Alle Olimpiadi la nazionale italiana non ci sarà. Rispetto al rugby a 15, nella variante a sette giocatori il livello delle nazionali è più omogeneo: la Nuova Zelanda è la squadra più forte in assoluto ma appena dietro i rapporti di forza fra le nazionali cambiano spesso. Nel rugby a 15 inoltre sono una decina le squadre che si possono considerare di primo livello, mentre nel rugby a 7, principalmente per via della sua semplicità, il numero di nazionali competitive è maggiore.

Delle origini del rugby a 7 si conosce con certezza solo il luogo e la data di nascita, e cioè Melrose, un paesino nel sud della Scozia, nel 1883. Su come si sviluppò circolano invece diverse storie: secondo alcuni l’inventore del rugby a 7 sarebbe stato un macellaio di Melrose di nome Ned Haig, che propose di giocare a sette invece che a quindici durante una festa locale per via del numero ristretto di giocatori che si presentarono al campo. Altri credono invece che la prima partita di rugby a sette si giocò perché i macellai di Melrose, non potendo giocare di sabato, fecero organizzare una partita in un altro giorno, a cui però si presentarono solo in 14. Il rugby a sette continuò ad essere praticato principalmente durante le feste locali scozzesi per circa quarant’anni e solo negli anni Venti arrivò anche in Inghilterra, da dove poi si espanse in Europa e in molti altri paesi del Commonwealth.

Alle Olimpiadi di Rio de Janeiro si disputeranno un torneo femminile e uno maschile. Quello femminile durerà due giorni, dal 6 all’8 agosto, e sarà composto da 12 squadre: Australia, Stati Uniti, Fiji, Colombia, Nuova Zelanda, Francia, Spagna, Kenya, Canada, Gran Bretagna, Brasile e Giappone. Quello maschile inizierà il 9 agosto e finirà l’11: parteciperanno Fiji, Stati Uniti, Argentina, Brasile, Sudafrica, Australia, Francia, Spagna, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Kenya e Giappone. Nel torneo maschile la favorita è la Nuova Zelanda, per cui giocherà anche uno dei più forti elementi della nazionale a 15, Sonny Bill Williams. Le partite di rugby si giocheranno al Deodoro Stadium, un impianto temporaneo che ospiterà anche le gare di equitazione.