EPA/CARLO FERRARO

Il salvataggio di Monte dei Paschi

Il piano di risanamento che potrebbe essere approvato venerdì prevede un aumento di capitale e il passaggio al fondo Atlante di 9,7 miliardi di crediti deteriorati

EPA/CARLO FERRARO

Martedì 26 luglio gli amministratori della banca Monte dei Paschi di Siena (MPS) hanno inviato alla Banca Centrale Europea (BCE), a Francoforte, il piano di risanamento dell’istituto di cui si parla da mesi. Il piano prevede il conferimento a un fondo “Atlante bis” (Atlante è il fondo creato con il contributo del governo italiano per aiutare le banche in difficoltà) di 9,7 miliardi di euro di sofferenze nette, e un aumento di capitale da 5 miliardi di euro garantito da un consorzio di banche con a capo JpMorgan e Mediobanca. Questo progetto ora dovrà essere approvato dal Consiglio di amministrazione straordinario di MPS convocato per venerdì 29 luglio. Sempre venerdì, l’Autorità bancaria europea (EBA) renderà noti gli esiti degli “stress test” sulle banche europee, con risultati che per MPS si prevedono negativi. l fondo Atlante, quello creato con il contributo del governo italiano per aiutare le banche in difficoltà,

Proprio l’esito degli stress test, assieme alla lettera inviata dalla BCE a Montepaschi alla vigilia del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sono stati i motivi che hanno portato a un’accelerazione nella stesura del piano di risanamento. Nella sua lettera, la BCE chiedeva al Monte dei Paschi di ridurre le sofferenze nette (i crediti deteriorati difficili da riscuotere, o “non performing loans”) di dieci miliardi di euro entro il 2018. Monte dei Paschi è una delle banche italiane con più crediti deteriorati nei suoi bilanci: dopo la notizia della lettera della BCE, la banca ha perso molto in borsa e si è iniziato a parlare di un piano di risanamento per smaltire i crediti inesigibili ed evitare il ricorso alla procedura del cosiddetto “bail-in”.

Per alleggerire la banca dei 9,7 miliardi di sofferenze nette occorrerà mettere in cantiere un aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro. Si tratta di una cifra massima, che potrebbe essere rivista anche al ribasso, qualora il prezzo finale di cessione degli Npl permettesse di ridurre le perdite. Ma la certezza è che, fino a questa cifra, le banche d’affari risultano pronte a garantire il buon esito dell’operazione. Permettendo così alla banca di presentarsi al mercato integralmente ripulita, con gli Npl sostanzialmente dimezzati (oggi sono pari a 47 miliardi). E con un Cet 1 che, dopo l’operazione di rafforzamento, andrebbe ben oltre la soglia minima del 13% richiesta dalla Vigilanza.

L’aumento di capitale dovrebbe quindi essere realizzato interamente con capitali privati, senza alcun supporto pubblico: diversamente ci sarebbe da attendere l’esito della trattativa assai incerta condotta dal Governo con la Commissione europea, con il rischio di dover aprire il capitolo dei bond subordinati. In realtà un margine d’incertezza rimane – basta pensare che oggi Mps capitalizza circa 800 milioni – ma ora è atteso il varo di un consorzio di garanzia che vedrebbe come capofila gli advisor JpMporgan e Mediobanca, e a cui parteciperebbero tra gli altri (si parla di una ventina di soggetti finali) anche Bofa Merill Lynch, Citigroup, Morgan Stanley, Credit Suisse e Ubs. Ci vorrà ancora qualche giorno, ma intanto ieri il cda del Monte avrebbe affidato formalmente il mandato a Jp Morgan e Mediobanca come capofila.

Al termine di un cda durato due giorni, Monte dei Paschi ieri avrebbe presentato le linee guida del piano alla Bce, che dovrebbe essere esaminato dal Consiglio di Vigilanza domani. Ieri sera ancora formalmente non era stato convocata nessuna riunione straordinaria (la prima convocazione in agenda è prevista per giovedì 4) ma le attese sono positive. Anche perché la banca nelle ultime ore avrebbe ricevuto un consenso informale da parte della Vigilanza a procedere nella direzione del varo del piano.

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