("Stranger Things")

Che cos’è “Stranger Things”

È una serie tv disponibile su Netflix dal 15 luglio e se vi piacciono i Goonies e gli anni Ottanta l'apprezzerete molto

("Stranger Things")

Stranger Things è una serie tv in otto episodi, su Netflix dal 15 luglio, e se ne parla benissimo sia negli Stati Uniti che in Italia: soprattutto se vi piacciono gli anni Ottanta, E.T., War Games, Stand by me, i Goonies e tutta quell’estetica lì, è probabile che piacerà anche a voi. Oltre ad avere una storia piuttosto avvincente, Stranger Things è infatti piena zeppa di riferimenti, rimandi e citazioni degli anni Ottanta: ci sono misteri da risolvere, fenomeni soprannaturali, dei protagonisti bambini, la musica giusta ed è stata girata con uno stile cinematografico che riprende moltissimo quello di quel periodo, a partire dai titoli di testa che sembrano quelli dei libri di Stephen King.

Stranger Things è stata pensata, scritta, diretta e prodotta dai fratelli Matt e Ross Duffer, che nel 2015 diressero Hidden, un horror di cui si parlò pochissimo e mai in modo entusiasta. Anche Stranger Things è un horror, ma solo in parte: è ambientata negli anni Ottanta a Hawkins – una fittizia “cittadina tranquilla” dell’Indiana – e parla di un ragazzino che sparisce e dei suoi tre amici che provano a trovarlo. Nel frattempo provano a trovarlo anche sua madre (interpretata da Wynona Rider) e l’agente di polizia Jim Hopper (interpretato da David Harbour). In una delle scene del trailer Hopper spiega che per anni la cosa peggiore capitata da quelle parti è stata «quando un gufo ha attaccato la testa di Eleanor Gillespie, scambiandola per un nido», ma negli otto episodi di Stranger Things (durano circa 50 minuti l’uno) si scopre invece che intorno a Hawkins ne succedono molte: in città c’è una misteriosa base di un’agenzia governativa, c’è una strana bambina che scappa da quella base e ci capitano strane cose soprannaturali.

Quando nell’aprile del 2015 Netflix parò della serie per la prima volta, il suo nome era Montanux: dal nome della città dello stato di New York in cui sarebbe dovuta essere ambientata secondi i piani iniziali. Montanux è una cittadina di mare e i fratelli Duffer volevano girare lì per ricreare un’ambientazione simile a quella dell’Isola di Amity, un’isola di fantasia in cui sono ambientati Lo squalo – il film di Steven Spielberg del 1975 – e i suoi sequel. La location e il nome della serie furono cambiati per questioni di budget. All’inizio i fratelli Duffer avevano pensato alla serie come a una specie di lungo film di circa otto ore, con una vera e propria conclusione: chi ha visto la prima stagione ha invece capito che sono cambiate un po’ di cose, perché molti aspetti della trama devono ancora essere spiegati o risolti. Per ora non ci sono conferme ufficiali – e quindi una data d’uscita – per la seconda stagione di Stranger Things: il finale della prima stagione e il successo della serie fanno però pensare che ci sarà. Su IMDb – il più importante sito al mondo per recensioni di cinema e serie tv – Stranger Things è stata votata da più di 40mila persone e il voto medio è 9,2 su 10, ed è anche la serie tv più popolare del sito, davanti a Game of Thrones e Mr. Robot.

Nell’attesa di una seconda stagione di Stranger Things molti critici hanno parlato benissimo della serie: ne hanno apprezzato gli attori (soprattutto i ragazzini) e il modo in cui la storia è girata e raccontata. Le riprese, in particolare, sono fatte con uno stile anni Ottanta: movimenti di camera, luci, lenti e altre cose tecniche sono appositamente fatte per dare alla storia toni, ritmi e colori dei film di quegli anni. Non è solo una questione di ambientazione o citazione di film, libri o canzoni di quel periodo. Daniel D’Addario ha scritto su TIME che il tono nostalgico di Stranger Things non è fatto solo di momenti, ma «è creato grazie a un’atmosfera generale» in cui tutto aiuta a «creare un tipo di storia che non esiste più nella cultura popolare mainstream». Secondo D’Addario Stranger Things «è nostalgia che funziona». Il Los Angeles Times ha spiegato quanto sono forti gli anni Ottanta di Stranger Things con un altro esempio: «Non solo c’è Winona Ryder, un’icona degli anni Ottanta; c’è Winona Ryder che indossa un cappotto marrone di velluto a coste».

Tutta la serie, poi è piena di riferimenti diretti a cose degli anni Ottanta: si inizia dal titolo di testa – che è stato fatto ispirandosi allo stile delle copertine dei libri di Stephen King – e si passa per la colonna sonora piena di canzoni degli anni Settanta e Ottanta. Il punto d’arrivo sono però le tantissime citazioni cinematografiche di Stranger Things, che secondo Francesco Guglieri di Studio è «il più sistematico, pervasivo e totalizzante riuso dell’immaginario pop americano degli anni Ottanta che si sia visto dai tempi di Donnie Darko». Vulture ha messo insieme, dalla A alla Z, tutte le citazioni cinematografiche di Stranger Things: la maggior parte sono degli anni Ottanta, ma ci sono anche cose degli anni Settanta (che continuavano ad andare di moda negli anni seguenti) e cose fatte negli anni Novanta e Duemila ma che si ispirano chiaramente agli anni Ottanta. I più evidenti riferimenti al cinema di quegli anni fatti da Stranger Things sono stati anche raccolti in un video pubblicato su Vimeo, che mostra una accanto all’altra le scene dei film originali e quelle di Stranger Things: occhio, qui c’è qualche spoiler.

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