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  • mercoledì 20 Luglio 2016

Il jihadista più ricercato dell’Indonesia è stato ucciso

Era conosciuto con il nome di "Santoso" ed è stato ucciso durante una sparatoria con la polizia, che lo cercava da mesi

Abu Wardah Santoso, “il jihadista più ricercato dell’Indonesia” – come lo definiscono i principali giornali internazionali – è stato ucciso lunedì 18 luglio durante un’operazione delle forze di sicurezza in una zona di montagna di Sulawesi, un’isola che si trova tra il tra Borneo e le Molucche. La notizia è stata confermata ufficialmente il giorno dopo quando il corpo di Santoso è stato identificato dai membri imprigionati del suo gruppo e da altri ancora che lo avevano conosciuto, ha spiegato il capo della polizia del paese: nei prossimi giorni verranno comunque effettuati degli ulteriori accertamenti sul corpo di Santoso per confermare la sua identità. Santoso è stato ucciso insieme a un altro militante chiamato Mochtar che non è però il suo vice, come inizialmente si pensava.

Santoso era alla guida del gruppo militante Mujahidin Indonesia Timur (conosciuto anche come Mujahidin dell’Indonesia orientale) che nel 2014 aveva giurato fedeltà allo Stato Islamico. L’Indonesia è la più grande nazione islamica del mondo, più grande di Siria, Iraq, Egitto, Libia e paesi del Golfo messi insieme: gran parte della popolazione (l’86 per cento degli indonesiani si dichiara musulmano) pratica una forma moderata della religione musulmana ed è sunnita. Anche se difficilmente arriva sulle prime pagine dei quotidiani occidentali, nel paese sono molto diffuse visioni estremiste della religione e sono attivi diversi gruppi terroristici, che negli ultimi anni hanno molto intensificato le loro azioni.

Nel 2002 c’era stato un grave attentato a Bali attribuito al gruppo estremista islamico Jemaah Islamiyah legato ad Al Qaida e in cui morirono più di 200 persone, per la maggior parte turisti australiani, americani ed europei che non avevano più di trent’anni. Morirono anche 38 indonesiani e centinaia di persone vennero gravemente ferite e ustionate nell’esplosione. A partire da quell’episodio il governo diede inizio a una grande offensiva contro gli estremisti islamici. Con il sostegno degli Stati Uniti e dell’Australia, le autorità crearono nuove squadre antiterrorismo le cui azioni contribuirono a stroncare l’organizzazione fondamentalista responsabile della strage di Bali, Jemaah Islamiyah.

Santoso si era avvicinato all’estremismo islamico durante il violento conflitto tra musulmani e cristiani nella regione di Poso, sull’isola di Sulawesi. Questi scontri, che durarono dalla fine del 1990 ai primi anni del 2000, causarono la morte di centinaia di persone. Dopo un accordo di pace per porre fine al conflitto, Santoso si unì all’organizzazione Jemaah Islamiyah e dopo che venne smantellata fondò un proprio gruppo. Alla cellula di Santoso sono attribuite l’uccisione di due poliziotti nel 2011 e diversi altri attacchi contro la polizia. Alla fine dello scorso anno Santoso aveva minacciato in un video di compiere nuovi attentati e la sua ricerca da parte delle forze di sicurezza era stata intensificata anche a seguito degli attentati di Giacarta del gennaio 2016 rivendicati dallo Stato Islamico. A questo specifico scopo erano stati inviati centinaia di militari soprattutto nell’area di montagna dove si nascondeva Santoso con il suo gruppo. Dopo la morte di Santoso, il ministro della Sicurezza indonesiano, Luhut Binsar Pandjaitan, ha detto che «La forza di questo gruppo estremista è stata sicuramente indebolita».