(AP Photo/The Olympian, Tony Overman)
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  • sabato 9 Luglio 2016

La storia del robot che ha ucciso l’attentatore di Dallas

Secondo vari esperti è la prima volta che la polizia americana usa questa tattica, che potrebbe porre alcuni problemi etici

(AP Photo/The Olympian, Tony Overman)

Micah Johnson, l’uomo che a Dallas ha ucciso 5 poliziotti durante una manifestazione contro le violenze della polizia, è stato ucciso nella notte di venerdì grazie a una carica esplosiva trasportata nel suo nascondiglio da un robot. Secondo gli esperti è la prima volta nella storia della polizia americana che un robot telecomandato viene utilizzato per uccidere qualcuno e già nelle prime ore dopo l’operazione in molti hanno avanzato dei dubbi sulle implicazioni di questa pratica.

Dopo la sparatoria di giovedì notte, Johnson si è rifugiato in un parcheggio coperto. Da alcune finestre ha continuato a sparare a intermittenza sulla polizia, ma ha accettato di avere un breve negoziato con le autorità. Johnson ha rifiutato di arrendersi, ha spiegato di voler vendicare i neri uccisi dai poliziotti bianchi, ha detto di voler uccidere altri poliziotti e di aver riempito di esplosivo il parcheggio in cui si trovava.

In risposta, la polizia ha inviato all’interno dell’edificio un robot telecomandato, di quelli solitamente utilizzati per disinnescare le bombe. Il robot trasportava una carica esplosiva con il suo braccio meccanico e, quando è arrivato vicino a Johnson, il suo pilota ha fatto detonare l’esplosivo, uccidendo Johnson all’istante. Il sindaco di Dallas ha spiegato che è stato necessario utilizzare questo metodo per non mettere in pericolo la vita di altri agenti. Sten Stoughton, professore di legge all’università della South Carolina ed esperto di tattiche della polizia, ha detto all’Atlantic di non conoscere alcun esplosivo in dotazione alla polizia in grado di uccidere un uomo in questa maniera.

All’inizio della guerra in Iraq era già accaduto che robot telecomandati venissero utilizzati dall’esercito americano per eliminare potenziali minacce, mentre negli Stati Uniti sono già stati utilizzati per scopi diversi da quello originario, per esempio per consegnare una pizza a un uomo armato in atteggiamenti minacciosi in California, nell’aprile del 2015. Quello di venerdì, però, è il primo caso in un cui la polizia abbia utilizzato un robot per uccidere una persona. Il modello di robot utilizzato dalla polizia di Boston non è ancora stato rivelato, ma The Verge ha ipotizzato che si possa trattare di un modello di MARCbot, un robot in dotazione all’esercito americano: MARCbot pesa circa 13 chili, è completamente controllato dall’uomo e costa meno di 10mila dollari.

Secondo Stoughton l’utilizzo di un robot per operazioni del genere non è una novità importante, ma soltanto un nuovo metodo per fare cose che la polizia faceva già in precedenza. Kelsey Atherton, un giornalista di Popular Science che si occupa di sistemi di difesa, ha scritto su Twitter che nemmeno l’idea di far detonare una bomba a un aggeggio telecomandato è totalmente nuova: lo facevano già i nazisti durante la Seconda guerra mondiale.

La legge americana stabilisce inoltre che quando civili o agenti sono in pericolo di vita è legittimo usare la forza letale per fermare la minaccia: fa quindi poca differenza utilizzare una pistola o dell’esplosivo trasportato da un robot, sostiene sempre Stoughton. Secondo Elizabeth Joh, professoressa di legge all’Università della California, invece, si tratta di un grosso cambiamento rispetto al passato, che pone diversi dilemmi etici.

Joh ha detto al Guardian che di solito, per giustificare l’uso della forza letale, la “minaccia” deve essere immediata, cioè agenti o civili devono essere in pericolo in quel particolare luogo e in quel particolare momento. Al momento della detonazione che ha ucciso Johnson, invece, l’unico ad essere direttamente minacciato era il robot che si trovava nella stanza con lui, mentre gli agenti si trovavano al sicuro. Secondo Joh, polizia e legislatori dovrebbero approvare rapidamente leggi e regole per inquadrare chiaramente questi problemi perché difficilmente quello di venerdì sarà l’ultimo caso di un robot utilizzato per uccidere.