Angelino Alfano e Matteo Renzi, marzo 2016 (ANSA/ ANGELO CARCONI)
  • Italia
  • mercoledì 6 luglio 2016

Le novità sull’inchiesta “Labirinto”

E i problemi politici del Nuovo Centro Destra e di Angelino Alfano, e dunque anche del governo di Matteo Renzi

Angelino Alfano e Matteo Renzi, marzo 2016 (ANSA/ ANGELO CARCONI)

Sui giornali di oggi trova ancora molto spazio la notizia dell’operazione che la procura di Roma e la Guardia di Finanza hanno chiamato “Labirinto” e che lunedì 4 luglio ha portato all’arresto di 24 persone (dodici sono in carcere e dodici ai domiciliari), a cinque misure interdittive e a sequestri pari a circa 1,2 milioni di euro. C’è qualche novità e soprattutto vengono raccontate le possibili conseguenze politiche dell’inchiesta, visto che coinvolge direttamente alcuni esponenti politici del Nuovo Centro Destra, il partito di Angelino Alfano che è ministro dell’Interno del governo Renzi. NCD ha diversi problemi che potrebbero avere delle conseguenze sul governo stesso.

L’inchiesta, in breve
Le persone coinvolte nell’indagine sono circa 50. Al centro del presunto sistema c’erano in particolare due persone: il consulente Alberto Orsini, che aveva un ufficio a Roma vicino al Parlamento, e Raffaele Pizza, detto “Lino”, fratello di Giuseppe, ex sottosegretario all’Istruzione quando Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio. Giuseppe Pizza risulta indagato e attualmente «ricopre l’incarico politico di collaboratore dell’Ufficio Stampa e Comunicazione presso il Ministero degli Interni, conferito con decreto del 15 maggio 2014»; è indagato anche Antonio Marotta, avvocato penalista, deputato di NCD e ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Secondo l’accusa, Orsini e Pizza «pilotavano» le nomine di persone a loro vicine ai vertici di enti e società pubbliche come INPS, INAIL, Poste, ENEL, CONSIP, ACEA, ATAC, ASL Abruzzo e nei ministeri della Giustizia e dell’Istruzione. Poi, grazie alla presenza di queste persone, ottenevano sia degli appalti che dei subappalti per una serie di società che permettevano di emettere fatture false e quindi di accumulare fondi neri. I reati contestati sono associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione, riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e traffico di influenze illecite.

Le novità
Il Corriere della Sera scrive che a casa di due indagati (ma non specifica chi) sono state trovate le prove più “preziose” delle perquisizioni fatte nei giorni scorsi e cioè due buste con 232 mila e 204 mila euro in contanti: «La Procura ritiene di aver messo le mani sull’elemento decisivo per provare l’esistenza di fondi neri: la provvista di denaro attraverso cui venivano pagate le tangenti a funzionari pubblici e soprattutto politici e partiti».

I giornali pubblicano poi nuove intercettazioni che hanno a che fare con una parte dell’inchiesta chiamata «La corruzione dei pubblici ufficiali», in cui emerge che le persone coinvolte hanno cercato di proteggersi dalle indagini e di cancellare le prove. Alcuni computer sarebbero stati distrutti con acqua e candeggina. Pizza, poi, per paura di essere intercettato si era procurato – tramite «una persona vicino agli apparati di intelligence, non meglio identificata», c’è scritto nelle carte – un «apparato disturbatore di frequenze per schermare i colloqui e ostacolare un’eventuale attività di intercettazione». Le microspie messe dalla Finanza nell’ufficio vicino al Parlamento di Pizza sono però riuscite a intercettare incontri e telefonate, compresa la “bonifica” ordinata dallo stesso Pizza nel suo ufficio. Il Corriere dice anche che «gli indagati hanno attivato un paio di appartenenti alla Guardia di Finanza, i quali a loro volta si sono rivolti a colleghi o a un non meglio definito “segretario di un procuratore antimafia”».

Tra le novità di oggi c’è poi il tentativo di Orsini e Pizza di avere accesso ad alcuni appalti legati alla Terra dei Fuochi e al TIAP (Trattamento informatizzato atti processuali) il sistema utilizzato dalle Procure per le attività di indagine: «I tecnici avranno la possibilità di guardare la fase di indagine preliminare», si dice in un’intercettazione. Per raggiungere questo obiettivo Pizza avrebbe cercato di contattare o avrebbe contattato diverse persone: Roberto Rao, consigliere economico del ministro della Giustizia, Massimo Sarmi, ex amministratore delegato di Poste Italiane, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, il procuratore aggiunto di Roma Laviani, Marco Carrai, finanziere vicino a Renzi, il sottosegretario Luca Lotti, alcuni deputati o ex deputati del PD.

Il fratello e il padre di Angelino Alfano
Nelle intercettazioni telefoniche legate all’inchiesta viene citato anche il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che non è però direttamente coinvolto. In una intercettazione pubblicata ieri dai giornali e risalente al 9 gennaio 2015, Raffaele Pizza parla al telefono con Davide Tedesco, collaboratore di Alfano al ministero. E parlano del fratello di Alfano, Alessandro: «Pizza sostiene di aver facilitato l’assunzione del fratello del ministro in una società del Gruppo Poste», c’è scritto nell’inchiesta. Nel 2013 Alessandro Alfano era stato nominato dirigente di Postecom, società di servizi internet di Poste italiane.

Oggi si parla anche del padre del ministro Alfano, che è stato assessore e vicesindaco di Agrigento. La Stampa scrive che il 17 maggio del 2015 i finanzieri hanno ascoltato dall’ufficio di Pizza la conversazione della sua segretaria Marzia Capaccio (arrestata lunedì) con un’amica e che l’hanno sentita lamentarsi al telefono per qualcosa che il ministro non avrebbe fatto: Capaccio: “Io ti ho spiegato cosa ci ha fatto a noi Angelino… Cioè, noi gli abbiamo sistemato la famiglia. Questo doveva fare una cosa… la sera prima mi ha chiamato suo padre, mi ha mandato ottanta curriculm. Ottanta! Dicendomi: non ti preoccupare, tu buttali dentro, la situazione la gestiamo noi… e il fratello comunque è un funzionario di Poste, anzi è un amministratore delegato di Poste”.

Dopo l’inchiesta Angelino Alfano (che ha avuto ieri un incontro con Matteo Renzi) ha detto: «Siamo di fronte al riuso degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato – ritenendolo non idoneo a coinvolgermi – viene usato per fini esclusivamente politici». E ancora: «Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me, persone peraltro che non vedo e non sento da anni. L’inchiesta racconta comportamenti che sono distanti dalla mia visione delle cose, del mondo e dell’essere cittadino italiano».

Conseguenze politiche
NCD è nato nel 2013 dopo che alcuni esponenti dell’allora Popolo della Libertà fuoriuscirono, guidati da Angelino Alfano. NCD fa parte insieme all’UDC di Area Popolare: il gruppo ha 31 deputati alla Camera e 31 senatori. Aveva assicurato il proprio sostegno al governo di larghe intese guidato da Enrico Letta e dal 2014 appoggia il governo di Matteo Renzi. Nel governo ha tre ministri: Alfano agli Interni, Enrico Costa agli Affari regionali e Beatrice Lorenzin alla Salute. L’inchiesta “Labirinto” potrebbe indebolire ulteriormente Alfano, il cui partito sta già attraversando, per altri motivi, un momento complicato.

Martedì 5 luglio si sarebbe dovuta svolgere una riunione dei senatori di NCD, ma non c’è stata (ed era già stata posticipata una volta) per il rimpatrio dei corpi degli italiani uccisi a Dacca. Secondo alcuni, però, il rinvio è stato causato da altri motivi: far passare un po’ di tempo dopo le intercettazioni dell’inchiesta “Labirinto” e cercare una soluzione ai contrasti interni del partito (c’è una parte filo-governativa vicina ad Alfano e una parte invece molto critica che starebbe cercando di avvicinarsi di nuovo a Forza Italia e a Silvio Berlusconi). Roberto Formigoni per esempio ha detto: «La riunione del gruppo si dovrà svolgere al più presto perché fra i senatori ci sono valutazioni differenti sulla linea politica. So per certo che questa sera diversi colleghi sarebbero intervenuti e avrebbero criticato il governo».

Due giorni fa c’è stata però la direzione di NCD durante la quale diversi esponenti del partito (Maurizio Lupi e Renato Schifani, in particolare) hanno criticato il governo e dunque implicitamente parte del loro stesso partito, e fatto pressioni su Alfano per ottenere da Renzi cambiamenti all’Italicum, la legge elettorale voluta dal governo Renzi e approvata nel maggio 2015. Diversi giornali scrivono che otto senatori di Area Popolare (di cui fa parte NCD) potrebbero lasciare il gruppo. La scissione renderebbe decisivo per la maggioranza Denis Verdini, di ALA, che in questi mesi ha votato più volte con il governo, e aprirebbe di conseguenza una crisi di governo. Diversi esponenti del centrodestra, inoltre, si starebbero organizzando per fare campagna elettorale a favore del No al referendum costituzionale del prossimo ottobre dunque contro il PD e le altre forze politiche che sostengono il governo. Tra loro ci sarebbero anche alcuni esponenti di NCD e UDC.

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