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  • domenica 26 giugno 2016

In Spagna le cose restano complicate

I risultati delle elezioni non cambiano molto da dicembre, e non si vedono maggioranze facili: però il Partito Popolare è l'unico che vince e Podemos ha avuto una gran delusione

Il primo ministro in carica, Mariano Rajoy del Partito Popolare, durante un comizio a Madrid venerdì (AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

Le elezioni parlamentari spagnole, convocate per superare l’ingovernabilità seguita alle elezioni che si erano tenute appena lo scorso dicembre, non sembrano aver cambiato sensibilmente le forze dei diversi partiti e aver quindi reso più facile la formazione di una maggioranza: malgrado sia senz’altro un successo la dozzina di seggi guadagnati dal primo partito, il Partito Popolare di centrodestra, al governo nella precedente legislatura. Il PP ha ottenuto 137 seggi.

La sorpresa è stata la sostanziale sconfitta del giovane partito Podemos di Pablo Iglesias, che pur alleandosi con i movimenti di sinistra di Izquierda Unita ha mantenuto sostanzialmente lo stesso numero di seggi avendo aspettative molto maggiori, confortate dai risultati dei primi exit poll subito dopo la chiusura dei seggi, che si sono rivelati ampiamente sbagliati. Unidos Podemos, la coalizione di Podemos e Izquierda Unita, ha ottenuto 71 seggi. Di conseguenza Podemos non ha superato in seggi il Partito Socialista, che ha perso solo qualche seggio ottenendone 85. Ha perso quasi dieci seggi invece l’altro nuovo partito, Ciudadanos, di centro, ottenendone 32. A un’analisi grossolana, i voti di Ciudadanos sembrano essere stati riguadagnati dal PP.

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Fonte: elpais.com

Il risultato è che nessuna delle coalizioni ipotizzate e potenziali raggiunge nemmeno adesso i numeri per una maggioranza, salvo quella tra i due maggiori partiti tradizionali, Popolare e Socialista, da sempre avversari. L’unica variazione rilevante dopo il voto è che l’aumento di voti e seggi darà al Partito Popolare un potere contrattuale maggiore: sono gli unici ad avere vinto. Le elezioni erano per rinnovare il Parlamento, organizzate sei mesi dopo le ultime elezioni dalle quali però non era uscita una possibile maggioranza in grado di formare un governo. Rispetto alle elezioni di dicembre l’affluenza è scesa parecchio: di circa sette punti percentuali, e soprattutto nelle comunità autonome della Catalogna, di Madrid e di Aragona.

Il risultato di queste elezioni mostra come il PP sia riuscito a evitare i danni dell’ennesimo scandalo che aveva colpito uno dei suoi dirigenti. Pochi giorni fa il ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz, che fa parte del Partito Popolare (PP), lo stesso partito del primo ministro Mariano Rajoy, è stato accusato di avere tentato di costruire delle prove false per colpire alcuni dirigenti di Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) e Convergència Democràtica de Catalunya (CDC), due partiti indipendentisti della Catalogna. Secondo alcuni osservatori “Brexit” avrebbe potuto condizionare le elezioni spagnole, favorendo i partiti tradizionali e penalizzando quelli più recenti e critici verso l’Unione Europea come Podemos.

C’è adesso molta incertezza su quello che succederà ora e su come si muoveranno i partiti per cercare di formare una maggioranza parlamentare. L’unica soluzione che sembra avere il PP, che riceverà dal Re l’incarico di formare un governo, è quella di cercare di creare una grande coalizione di governo con i rivali storici del PSOE. Un’alleanza tra PP e Ciudadanos potrebbe essere possibile, ma non sufficiente per raccogliere i seggi necessari a ottenere una maggioranza parlamentare (Ciudadanos ha perso molti seggi rispetto alle precedenti elezioni). Con questi risultati sparisce lo scenario di una maggioranza formata da un’eventuale alleanza tra Podemos e Socialisti, anche aggiungendo i seggi degli altri piccoli partiti. Se non si dovesse trovare nessun accordo, si andrebbe a nuove elezioni, di nuovo: ma è uno scenario che in pochi in Spagna ritengono probabile.

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