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  • lunedì 13 giugno 2016

8 cose sulla strage di Orlando

Cosa sappiamo e cosa no sull'attacco nel locale gay dove un uomo ha ucciso 49 persone e ne ha ferite 53, dicendo di essere fedele allo Stato Islamico

(Joe Raedle/Getty Images)

Dopo l’attentato di domenica a Orlando, in Florida, nel quale un uomo è entrato in un locale gay e ha ucciso 49 persone e ferendone altre 53, nella notte tra sabato e domenica scorsi, sono in corso le indagini per ricostruire le fasi dell’assalto e la storia dell’assalitore. Subito dopo l’attentato, le autorità avevano detto che i morti erano 50: oggi hanno precisato che le persone uccise nella sparatoria sono 49, a cui si aggiunge Omar Mateen, l’attentatore, che è stato ucciso dalla polizia. In una chiamata al numero di emergenza 911 durante l’attaccco, Mateen ha dichiarato la sua fedeltà allo Stato Islamico. La sparatoria di massa di Orlando è stata la più mortale nella storia degli Stati Uniti e il più grave attacco terroristico nel paese dopo l’11 settembre 2001. Nelle ultime ore le autorità locali e l’FBI hanno tenuto una conferenza stampa fornendo qualche dettaglio sulle indagini, ma ci sono ancora molti punti da chiarire e parte delle informazioni riprese dai media statunitensi derivano da notizie diffuse, in forma anonima, da chi sta lavorando alle indagini.

1. Il Pulse
Il locale in cui è avvenuta la strage di Orlando esiste dal 2004 ed è uno dei gay bar e discoteche più conosciuti della città. Organizza quasi ogni settimana spettacoli dal vivo e serate a tema di vario tipo, orientate anche a dare informazioni e aggiornare la comunità LGBT. Al suo interno, il Pulse è diviso in tre ambienti principali e nella notte tra sabato e domenica era in corso l’”Upscale Latin Saturday”, una festa dedicata alla comunità latina. Nel locale c’erano circa 320 persone.

Orlando

2. L’attacco
Intorno alle 2 del mattino del 12 giugno, Omar Mir Seddique Mateen – un uomo di 29 anni nato a New York e di origini afgane – è entrato all’interno del Pulse armato con un fucile AR-15 e una pistola. È stato notato da un agente di polizia che si trovava nella zona ed è iniziata una sparatoria, cui si sono aggiunti altri due poliziotti. Mateen è riuscito a sfuggire ed è entrato in un’altra sala molto affollata del Pulse dove ha ripreso a sparare. Inizialmente le persone nel locale hanno pensato che i forti rumori degli spari fossero un effetto della musica, e così gli stessi gestori. Pochi minuti dopo, i clienti vicini a Mateen hanno capito che era in corso un attacco contro di loro e hanno iniziato a cercare una via di uscita dal locale, con grandi difficoltà per la ressa, il buio, la musica ad alto volume e il fatto che molti non si fossero ancora resi conto della situazione.

Una cliente, ha raccontato in seguito, si è nascosta nei bagni del locale sotto i corpi di alcune persone uccise da Mateen. Altre persone si sono nascoste in uno dei camerini del locale e da lì sono riuscite a scappare verso l’esterno, con l’aiuto della polizia che ha aperto un varco rimuovendo un condizionatore. In molti hanno provato a salvare la vita a decine di persone rimaste ferite durante l’attacco, provando a portarle fuori dal locale o a soccorrerle come potevano sul posto.

pulse

Nove minuti dopo l’inizio della sparatoria, i gestori del Pulse hanno pubblicato un messaggio sulla pagina Facebook del locale: “Uscite tutti dal Pulse e continuate a correre”. Negli stessi momenti alcuni clienti hanno iniziato a scrivere messaggi sui social network chiedendo aiuto, mentre altri hanno chiamato il numero di emergenza 911 per segnalare l’attacco e la presenza di feriti. Sul posto in pochi minuti sono arrivate più di 100 persone, tra agenti della polizia e dell’FBI, personale di soccorso e vigili del fuoco.

3. Ostaggi e assalto della polizia
Dopo avere ucciso decine di clienti del Pulse, Mateen ha preso con sé una trentina di persone in ostaggio e si è barricato nel locale. Sul posto era presente un negoziatore della polizia e sono state necessarie quasi 3 ore per ricostruire quanto era accaduto al Pulse, avere una stima di quante persone potessero essere ancora vive al suo interno e di quante fossero state uccise. Poco prima delle 4 del mattino la polizia di Orlando ha confermato l’attacco e ha invitato la popolazione della città a stare distante dalla zona del locale. Lunedì mattina, durante una conferenza stampa, il capo della polizia di Orlando John Mina ha detto che Mateen e la polizia hanno avuto dei contatti mentre l’uomo era barricato nei bagni del Pulse. Mina ha detto che Mateen durante la conversazione è rimasto “calmo e tranquillo”, e ha parlato di esplosivi e dello Stato Islamico.

Alle 5 del mattino gli agenti dell’unità speciale SWAT (Special Weapons and Tactics) hanno sfondato uno degli ingressi del Pulse con un mezzo blindato, poi hanno lanciato un paio di granate stordenti per distrarre Mateen. La decisione di intervenire, ha detto Mina, è stata presa dopo che le informazioni raccolte dai contatti con gli ostaggi e da Mateen hanno suggerito che ci fosse il rischio imminente che morissero altre persone. Poco dopo è iniziata una sparatoria tra almeno 11 agenti e Mateen, che è rimasto ucciso. Un dispositivo sospetto è stato fatto brillare per sicurezza, ma per ora non ci sono state conferme circa la presenza di ordigni esplosivi portati dall’assalitore. La morte di Mateen è stata confermata alle 5:53 del mattino.

4. 49 morti, 53 feriti
Nelle ore seguenti agli attacchi la polizia ha effettuato diversi accertamenti nei locali del Pulse e nelle sue vicinanze, ha raccolto testimonianze e informazioni su Mateen. Secondo i calcoli delle autorità, nell’attacco sono state uccise 49 persone più l’assalitore, e altre 53 sono rimaste ferite. Circa 40 persone sono morte sul posto, mentre le altre sono morte in ospedale. Delle 49 persone morte nell’attentato, 48 sono state identificate. Centinaia di volontari si sono presentati per donare il loro sangue e aiutare le persone rimaste ferite nell’attacco. Altri hanno portato acqua, cibo e conforto a parenti, amici e conoscenti delle persone uccise che nella giornata di domenica hanno raggiunto l’area intorno al Pulse.

5. Omar Mir Seddique Mateen
I media statunitensi hanno raccolto diverse informazioni sull’autore dell’attacco a Orlando, ma molti dettagli sulla sua vita non sono stati ancora confermati dalle autorità. Mateen era nato il 16 novembre del 1986 a New York da genitori di origini afgane. Si era trasferito in Florida con la famiglia e abitava a circa 150 chilometri da Orlando e non aveva precedenti penali. Dal 2007 era impiegato della società di sicurezza G4S Secure Solutions, aveva una licenza come guardia di sicurezza e un regolare porto d’armi. Secondo le testimonianze dei suoi colleghi, era una persona “instabile”, diceva spesso cose molte dure contro gli omosessuali e più in generale faceva commenti razzisti.

Nell’aprile del 2009 Mateen si era sposato con una donna di origini uzbeke, ma il matrimonio era finito dopo appena 4 mesi con una separazione e più ufficialmente due anni dopo con un divorzio. L’ex moglie ha raccontato ai media che Mateen era un uomo violento, che spesso la picchiava, che aveva avuto una dipendenza da steroidi e che secondo lei aveva un disturbo bipolare. Ci sono notizie per ora poco chiare circa un secondo matrimonio di Mateen.

Il padre di Mateen conduceva un programma sul network televisivo afgano Payam-e-Afghan fondato nel 2007 a Los Angeles, dove nel 2015 aveva detto di essere pronto a candidarsi come nuovo presidente dell’Afghanistan. Intervistato da NBC News, ha detto che le azioni di suoi figlio non hanno avuto niente a che fare con la religione: ha spiegato che qualche settimana prima dell’attacco si era arrabbiato molto dopo avere visto una coppia di ragazzi baciarsi per strada.

mateen

6. Mateen e il terrorismo
Nelle ore dopo l’attacco a Orlando, l’FBI ha confermato che su Mateen erano state condotte indagini nel 2013 e nel 2014. La prima era stata aperta nel 2013 in seguito ad alcune frasi razziste e violente dette da Mateen sul posto di lavoro e riferite da alcuni suoi colleghi. L’FBI indagò sulla sua vita, sulla sua famiglia, raccolse prove, registrò le testimonianze di alcuni conoscenti e interrogò per due volte Mateen. Non trovando nulla di concreto, gli agenti chiusero l’indagine. L’anno seguente, però, le verifiche nei suoi confronti furono riaperte quando fu scoperto un legame tra Mateen e Moner Mohammad Abu Salha, un attentatore suicida statunitense morto nel 2014 in Siria. Anche in questo caso le indagini non portarono molto lontano e l’FBI decise di chiuderle.

7. Mateen e l’ISIS
Nella conferenza stampa tenuta dopo l’assalto al Pulse, l’FBI ha confermato che alle 2:22 Mateen ha chiamato il numero per le emergenze 911: parlando con la polizia, mentre era barricato nei bagni del Pulse, ha giurato fedeltà allo Stato Islamico. Secondo fondi interne alle indagini consultate dai media statunitensi, Mateen ha anche citato i fratelli Tsarnaev, gli autori dell’attacco alla maratona di Boston nell’aprile del 2013.

L’attentato è stato inizialmente attribuito all’ISIS dall’agenzia di stampa Amaq, considerata l’organo di stampa ufficiale dello Stato Islamico. Lunedì mattina l’attentato è stato rivendicato dall’ISIS attraverso la propria radio, al Bayan. Per ora le indagini non hanno ancora stabilito se Mateen avesse avuto contatti diretti con esponenti dello Stato Islamico: l’ipotesi più condivisa dagli analisti è che abbia organizzato spontaneamente l’attentato, e che abbia quindi agito come un cosiddetto “lupo solitario”. Lunedì però alcuni osservatori hanno fatto notare come l’espressione non sia corretta, perché non tiene conto delle strategie adottate recentemente dallo Stato Islamico per incitare i suoi seguaci a compiere attacchi autonomi. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama lunedì ha detto che non ci sono elementi che facciano pensare che l’attentato facesse parte di un progetto più ampio, e che a quanto sembra Mateen si era radicalizzato attraverso internet.

8. Cosa ha detto Obama
Nel pomeriggio di domenica, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha tenuto una breve conferenza stampa da Washington in cui ha confermato buona parte delle notizie diffuse dai media nelle ore precedenti. Obama ha definito l’attacco un “atto d’odio e di terrorismo”, dicendo che le indagini non escludono nessuna possibilità. In oltre 7 anni di presidenza, è stata la sua 15esima conferenza stampa su una sparatoria di massa negli Stati Uniti. Obama è quindi tornato sul tema della diffusione delle armi nel paese e sulla facilità con cui possono essere acquistate: “Questa strage è un ulteriore promemoria di quanto sia facile per alcuni ottenere armi che useranno poi per sparare contro qualcuno. Dobbiamo stabilire se questo è il paese in cui vogliamo vivere. E non fare nulla è di per sé una decisione”.

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