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  • mercoledì 25 maggio 2016

Ascesa e declino e ascesa di Marimekko

L'azienda di moda dove lavorano quasi solo donne, famosa per lo stile colorato e moderno, ha avuto molti alti e bassi: ora è in un momento "alti"

Il negozio di Marimekko a New York, ottobre 2011 (Neilson Barnard/Getty Images for Marimekko)

Marimekko è probabilmente la più importante azienda di moda e design in Finlandia, dove ha cambiato il modo di vestire delle donne e introdotto abiti più comodi e moderni, con stampe e fantasie che vengono utilizzate tuttora: prima tra tutte la celebre Unikko, quella con il papavero rosso, che probabilmente avete visto in giro anche in Italia. Nel 1960 divenne famosa in tutto il mondo grazie a Jacqueline Kennedy, che indossò alcuni vestiti di Marimekko durante la campagna elettorale del marito John F. Kennedy per la presidenza degli Stati Uniti. Per i successivi vent’anni i vestiti e gli oggetti per la casa di Marimekko furono venduti in molti paesi e rappresentarono bene lo spirito dell’epoca: abiti da portare facilmente ogni giorno, dal design molto curato e dai tessuti di qualità, con stampe grafiche, optical, dai colori vivaci e lo stile allegro.

Unikko2 Unikko, disegnato da Maija Isola nel 1964

Negli anni Ottanta l’azienda entrò in crisi e rischiò la bancarotta; negli ultimi anni si è ripresa, ha aumentato le vendite, ha aperto negozi monomarca in tutto il mondo e accresciuto nuovamente la sua popolarità. Il blog dell’American Institute of Graphic Arts, la più importante associazione di designer statunitensi, ha raccontato la storia dell’azienda, i cambiamenti che ha portato nel mondo della moda e com’è lavorarci ora.

Gli inizi e il successo

Marimekko fu fondata nel 1951 da Armi Ratia, una disegnatrice di tessuti. Due anni prima suo marito Viljo Ratia aveva aperto Printex, una piccola fabbrica di tela cerata che però era andata subito in crisi. Armi Ratia ebbe l’idea di investire sul design dei tessuti, invitando giovani artisti a disegnare fantasie colorate e dal gusto moderno. Nel 1951, per attirare nuovi clienti, organizzò una sfilata con vestiti disegnati dalla stilista Riitta Immonen e le nuove stampe realizzate per Printex: fu un grosso successo e cinque giorni dopo, il 25 maggio, venne fondata Marimekko. Il nome significa in finlandese “il vestito di Mary”, come a dire il vestito adatto a tutte le donne (anche se Armi Ratia voleva chiamarla con un più autoreferenziale Armimekko): l’idea era proporre vestiti per la vita quotidiana dallo stile contemporaneo.

A Marimekko vennero assunti molti designer che avevano già lavorato per i Ratia, tra cui quella che sarebbe diventata la più influente di tutti: Maija Isola, che per Printex aveva disegnato la fantasia Amfora e che nel 1964 creò Unikko, la celebre stampa con i papaveri stilizzati e dal rosso acceso (in risposta a Armi Ratia, che aveva detto che Marimekko non sarebbe mai diventata un’azienda di stampe floreali).

AmforaAmfora, disegnato da Maija Isola nel 1949

L’altro prodotto di maggior successo di Marimekko è la camicia Jokapoika, unisex e a strisce bianche e nere, inventata dalla stilista Vuokko Nurmesniemi. L’impatto di Nurmesniemi sulla moda finlandese fu notevole, grazie agli abiti dalle linee morbide che mettevano al primo posto la praticità e la libertà di movimento.

Jokapoika La camicia Jokapoika disegnata nel 1956 da Vuokko Nurmesniemi (Marimekko)

La cura per il design di Marimekko si riflette anche nel logo, che venne creato nel 1954 ed è il nome dell’azienda scritto con i caratteri della Olivetti.
marimekko_logo

Marimekko ebbe un importante riconoscimento internazionale quando nel 1957 Timo Sarpaneva, uno dei più importanti designer e scultori finlandesi dell’epoca, propose di organizzare una sfilata di moda alla Triennale di Milano (la sfilata fu poi cancellata all’ultimo momento). Lo stilista Giorgio Armani, che all’epoca curava le vetrine della Rinascente di Milano, invitò Marimekko a esporre i suoi abiti nel reparto di abbigliamento dei grandi magazzini. Nel 1959 Jacqueline Kennedy acquistò sette vestiti di Marimekko per la campagna elettorale del marito; l’anno successivo ne indossò uno sulla copertina della rivista Sports Illustrated, contribuendo a far conoscere l’azienda negli Stati Uniti.

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La crisi e la ripresa

Già alla fine degli anni Sessanta Marimekko era finanziariamente in crisi: aveva un grosso debito e troppo personale. Venne risanata, nel 1974 si quotò in borsa, le vendite risalirono fino alla fine del decennio e iniziò a espandersi all’estero, soprattutto Giappone e Stati Uniti. Il 3 ottobre del 1979 Ratia morì e iniziò la peggior crisi dell’azienda, che durò per tutti gli anni Ottanta. I suoi eredi la cedettero nel 1985 al gruppo finlandese Amer, che la rivendette nel 1991 a Kirsti Paakkanen, dirigente di un’agenzia pubblicitaria, che rimise in piedi l’azienda puntando nuovamente sul design.

Kirsti assunse nuove stiliste, sia affermate che emergenti, e inaugurò una linea interamente dedicata agli abiti per l’ufficio. In pochi anni Marimekko si riprese e riacquistò popolarità: la fantasia Unikko tornò di moda – ora viene stampata su tovagliette, tazze, borse, asciugamani, nei colori più diversi – e nel 1999 Marimekko rispuntò nella cultura pop quando Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City, indossò un bikini e poi un abito Marimekko nella seconda stagione della serie tv.

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Nuovi oggetti di design – come le porcellane Oiva disegnate da Sami Ruotsalainen nel 2009 – sono diventati successi commerciali, mentre le tecniche di stampa sono state modernizzate con l’acquisto di nuovi macchinari. Marimekko ha anche continuato a espandersi in tutto il mondo: i suoi prodotti sono venduti in 40 paesi, gestisce 150 negozi monomarca – in Europa, Nord America e in Asia – e impiega circa 500 persone. In Italia non c’è un negozio Marimekko, ma i prodotti si possono acquistare in alcuni rivenditori e, da settembre 2015, sul sito dell’azienda. Nel 2015 Marimekko ha venduto in tutto il mondo per 186 milioni di euro, pari 96 milioni di utili; nel primo quarto del 2016 gli utili sono cresciuti del 4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, circa 20,9 milioni di euro.

Marimekko sta cercando di imporsi anche nel mondo della moda e dal 2011 sfila ad alcune delle settimane della moda come quelle di New York, Copenaghen, Tokyo e Stoccolma. Ha anche collaborato con marchi famosi come Converse, Banana Republic e, quest’anno, Tiger, mentre dal 2012 fornisce tazze e tovagliette per Finnair, la compagnia di volo finlandese, che ha anche due aerei con destinazioni a lungo raggio dipinti con la fantasia Unikko.

finnair foto: Finnair

Com’è lavorarci

Marimekko è anche famosa per essere un’azienda gestita e portata al successo dalle donne: dalla fondatrice alle sue designer più importanti, Maija Isola e Vuokko Nurmesniemi. È tuttora così: la presidente è una donna, Tiina Alahuhta-Kasko, e nel 2015 erano donne il 94 per cento dei dipendenti, molte in posizioni importanti. Alahuhta-Kasko riconosce che «è vero che donne forti e piene di talento hanno avuto un ruolo cruciale nella storia e nell’eredità dell’azienda» ma spiega anche che Marimekko non ha mai cercato attivamente di favorire le donne sul lavoro con politiche apposite e quote rosa: ha semplicemente assunto le persone più qualificate che, nella maggior parte dei casi, sono donne.

Un altro aspetto positivo di Marimekko è la facilità con cui si può fare carriera all’interno dell’azienda, come mostrano le storie di alcune attuali dirigenti. Minna Kemel-Kutvonen venne assunta nel 1992 nel reparto design e ora è diventata responsabile del design dei prodotti per la casa e delle stampe; Emmakaisa Soisalo iniziò come assistente designer nel 2011 e ora è a capo dello sviluppo del design e della linea di abbigliamento prêt-à-porter.

Da come ne parla chi ci lavora, Marimekko sembra una grande famiglia dove tutti hanno la possibilità di migliorare e crescere, ed è uno dei posti in cui più vogliono lavorare gli studenti di moda e design in Finlandia. La cura per le stampe – negli archivi ne sono conservate circa 3.500 – è fondamentale: come spiega la presidente Alahuhta-Kasko, «l’estetica finlandese è una combinazione interessante tra l’influenza occidentale di Svezia e Danimarca – fatta di elementi grafici, semplicità e modernismo – e quella orientale, ornamentale e ricca. A Marimekko la chiamiamo una felice contraddizione. Ad Armi non piacevano le stampe dolci e delicate e il modo di vestire restrittivo dell’epoca».

Dopo sessant’anni, Marimekko continua ad avere gli stessi obiettivi, dice Kemel-Kutvonen: «L’azienda fu fondata per portare gioia alle persone nella vita di ogni giorno, ed è ancora questo il nostro scopo. Siamo rivolti verso il futuro e cerchiamo il lato positivo delle cose. Anche quando tutto è grigio e scuro, cerchiamo un piccolo raggio di sole e vediamo di andargli incontro».

Bo Boo La fantasia per bambini disegnata nel 1975 dalla giapponese Katsuji Wakisaka

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