• Cultura
  • mercoledì 18 Maggio 2016

Barbie in missione per salvare l’Africa

Un account Instagram prende in giro il senso di onnipotenza superficiale di molti volontari occidentali in Africa

Barbie Savior è un account di Instagram che prende in giro la superficialità di certi ragazzi occidentali che vanno in un paese africano per fare volontariato, che si occupino di cooperazione internazionale, sanità o istruzione. Nelle immagini pubblicate su Instagram si vede una bambola Barbie bianca in vari paesaggi africani, spesso con una Barbie bambina nera. Barbie Savior dice frasi tipo: “Chi ha bisogno di un’istruzione formale in Africa? Io no. Tutto quello che mi serve è un po’ di gesso e una dose di ottimismo. È così triste che non ci siano abbastanza insegnanti qualificati qui. Anche io non sono qualificata ma sono occidentale, quindi andrà bene”. Barbie Savior crede in Dio, è superficiale e ama molto il lusso americano, anche se dice di amare l’Africa al punto da tatuarsene la sagoma sul cuore.

Le creatrici di Barbie Savior sono due ragazze bianche tra i 20 e i 30 anni che hanno deciso di rimanere anonime: entrambe hanno fatto volontariato e hanno lavorato per organizzazioni non governative in paesi dell’Africa orientale. La loro esperienza, hanno spiegato al Post, ha fatto sì che cominciassero a vedere le cose da un punto di vista diverso, il cosiddetto “complesso del Salvatore Bianco” che deve a tutti i costi fare qualcosa per l’Africa. I concetti di giusto e sbagliato, apparentemente così chiari quando si pensa ai paesi africani da un punto di vista occidentale, vengono messi in discussione quando si conosce davvero un paese diverso con una diversa cultura. Barbie Savior ha oggi più di 92mila seguaci.

Le due ragazze hanno inventato Barbie Savior per raccontare in modo spiritoso i danni che il “complesso del Salvatore Bianco” può provocare, insieme al suo mancato riconoscimento. Barbie Savior mostra con efficacia gli aspetti ridicoli dell’atteggiamento di alcuni americani ed europei nei confronti dei paesi africani: secondo le sue creatrici, tutti quelli che lavorano o fanno volontariato hanno conosciuto almeno una o due Barbie Savior, se non lo sono stati loro stessi.