(ANSA/STEFANO PORTA)

Guida alle elezioni di Milano

Sono tra le più importanti delle prossime amministrative: i due candidati principali sono Giuseppe Sala e Stefano Parisi, il M5S è molto indietro

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Il prossimo 5 giugno a Milano si vota per le elezioni amministrative. I principali candidati sono Giuseppe Sala per il centrosinistra e Stefano Parisi per il centrodestra: la loro sfida è probabilmente una delle più rilevanti e interessanti di tutto il turno elettorale. Il presidente del Consiglio e segretario del PD Matteo Renzi si è esposto molto nei mesi scorsi per appoggiare Sala e la sua vittoria, insieme a quella del sindaco uscente Piero Fassino a Torino, è considerata da molti uno dei pochi modi con cui il PD può limitare i danni di queste amministrative in cui, secondo i sondaggi, rischia di perdere sia a Roma che a Napoli.

I candidati e i sondaggi
Il favorito alle elezioni di Milano è l’ex commissario unico di EXPO Giuseppe Sala che lo scorso febbraio ha vinto le primarie del centrosinistra. La sua candidatura ha rischiato di mettere in difficoltà la coalizione che nel 2012 aveva portato alla vittoria Giuliano Pisapia, composta dal PD e dai partiti della cosiddetta “sinistra radicale” (Pisapia non si è ricandidato per un secondo mandato e i suoi “eredi” hanno perso le primarie di febbraio). Per settimane si è parlato della possibilità di creare una lista alternativa a sinistra di Sala che coinvolgesse personalità rilevanti dell’amministrazione Pisapia; alla fine è nata la lista “Milano in comune” – sostenuta tra gli altri da Possibile, Rifondazione Comunista, Comunisti italiani e l’Altra Europa con Tsipras – che candida sindaco il consigliere comunale Basilio Rizzo.

Secondo i sondaggi, nelle ultime settimane un iniziale corposo vantaggio di Sala si è assottigliato, e oggi i due candidati sono dati quasi alla pari. Gli elettori incerti comunque sono una percentuale molto alta e Sala potrebbe essere in vantaggio nel conquistare il loro voto, grazie soprattutto alla notorietà che ha ottenuto come commissario straordinario di EXPO 2015.

Stefano Parisi, candidato del centrodestra, è riuscito a recuperare molto nei sondaggi da quando lo scorso febbraio Forza Italia, Lega Nord, Area Popolare e Fratelli d’Italia si sono accordati sul suo nome. Lo scorso aprile Parisi ha ottenuto anche l’appoggio di Corrado Passera, l’ex amministratore delegato di Banca Intesa e ministro dello Sviluppo Economico durante il governo Monti che per mesi aveva fatto campagna elettorale da indipendente. Parisi ha un profilo molto simile a quello di Sala: nonostante sia romano, vive a Milano dal 1997, è stato segretario comunale (la carica che ogni tanto si sente chiamare “city manager) durante la giunta Albertini, come Sala lo è stato durante quella Moratti (Sala comunque ha lavorato a lungo nel settore privato, mentre la carriera di Parisi è stata quasi tutta pubblica e politica). Per loro stessa ammissione, entrambi provengono dalla borghesia milanese e hanno cercato di presentarsi agli elettori come candidati moderati e pragmatici.

Il M5S sembra la forza politica più in difficoltà, anche perché non è mai stato particolarmente forte a Milano. Lo scorso novembre, con una consultazione online, il Movimento aveva deciso di candidare Patrizia Bedori, 53 anni, ex dirigente di un’azienda di arredamento, al momento disoccupata. A marzo Bedori ha ritirato la sua candidatura, dicendo di non riuscire a reggere la pressione mediatica. Nelle settimane precedenti erano circolate diverse voci secondo cui diversi esponenti del suo partito non la ritenevano all’altezza dell’incarico. Il nuovo candidato è Gianluca Corrado, arrivato terzo alle primarie online di novembre.

La campagna elettorale
Uno dei punti su cui i commentatori insistono di più è la somiglianza tra Sala e Parisi, entrambi con un percorso professionale piuttosto simile alle spalle, entrambi moderati e provenienti dalla borghesia milanese. Nel cercare di distinguersi dall’altro candidato, Sala è stato probabilmente il più aggressivo dei due e ha speso molte energie per attaccare Parisi in particolare sulla sua alleanza con la Lega Nord di Matteo Salvini. In un’intervista allo Huffington Post, per esempio, Sala ha detto: «Se vincesse Parisi avremmo un consiglio comunale di una città internazionale come la nostra a matrice leghista. Non è una polemica, è un fatto». La Lega, in realtà, non sembra particolarmente forte nella coalizione che sostiene Parisi, dove conta per circa un quarto-un terzo dei voti.

Alcuni episodi sembrano comunque aver aiutato Sala nella sua campagna di attacchi: per esempio la candidatura da parte della Lega Nord di Stefano Pavesi, rappresentante del gruppo di estrema destra “Lealtà e azione” che ha trascorso lo scorso 25 aprile ad una celebrazione per i combattenti della Repubblica Sociale Italiana, il governo fantoccio guidato da Benito Mussolini e messo in piedi dai nazisti nel novembre del 1943. Parisi ha chiesto di ritirare la sua candidatura, ma la Lega si è rifiutata. Dal canto suo, Parisi ha più volte ironizzato sulla collocazione politica di Sala, sostenendo che lui è “più di sinistra” dell’ex manager di EXPO; in effetti Parisi ha un passato nell’ufficio studi CGIL e come funzionario in diversi governi socialisti.

I temi
Entrambi i candidati dei due schieramenti principali hanno presentato i loro programmi all’inizio di maggio: sui loro siti potete trovare quello lungo 120 pagine di Sala (qui una sintesi), e una serie di punti e slogan per quello di Parisi. Finora, però, i famosi “contenuti” non sono stati davvero al centro della campagna elettorale, anche perché sono spesso così generici o scontati da essere molto simili da entrambe le parti: probabilmente ha un ruolo anche la situazione particolarmente positiva di Milano, che sta vivendo anni di grande vitalità e ascesa e quindi richiede alla politica una saggia prosecuzione del percorso avviato, piuttosto che grandi rivoluzioni e progetti sovversivi. Quando Parisi lo scorso 7 maggio ha presentato il suo “piano per la mobilità”, l’assessore alla Mobilità della giunta Pisapia, Pierfrancesco Maran, gli ha risposto: «Nulla di nuovo. Sono soluzioni già previste da noi».

Uno dei pochi punti di divisione riguarda la costruzione di una moschea a Milano. Sala ha detto di essere favorevole e che una moschea legale e riconosciuta è preferibile ai «sottoscala senza controlli». Parisi ha detto di non essere pregiudizialmente contrario, ma che prima di concedere i permessi vuole l’approvazione di una legge nazionale, che preveda tra le altre cose l’obbligo per gli imam di predicare in italiano. Parisi ha molto insistito più in generale anche sull’insicurezza della città e sui pericoli di Milano. Sala lo ha spesso attaccato su questi punti, sostenendo che Parisi fa una campagna elettorale basata sulla paura, come la Lega Nord. Negli ultimi anni il tasso di criminalità a Milano è rimasto più o meno costante, con alcuni delitti in aumento, come i furti, specialmente quelli più piccoli, e altri in diminuzione, come le rapine.