Giornalisti stranieri fuori dal Palazzo del 25 aprile, il 6 maggio. (AP Photo/Wong Maye-E, File)
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  • martedì 10 Maggio 2016

Tutte le disavventure dei giornalisti stranieri in Corea del Nord

Erano stati invitati per seguire il Congresso del Partito dei Lavoratori, invece sono stati portati nei posti più assurdi

Giornalisti stranieri fuori dal Palazzo del 25 aprile, il 6 maggio. (AP Photo/Wong Maye-E, File)

Il 6 maggio è iniziato in Corea del Nord il settimo congresso del Partito dei Lavoratori, che è l’unico partito ammesso nel paese, governato dal 1948 da una dittatura familiare di stampo comunista. Era dal 1980 che in Corea del Nord non si teneva un congresso di questo tipo e per l’occasione sono stati eccezionalmente ammessi nel paese anche 128 giornalisti stranieri. I giornalisti, che si aspettavano di poter assistere al congresso, hanno però raccontato che la loro è stata una visita surreale, nella quale sono stati portati in molti posti strani ma non nel Palazzo del 25 aprile di Pyongyang, dove si teneva il congresso. Venerdì ad esempio hanno dovuto visitare una fabbrica di cavi, un filatoio, la metropolitana di Pyongyang, un ospedale per bambini, la casa natale dell’ex presidente Kim Il Sung, e quella di un “lavoratore modello”.

Per ogni giornalista c’erano una o due guide locali, per accompagnarlo in tutte le uscite fuori dall’hotel, che si trovava su un’isola sul fiume che attraversa Pyongyang: le guide hanno invitato i giornalisti a non uscire da soli dall’hotel per nessun motivo. Ai giornalisti che si lamentavano di non poter assistere al congresso è stato detto che avrebbero potuto seguirlo sulle tv controllate dal governo. Domenica i giornalisti sono stati portati con dei bus fuori dal Palazzo del 25 aprile, dove si trovavano i leader del Partito dei Lavoratori, ma dopo poco tempo sono stati riportati indietro senza avere parlato con nessuno e senza aver assistito alle discussioni.

Lunedì un gruppo selezionato di 30 giornalisti sono stati finalmente portati in segreto nel Palazzo del 25 aprile, mentre alcune guide hanno provato a portare gli altri 98 giornalisti esclusi in una fabbrica alimentare. Non ci sono riusciti, perché i giornalisti hanno protestato per non essere stati portati al congresso. Un funzionario del governo nordcoreano ha spiegato che erano stati ammessi al Palazzo del 25 aprile i rappresentanti di una televisione e di un giornale o agenzia di stampa per ogni paese: il Financial Times ha però spiegato che nonostante fosse l’unico giornale britannico, i suoi giornalisti non sono stati portati al congresso. Sono stati invece portati a un poligono di tiro dove gli unici clienti erano una coppia che stava festeggiando il proprio matrimonio.

I giornalisti che sono stati al congresso hanno spiegato che sono stati trattenuti per tre ore per dei rigidi controlli di sicurezza, e che alla fine sono stati ammessi nella sala del congresso, dove sono rimasti però solo per una decina di minuti, assistendo all’ingresso di Kim Jong-un. Scrive il Financial Times: «Un altro funzionario ha fatto un discorso di cinque minuti nel quale ha annunciato che il titolo di Kim Jong-un era stato cambiato in uno che suona leggermente più importante [quello di presidente del Partito dei Lavoratori, ndr], e poi i giornalisti sono stati portati fuori dalla sala e riportati all’hotel». Oltre al cambio di titolo per Kim Jong-un, che prima era segretario del partito, nel congresso è stato annunciato un piano di cinque anni per aiutare la crescita economica nordcoreana. Kim Jong-un ha detto che la Corea del Nord non userà le armi nucleari a meno che la sua sovranità nazionale non sia attaccata, ma ha anche annunciato che verrà incrementato lo sviluppo dei missili nucleari.

Julie Makinen, una giornalista del Los Angeles Times, ha detto che non le è stato permesso di entrare nella sala del congresso perché, le hanno detto le autorità locali, i suoi articoli scritti in passato sulla Corea del Nord “non erano belli”, e perché gli americani non capivano la Corea del Nord. Venerdì il corrispondente da Tokyo di BBC Rupert Wingfield-Hayes era stato arrestato insieme a Maria Byrne e Matthew Goddard, rispettivamente produttrice e cameraman di BBC, mentre cercavano di lasciare il paese. Wingfield-Hayes è stato interrogato per otto ore all’aeroporto, e poi è stato costretto a firmare un comunicato in cui si scusava. Le autorità nordcoreane hanno spiegato che aveva distorto i fatti e parlato male del sistema e della leadership del paese.

La troupe di BBC era arrivata in Corea del Nord qualche giorno prima degli altri giornalisti, insieme a una delegazione di premi Nobel. Wingfield-Hayes ha spiegato che si erano messi nei guai dopo aver girato un video davanti a una statua di Kim Il-sung nel quale aveva detto qualcosa ritenuto offensivo dalle autorità nordcoreane. Durante una conferenza stampa dopo l’arresto di Wingfield-Hayes, un altro corrispondente di BBC ha chiesto alle autorità come ritenevano che il resto del mondo avrebbe giudicato la decisione della Corea del Nord di interrogare ed espellere un giornalista perché aveva detto cose non gradite. Il funzionario che stava tenendo la conferenza stampa non ha risposto e se n’è andato. Martedì, dopo la fine del congresso, c’è stata a Pyongyang una enorme parata civile alla presenza di Kim Jong-n