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  • venerdì 6 maggio 2016

Ma cos’è successo alla Virtus Bologna?

Una delle squadre di basket italiane più vincenti di sempre è retrocessa in A2 dopo una stagione molto deludente: e pensare a dov'era 15 anni fa

Un pezzo della Virtus Bologna durante la partita contro Giorgio Tesi Group (Roberto Serra per Virtus Pallacanestro Bologna)

Mercoledì la Virtus Bologna, storica squadra del campionato italiano di basket, è retrocessa per la seconda volta nella sua storia in A2 (anche se la prima non era stata una vera retrocessione: ci arriviamo). La notizia è stata molto ripresa e commentata dalla stampa sportiva nazionale, per la storia e l’importanza della Virtus nel basket italiano. La Virtus fu l’ultima squadra italiana a vincere un’Eurolega (l’equivalente della Champions League di calcio) nell’ormai lontano 2001, quando era allenata da Ettore Messina e aveva giocatori del livello di Manu Ginobili e Antoine Rigaudeau. Nel giro di 15 anni sono cambiate però moltissime cose: di mezzo c’è stata una retrocessione per gravi guai societari, diversi cambi di presidenza e un notevole ridimensionamento degli obiettivi sportivi della squadra. E quest’anno, al termine di una stagione più che deludente, la Virtus è finita ultima in campionato, ottenendo la prima retrocessione “sul campo” nei suoi 87 anni di storia.

Quella stagione incredibile, quella del Grande Slam
Per raccontare cosa significhi oggi la retrocessione della Virtus, si deve partire da quella incredibile stagione che si giocò tra il 2000 e il 2001, quando Bologna vinse davvero tutto: scudetto, Coppa Italia ed Eurolega (il Grande Slam). Quella stagione arrivò alla fine di un decennio molto appassionante per il basket italiano, che si era aperto con la storica vittoria di Caserta contro la più titolata Milano e si era concluso con l’altrettanto storico scudetto della Fortitudo Bologna, il primo della sua storia dopo parecchi tentativi finiti male. In mezzo c’era stato un dominio piuttosto netto della Virtus, che era senza dubbio la squadra più forte in Italia. All’inizio della stagione 2000-2001 a Bologna arrivarono alcuni nuovi giocatori, che tra gli altri avrebbero dovuto sostituire il serbo Saša Danilović, uno dei giocatori più forti mai passati per il campionato italiano. Arrivarono per esempio Manu Ginobili, oggi grande campione dei San Antonio Spurs, e Marko Jarić, diventato anche lui giocatore NBA. In panchina c’era Ettore Messina, uno dei più vincenti allenatori in Europa, oggi assistente allenatore di Gregg Popovich a San Antonio.

Quella stagione non partì benissimo, ma da Natale in poi la Virtus si dimostrò pressoché imbattibile. Vinse tutto, battendo in finale scudetto la Fortitudo Bologna (un film già visto) e in finale di Eurolega i baschi del Tau Vitoria. Da allora nessuna squadra italiana ha più fatto una stagione del genere.

I primi problemi, e poi il crollo
La stagione successiva non fu altrettanto incredibile ma nemmeno così tragica, a guardare i risultati. La Virtus vinse la Coppa Italia battendo in finale Siena; riuscì ad arrivare di nuovo in finale in Eurolega, anche se perse contro il Panathinaikos di Dejan Bodiroga, fortissimo giocatore serbo che in Italia aveva già vinto uno scudetto con Milano diversi anni prima; e fu eliminata alle semifinali di playoff del campionato italiano, perdendo contro la Benetton Treviso. Il problema, al di là dei risultati non all’altezza della storica stagione precedente, fu più che altro quello che era successo in mezzo.

Nel marzo del 2002 il presidente della Virtus Marco Madrigali, scontento di alcuni brutti risultati della squadra, aveva esonerato Ettore Messina. La decisione era stata presa malissimo dal pubblico di Bologna, che aveva poi convinto il presidente a reintegrare l’allenatore. Ma non era stato sufficiente: le sconfitte che arrivarono da lì a fine stagione convinsero Madrigali a un cambio definitivo di allenatore e general manager. Messina se ne andò per davvero, alla Benetton Treviso, sostituito dal montenegrino Bogdan Tanjević.

Nel 2002, nel mezzo dell’ultima stagione di Ettore Messina alla Virtus Bologna, iniziò anche il caso che portò nel giro di un anno e mezzo al disastro della retrocessione. Il protagonista di quella vicenda fu Sani Bečirovič, giocatore sloveno che la Virtus aveva acquistato all’inizio della stagione 2001-2002, quella successiva al Grande Slam. Dopo pochi mesi a Bologna, Bečirovič cominciò ad avere dei guai alle ginocchia: fu operato più di una volta ma alcune complicazioni lo costrinsero praticamente all’inattività. Nell’ottobre del 2002 l’avvocato di Bečirovič accusò la Virtus di non avere pagato tutti gli stipendi al suo cliente e avviò una causa, il cosiddetto “lodo Bečirovič”. Secondo il presidente Madrigali, Bečirovič non era più un giocatore della Virtus; secondo la Federazione Italiana Pallacanestro (FIP, l’organo di governo della pallacanestro in Italia), invece, Bečirovič lo era e quindi doveva essere pagato. Alla fine l’accordo non fu trovato: nell’agosto del 2003 la FIP revocò l’affiliazione della Virtus alla federazione, di fatto stabilendone la scomparsa dal mondo del basket italiano. Poi Bečirovič tornò a giocare: e quando nel 2005 andò alla Fortitudo, l’altra squadra di Bologna con cui la Virtus aveva avuto un’accesa e appassionante rivalità per tutti gli anni Novanta, i tifosi della Virtus, ecco, non la presero troppo bene.

Sani BecirovicSani Bečirovič in difesa con la maglia della Climamio Bologna, nel 2006 (Ansa Foto/Franco Debernardi)

Claudio Sabatini e il ritorno della Virtus
La Virtus, comunque, non cessò di esistere nell’agosto del 2003. Pochi giorni prima dell’udienza di fronte al giudice fallimentare, Madrigali decise di cedere la società a Claudio Sabatini, conosciuto imprenditore che tra le altre cose era stato il creatore del Futurshow, un’importante fiera bolognese dedicata alle innovazioni tecnologiche. Sabatini acquistò anche Progresso Castelmaggiore, una società di basket maschile di Castel Maggiore – un piccolo comune di circa 20mila abitanti in provincia di Bologna – che giocava nella Legadue, la seconda divisione del campionato italiano di basket. Sponsorizzò la sua nuova squadra con il marchio “Futur Virtus”, garantendo così la continuità del nome Virtus nonostante la decisione della FIP.

La Virtus di Sabatini riuscì a riottenere la promozione nella massima serie nel 2005, dopo avere battuto in finale dei playoff per 3 a 0 la Premiata Montegranaro. Sabatini rimase presidente della società fino al 2013: in quei dieci anni la Virtus non raggiunse più i livelli dei gloriosi anni Novanta e inizio anni Duemila, nonostante qualche buon risultato. Per esempio nel 2007 arrivò un po’ a sorpresa in finale dei playoff: perse per 3 a 0 contro Siena, squadra che poi si dimostrerà praticamente imbattibile vincendo sette scudetti consecutivi e arrivando diverse volte in semifinale di Eurolega. Poi nel 2009 vinse l’Eurochallenge, che era il terzo torneo di basket in Europa per importanza. Furono comunque risultati modesti, che peggiorarono negli anni successivi anche a causa di nuovi guai societari.

Dal 2012 la Virtus Bologna è proprietà di una fondazione messa in piedi proprio da Sabatini. Quando fu presentata, l’iniziativa ottenne buoni riscontri: per esempio il presidente del CONI Giovanni Petrucci disse che «il modello scelto per gestire la Virtus Pallacanestro Bologna è all’insegna di una gestione avveniristica che si pone come obiettivo una linea d’azione virtuosa e funzionale». L’idea era distribuire le responsabilità su diversi soci e provare a rilanciare una squadra che non giocava più ad altissimi livelli da diversi anni. Le cose però non andarono secondo i piani e gli entusiasmi attorno al progetto crollarono nel giro di poco tempo. Sabatini si dimise da presidente della fondazione nel febbraio 2014, parlando di divergenze con Renato Villalta, presidente della Virtus Pallacanestro e storico giocatore della stessa società tra gli anni Settanta e Ottanta. Poi si dimise anche Villalta, che fu sostituito da Francesco Bertolini, che a sua volta fu sostituito da Alberto Bucci.

Oltre alla notevole instabilità e imprevedibilità delle vicende societarie, l’ultima stagione della Virtus è stata abbastanza disastrosa, seppur non ci fossero grandi ambizioni iniziali. In molti hanno giudicato insufficiente il lavoro dell’allenatore Giorgio Valli, visto anche il gioco traballante della squadra: la rivista Ultimo Uomo ha scritto che in questa stagione la Virtus è stata la terzultima squadra per efficienza offensiva e per lunghi tratti di campionato è stata ultima in diverse voci statistiche relative al gioco d’attacco; ha invece fatto registrare il numero più alto di palle perse di tutto il torneo e ha mostrato grandi difficoltà a gestire i finali di partita. Il problema più grande sono stati i continui infortuni di Allan Ray, giocatore americano che doveva essere il leader tecnico e caratteriale della Virtus ma ha finito per giocare in solo quattro partite (nella scorsa stagione Ray aveva fatto 16,5 punti di media a partita, una cifra buona per il campionato italiano). Mercoledì sera la Virtus ha giocato la sua ultima partita di campionato, contro Reggio Emilia fuori casa, perdendo nettamente. In classifica è arrivata ultima con 22 punti a pari merito con Torino, Caserta e Capo D’Orlando, ma è rimasta penalizzata nella classifica avulsa.

Oggi la delusione per le ultime vicende sportive e societarie della Virtus Bologna è molto grande e non è chiaro cosa succederà, se si deciderà per un superamento del modello della fondazione oppure se rimarrà tutto uguale. Intanto Ettore Messina ha pubblicato un post su Facebook in cui ha definito la sconfitta contro Reggio Emilia e la conseguente retrocessione una delle serate più tristi della sua vita sportiva.

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