Un'immagine della presentazione della collezione cruise primaverile 2016 di Stella McCartney con due modelli nei panni di Che Guevara e Fidel Castro (Stella McCartney)
  • Moda
  • lunedì 2 Maggio 2016

Che futuro ha la moda a Cuba?

Le aziende locali di abbigliamento e gioielli crescono, anche se lentamente, intanto Chanel presenterà una sua collezione all'Avana

Un'immagine della presentazione della collezione cruise primaverile 2016 di Stella McCartney con due modelli nei panni di Che Guevara e Fidel Castro (Stella McCartney)

A fine 2014 è iniziato un periodo di distensione nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba che ha portato a una parziale eliminazione dell’embargo sui prodotti cubani (chiamato “el bloqueo” a Cuba): anche se i cubani non possono ancora esportare cibo, veicoli e macchinari, possono vendere negli Stati Uniti capi di abbigliamento, scarpe e accessori. Tuttavia non è facile per gli imprenditori cubani (i cosiddetti “cuentapropistas“, letteralmente “coloro che lavorano in proprio”) nel settore della moda riuscire a far conoscere i loro prodotti e, a volte, trovare i materiali per realizzarli. La rivista Business of Fashion ha intervistato alcuni imprenditori cubani per spiegare quali sono le nuove opportunità e le difficoltà per chi produce vestiti e gioielli.

Grazie alle riforme economiche iniziate dal 2010 dal governo di Raúl Castro, gli imprenditori cubani possono assumere fino a 25 dipendenti in più rispetto a prima, a seconda del loro settore, e il numero di cuentapropistas è più che triplicato dall’introduzione delle nuove regole. Le esportazioni da Cuba agli Stati Uniti sono ancora ridotte: in primo luogo perché per esportare i loro prodotti i cuentapropistas devono soddisfare alcuni requisiti richiesti dagli Stati Uniti, come provare di non avere legami con il governo in un paese in cui la maggior parte della produzione industriale è in mano ad aziende statali.

Le difficoltà di imprenditori e stilisti a Cuba

La designer di gioielli cubana Rosana Vargas, intervistata da Business of Fashion, spiega che la sua azienda, ROX 950, produce circa 500 gioielli d’argento artigianali al mese: i 35 dipendenti assunti da Vargas lavorano nel suo appartamento di tre stanze. ROX 950 esiste da cinque anni e i suoi gioielli sono venduti in più di 10 punti vendita a Cuba, tra cui negli alberghi di lusso; Vargas sta cercando di ampliare il mercato dei suoi prodotti trattando con un distributore americano e vorrebbe aumentare i ritmi di produzione per far fronte all’espansione. La sua comunque è un’azienda di successo: il fatturato è di circa 17mila euro al mese.

Per gli imprenditori che producono capi di abbigliamento uno degli ostacoli maggiori è reperire i materiali, che continuano a essere molto costosi. Lo stilista José Luis González, proprietario dell’azienda di moda femminile Modarte, spiega sempre a Business of Fashion che i prezzi delle stoffe vendute dai negozi statali sono eccessivamente alti: per esempio lo chiffon tinta unita costa circa 5 euro per metro quadrato; comprandolo dall’Italia González lo paga solo qualche centesimo al metro quadrato. Altre difficoltà sono le complicate politiche fiscali cubane e il fatto che nel mercato cubano non esiste una differenza tra vendita al dettaglio e all’ingrosso. I clienti di Modarte e di ROX 950 sono un numero ridotto di persone: i loro prezzi, che sarebbero considerati ragionevoli o addirittura convenienti negli Stati Uniti e in Europa, sono proibitivi per la maggior parte dei cubani.

Oltre alle difficoltà economiche, è anche complicato restare aggiornati sulle tendenze della moda internazionale: secondo l’organizzazione americana Freedom House, il 30 per cento dei cubani ha accesso a Internet limitato dal governo, solo una percentuale molto minore riesce a connettersi a qualsiasi sito, e per questo è difficile vedere le ultime sfilate anche se sono trasmesse in streaming.

La moda internazionale a Cuba

Grazie alla distensione nei rapporti commerciali con gli Stati Uniti, le aziende internazionali del settore della moda si stanno interessando a Cuba. Chanel presenterà la collezione cruise 2017 (che offre capi per la vita di tutti i giorni) proprio all’Avana: la sfilata si terrà il 3 maggio 2016 al El Paseo del Prado. Sarà rivolta a un pubblico internazionale più che ai cubani, che però potranno vedere 200 fotografie dello stilista di Chanel, Karl Lagerfeld, esposte dal 28 aprile nella capitale. La mostra, intitolata Obra en Proceso / Work in Progress, sarà ospitata fino al 12 maggio dallo spazio espositivo Factoría Habana.

#karllagerfeld #habana #cuba #chanel #factoriahabana

Una foto pubblicata da Abel Eduardo Carrasco Ruiz (@abeleduardo7) in data:

La exhibición fotográfica ‘Obra en Proceso / Work in Progress’ de Karl Lagerfeld en #FactoriaHabana #ChanelCruiseCuba Una foto pubblicata da Vogue México y Latinoamérica (@voguemexico) in data:

Chanel non è stata la prima casa di moda a interessarsi a Cuba, anche se è la prima a organizzarvi una sfilata. Le collezioni cruise per la primavera 2016 di Stella McCartney e di Proenza Schouler sono ispirate all’immaginario legato a Cuba, sia per gli abiti che per la promozione; tra le fotografie di presentazione di quella di Stella McCartney ci sono due modelli nel ruolo di Che Guevara e Fidel Castro impegnati in una partita a domino. Inoltre, ultimamente alcune riviste di moda internazionali – Vanity Fair, W Magazine, Marie Claire – hanno realizzato dei servizi fotografici a Cuba.

I prodotti dei marchi di “moda veloce” come Zara, Benetton e Mango si trovano già sull’isola: nei negozi controllati dallo stato, che trattano con le aziende attraverso degli intermediari, e al mercato nero, insieme a capi di abbigliamento di altre aziende internazionali. Grazie alla presenza di questi prodotti (per ora ridotta) e all’abbigliamento di sportivi e rapper cubani che viaggiano all’estero, i cubani stanno imparando a conoscere la moda internazionale e i brand più famosi. Un altro modo con cui i cubani stanno entrando in contatto con la moda internazionale è il cosiddetto “El Paquete” (letteralmente “il pacchetto”): un abbonamento illegale a film, programmi televisivi e riviste americane che viene spedito a casa dei cubani su un disco rigido o su una chiavetta USB per un costo tra 2 e 4 euro la settimana.