Albert Rivera (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images), Pedro Sanchez (PEDRO ARMESTRE/AFP/Getty Images), Mariano Rajoy (CURTO DE LA TORRE/AFP/Getty Images) e Pablo Iglesias (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 28 Aprile 2016

Tre possibili scenari sulle elezioni in Spagna

Ora che è ufficiale che si torna a votare, il Financial Times ha cercato di ragionare sugli intricati meccanismi di alleanze della politica spagnola

Albert Rivera (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images), Pedro Sanchez (PEDRO ARMESTRE/AFP/Getty Images), Mariano Rajoy (CURTO DE LA TORRE/AFP/Getty Images) e Pablo Iglesias (PIERRE-PHILIPPE MARCOU/AFP/Getty Images)

Il 26 giugno ci saranno nuove elezioni legislative in Spagna, indette da re Filippo VI dopo mesi di stallo politico. La convocazione di nuove elezioni si è resa necessaria per l’incapacità dei partiti politici spagnoli di trovare un accordo per formare una maggioranza parlamentare: le ultime elezioni, che si erano tenute nel dicembre 2015, hanno prodotto un Parlamento molto frammentato rendendo necessario un governo di coalizione per la prima volta dal 1982, che però non è stato formato. Il problema è che non è per niente certo che le elezioni di giugno producano un risultato diverso da quello uscito dal voto di dicembre: finora i sondaggi e le analisi di esperti e giornalisti politici spagnoli mostrano che lo scenario più probabile sarà di nuovo un Parlamento senza maggioranza.

Il Financial Times ha elencato e spiegato le tre cose che potrebbero succedere dopo le elezioni del 26 giugno: una maggioranza di centrodestra, una maggioranza di centrosinistra o nessuna maggioranza.

Una maggioranza di centrodestra
Dai recenti sondaggi, sembra che la crisi politica degli ultimi mesi potrebbe favorire i due partiti di centrodestra: il Partito Popolare (PP) e Ciudadanos, un partito catalano fondato nel 2006 e descritto per lo più come moderato e centrista. Alle ultime elezioni il PP e Ciudadanos avevano ottenuto rispettivamente 123 e 40 seggi: 163 in totale, con una maggioranza richiesta di 176 seggi. Entrambi i partiti sono nettamente contrari all’indipendenza della Catalogna, la comunità autonoma spagnola che ha come capitale Barcellona, e hanno idee simili anche sull’economia.

Il Financial Times scrive però che un accordo tra PP e Ciudadanos non sarà facile, in particolare per due ragioni. La prima è la scarsa fiducia di Ciudadanos in Mariano Rajoy, leader del PP e attuale primo ministro spagnolo. Rajoy è stato molto criticato negli ultimi mesi per una serie di scandali che hanno coinvolto il PP e per non essere stato in grado di eliminare la corruzione nel suo partito. Rajoy viene anche visto come parte di quella vecchia generazione di politici che sta progressivamente perdendo consensi in Spagna, come dimostra l’ascesa di partiti come Podemos e di leader politici molto giovani e carismatici. La seconda ragione è una certa diffidenza reciproca emersa durante le negoziazioni delle ultime settimane e l’accordo che Ciudadanos aveva trovato con il Partito Socialista (PSOE), la principale forza di centrosinistra del paese. Dell’accordo poi non si è fatto nulla – non avrebbe comunque garantito una maggioranza parlamentare – ma la diffidenza tra Ciudadanos e PP è rimasta.

Una maggioranza di centrosinistra
L’unica possibilità che si verifichi uno scenario del genere, scrive il Financial Times, è che si formi un’alleanza pre-elettorale tra Podemos, il partito guidato da Pablo Iglesias, e Izquierda Unida, una formazione di sinistra che riunisce diverse forze politiche, tra cui il partito comunista spagnolo. Alle elezioni di dicembre Podemos e Izquierda Unida avevano ottenuto rispettivamente 69 e 2 seggi: 71 in totale, una cifra molto lontana dai 176 seggi richiesti per formare una maggioranza. Il Financial Times sostiene però che correndo con un’unica lista i due partiti potrebbero ottenere un numero molto superiore di seggi, anche tenendo conto del sistema elettorale spagnolo che penalizza i partiti molto piccoli. Un’ipotetica lista formata da Podemos e Izquierda Unida potrebbe anche superare il PSOE: a quel punto i due partiti potrebbero chiedere ai Socialisti di unirsi in una coalizione di governo, che in quel caso potrebbe avere la maggioranza.

Anche in questo scenario c’è un grosso problema. Finora Podemos ha cercato di presentarsi come una formazione trasversale e non esclusivamente di sinistra, con l’obiettivo di rinnovare la politica spagnola ed eliminare la corruzione, mentre quest’alleanza avrebbe una forte connotazione politica. Inoltre oggi tra Podemos e Izquierda Unida non ci sono ottimi rapporti, e sembra difficile che i due partiti trovino un accordo per fare una lista comune.

Nessun cambiamento
A oggi lo scenario più probabile sembra essere un altro Parlamento frammentato, con le conseguenti stesse difficoltà a trovare un accordo per una coalizione di governo. Il Financial Times scrive che a quel punto i vari partiti politici spagnoli dovranno cercare di fare quello che non sono riusciti a fare dopo le elezioni di dicembre: fare compromessi e trovare un accordo più ampio. In questo caso saranno probabilmente i Socialisti a essere nella posizione più difficile, visto che finora hanno rifiutato sia di fare una grande alleanza con il PP, sia di creare una coalizione con Podemos e le forze di sinistra spagnole.