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  • mercoledì 27 aprile 2016

In Spagna si torna a votare, alla fine

Il re ha indetto nuove elezioni per il 26 giugno, dopo mesi di trattative fallite per formare una maggioranza: ma il rischio è tornare comunque al punto di partenza

Pedro Sanchez a Madrid il 4 marzo 2016 (GERARD JULIEN/AFP/Getty Images)

Filippo VI, il re della Spagna, ha indetto nuove elezioni per il 26 giugno dopo che per mesi i vari partiti politici spagnoli hanno tentato di formare una maggioranza senza successo. Le ultime elezioni, tenute il 20 dicembre, avevano portato a un Parlamento molto frammentato e alla necessità di formare un governo di coalizione per la prima volta dal 1982. I tentativi dei due principali partiti spagnoli, il Partito Socialista (PSOE) e il Partito Popolare (PP), non sono andati a buon fine: nessuno è riuscito a garantirsi i 176 seggi necessari per ottenere la maggioranza in Parlamento.

Un ultimo tentativo è stato fatto martedì da Compromís, un piccolo partito di sinistra che ha proposto un modello di accordo simile a quello che aveva avuto successo nella Comunità autonoma valenciana, basato sull’alleanza di diverse forze politiche di sinistra. La proposta di Compromís è formata da 30 punti su cui avrebbero dovuto trovare un accordo il PSOE e Podemos, il partito anti-austerità guidato da Pablo Iglesias. Pedro Sánchez, il leader del PSOE, ha accettato 27 dei 30 punti contenuti nella proposta, una decisione ritenuta però insufficiente da Podemos. Iglesias ha detto: «Abbiamo già fatto abbastanza concessioni. Vinceremo le elezioni e offriremo la nostra mano al PSOE e alle forze progressiste». Anche Ciudadanos, il partito centrista guidato da Albert Rivera che alle elezioni di dicembre aveva ottenuto 40 seggi, ha detto che non si sarebbe unito all’accordo proposto da Compromís.

Nonostante i tentativi di trovare un accordo per formare un governo, nelle ultime settimane le accuse reciproche tra PSOE e Podemos sono diventate sempre più dure. Mercoledì Sanchez ha detto: «Iglesias vive meglio con Rajoy a capo del governo che con me, ma non i milioni di spagnoli che lo hanno votato». La rottura definitiva tra i due partiti è avvenuta dopo le consultazioni interne tenute da Podemos la scorsa settimana. Gli iscritti di Podemos hanno risposto a due domande relative al futuro governo della Spagna: hanno bocciato l’ipotesi di partecipare a un governo formato da PSOE e Ciudadanos e hanno invece approvato l’idea di coalizzarsi con le forze di sinistra spagnole. Questa coalizione non avrebbe avuto comunque la maggioranza in Parlamento, a meno che non avesse ottenuto il sostegno dei nazionalisti baschi, catalani o, di nuovo, di Ciudadanos. El País ha scritto che ormai le critiche a Iglesias stanno monopolizzando la strategia politica del PSOE nel breve e nel medio periodo.

Gli ostacoli alla formazione di un governo di coalizione, comunque, sono stati diversi. Uno dei più significativi è stata la rivalità tra Ciudadanos e Podemos su questioni sociali ed economiche, ma soprattutto sull’indipendenza della Catalogna, la comunità autonoma spagnola che ha come capitale Barcellona: favorevole Podemos, contrario Ciudadanos. Anche i tentativi del PP di creare una grande coalizione con il PSOE non hanno avuto successo, anche per i recenti guai e scandali di corruzione che hanno coinvolto diversi esponenti del Partito Popolare guidato da Mariano Rajoy, primo ministro spagnolo dal 2011.

Stando ai sondaggi fatti finora, le elezioni che si terranno a giugno potrebbero avere un esito simile a quelle di dicembre: un Parlamento molto frammentato – con la maggioranza relativa per i Popolari – e l’impossibilità di formare una coalizione a causa delle rivalità tra i diversi partiti politici.

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