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  • venerdì 8 aprile 2016

Una nuova sentenza contro Kesha nella causa contro Dr. Luke

Un giudice di New York ha respinto molte delle accuse di abusi sporte dalla cantante contro il suo produttore, e ha dato ragione a Sony

Sostenitrici di Kesha protestano davanti alla sede di Sony Music a New York. (Mike Coppola/Getty Images)

Mercoledì 6 aprile un giudice della Corte Suprema dello stato di New York ha respinto le accuse presentate dalla cantante hip hop Kesha nei confronti del produttore Dr. Luke, accusato di aver abusato sessualmente di lei, di averle provocato disturbi emotivi e di averla drogata. Quella tra Kesha (nome d’arte di Kesha Rose Sebert) e Dr. Luke (pseudonimo di Łukasz Sebastian Gottwald) è una vicenda legale complicata e che va avanti da quasi un anno e mezzo: Kesha ha 28 anni e finora ha pubblicato due dischi, è diventata molto famosa con il singolo Tik Tok uscito nel 2009 e dal 2005 collabora con Dr. Luke, uno dei più importanti produttori statunitensi, che ha lavorato anche con Katy Perry e Britney Spears.

Nell’ottobre del 2014 Kesha aveva accusato Dr. Luke di averla molestata per molti anni, e ha chiesto di rescindere il contratto che li legava professionalmente. Si era parlato del caso soprattutto lo scorso febbraio, quando una prima sentenza aveva respinto la richiesta di Kesha. Sui social network era partita una vasta campagna in solidarietà di Kesha, che aveva coinvolto diverse famose personalità del mondo dello spettacolo americano e che aveva utilizzato l’hashtag #FreeKesha. Gottwald ha sempre negato tutte le accuse, sostenendo che lei e Kesha abbiano avuto sempre un ottimo rapporto (definito in più occasioni “fraterno”) e che la cantante si sia inventata le accuse per svincolarsi dal contratto che li lega.

Shirley W. Kornreich, la giudice che ha emesso la sentenza di mercoledì, ha spiegato che i presunti crimini sono avvenuti fuori dallo stato di New York, e quindi la causa legale non può procedere. Ma Kornreich ha elencato anche altre motivazioni per la sentenza, che sono quelle di cui si sta discutendo di più: «le sue denunce di insulti sul suo valore come artista, sul suo aspetto esteriore e sul suo peso non bastano a costituire “una condotta estrema, oltraggiosa e intollerabile in una società civilizzata”», cioè la definizione data dalla legge agli abusi psicologici. Kesha aveva sostenuto che nel 2014 era stata ricoverata in un centro di riabilitazione nel quale le erano state diagnosticate bulimia, depressione, stress post-traumatico e attacchi di panico, e che la causa erano gli abusi di Gottwald.

Relativamente all’accusa di “hate crime”, l’odio espresso verso un’intera comunità di persone, Kornreich sostiene che gli abusi di Gottwald su Kesha, qualora fossero realmente avvenuti, non siano motivati da una generale misoginia ma da un’ostilità rivolta specificamente contro Kesha. Ha scritto infatti Kornreich che «non ci sono fatti che confermino l’ostilità di Gottwald nei confronti delle donne. Gottwald è accusato di aver fatto commenti offensivi sul peso, sull’aspetto e sul talento di Kesha, non sulle donne in generale. Non tutti gli abusi sono motivati da odio di genere». Sony, la proprietaria dell’etichetta discografica di Gottwald, dopo il processo aveva offerto a Kesha di mantenere il contratto senza lavorare direttamente con Gottwald: secondo Kornreich l’offerta basterebbe a proteggere sufficientemente la cantante dal produttore.

Kornreich ha poi contestato a Kesha il fatto che nonostante le sue accuse di essere stata molestata per molti anni, abbia raccontato soltanto di due episodi specifici, avvenuti nel 2005 e nel 2008. Anche le prove presentate da Kesha a sostegno del fatto che Sony fosse a conoscenza degli abusi sono state giudicate insufficienti. Molti dei reati di cui è accusato Gottwald sono in ogni caso ormai prescritti, ha detto anche Kornreich. La vicenda legale tra Kesha e Gottwald sta andando avanti parallelamente in due stati americani: la prima denuncia, nell’ottobre del 2014, era stata fatta da Kesha in un tribunale di Los Angeles. Gottwald aveva poi risposto aprendo una causa legale contro la cantante e il suo manager a New York, alla quale Kesha aveva risposto a sua volta con una denuncia. Gottwald ha anche denunciato la madre di Kesha in Tennessee, lo stato in cui vive. La decisione di mercoledì ha stralciato alcune delle accuse di Kesha, lasciandone però in piedi altre legate alla questione contrattuale tra la cantante e Gottwald.