Sostenitori di John Kasich a un evento a Westerville, in Ohio. (J.D. Pooley/Getty Images)

Una notte di importanti primarie americane

Cosa tenere d'occhio nel voto in Ohio, Illinois, Florida, Missouri e North Carolina

di Francesco Costa – @francescocosta
Sostenitori di John Kasich a un evento a Westerville, in Ohio. (J.D. Pooley/Getty Images)

Non è come il famoso Super Tuesday, ma anche questo martedì sarà importante per le elezioni primarie con le quali i partiti americani stanno scegliendo il loro candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Oggi infatti si vota in Florida, Missouri, Illinois, North Carolina e Ohio: il Partito Democratico assegna 691 delegati (con metodo proporzionale) e il Partito Repubblicano invece 358 (quasi ovunque con metodo maggioritario: chi vince prende tutti i delegati dello stato). Il numero dei delegati è differente perché ogni partito decide in autonomia il “peso” di ogni stato nella sua elezione, sulla base di criteri come il numero dei voti presi dal partito in quello stato e le elezioni locali vinte, oltre che naturalmente la sua popolazione.

Per quanto riguarda i Repubblicani, questa elezione è per almeno un paio di candidati una questione da dentro-o-fuori: l’Ohio infatti è lo stato di casa del governatore John Kasich, mentre la Florida è lo stato di casa del senatore Marco Rubio. Qualora dovessero vincere, i due rilancerebbero le loro possibilità per la vittoria finale e soprattutto riaprirebbero una partita che oggi vede l’imprenditore Donald Trump in netto vantaggio. Qualora dovessero perdere, invece, probabilmente si ritirerebbero – lasciando a quel punto in corsa con Donald Trump il solo senatore texano Ted Cruz (un politico più istituzionale e canonico di Trump, ma con idee se possibile ancora più estremiste delle sue). Il voto di stanotte arriva peraltro in un momento particolarmente teso, dopo diversi episodi di scontri e violenze ai comizi di Trump.

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Per i Democratici, invece, le elezioni di oggi sono l’occasione per Hillary Clinton di aumentare il suo attuale vantaggio sul senatore Bernie Sanders, prima del ciclo di primarie previsto per aprile che in teoria dovrebbe favorire leggermente il suo avversario. Dall’altra parte, Sanders spera invece di accorciare un po’ il distacco di circa 200 delegati che lo separa da Clinton e magari ottenere la vittoria in un paio degli importanti stati in cui si vota (cosa deve succedere perché Clinton perda le primarie?). Clinton ha dalla sua il sostegno fin qui compatto delle minoranze etniche – neri e latinoamericani su tutti – e quello della gran parte dell’establishment del partito; Sanders ha un elettorato più giovane e motivato e negli ultimi mesi ha costantemente superato Clinton nella raccolta fondi, riuscendo così a investire più di lei in propaganda e spot televisivi.

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Che posti sono, quelli in cui si vota
Il North Carolina è uno stato praticamente sul confine tra nord e sud degli Stati. Oltre il 20 per cento dei suoi abitanti sono afroamericani, ed è uno dei pochi stati in bilico in quella regione: nel 2008 vinse Obama dello 0,8 per cento, nel 2012 vinse invece Romney. Anche la Florida è storicamente uno stato che pesa moltissimo alle presidenziali, e la sua popolazione è particolarmente variegata dal punto di vista etnico e demografico: ha una grande comunità latinoamericana (circa il 30 per cento della popolazione), che ha un’età media più bassa di quella degli altri gruppi etnici americani, ma è anche lo stato in cui molti americani si trasferiscono quando vanno in pensione, e infatti ha la più alta percentuale di persone con più di 65 anni. I due terzi dei suoi abitanti sono nati da un’altra parte.

Illinois, Missouri e Ohio sono invece tre stati del Midwest: una delle regioni più ricche e popolose degli Stati Uniti d’America e allo stesso tempo una delle più colpite dalla crisi economica degli scorsi anni, casa di una folta classe media bianca, del settore manifatturiero e dell’industria pesante. Trump e Sanders in campagna elettorale hanno puntato molto sugli effetti degli accordi commerciali con l’America Centrale durante la crisi, che hanno favorito l’esternalizzazione di interi rami aziendali fuori dagli Stati Uniti. Dal punto di vista politico, se dagli anni Novanta alle presidenziali l’Illinois vota nettamente a favore del candidato Democratico, la situazione in Missouri e Ohio è ben più incerta. Con la sola eccezione del 1956, il Missouri ha votato per il candidato che poi ha vinto le presidenziali dal 1904 al 2004. Nel 2008 e nel 2012, però, il Missouri è andato ai Repubblicani: oggi è considerato uno stato tendenzialmente Repubblicano. L’Ohio è un altro stato in bilico da manuale: nel 2000 e nel 2004 scelse George W. Bush, nel 2008 e nel 2012 scelse Barack Obama, e mai con un distacco tra i candidati superiore ai 4 punti percentuali.

A Chicago, in Illinois – la città dove ha vissuto a lungo e iniziato a fare politica Barack Obama – durante la campagna elettorale dei Democratici si è discusso molto del sindaco Rahm Emanuel, ex pezzo grosso dei Democratici al Congresso diventato ricco con la finanza, primo capo dello staff di Obama alla Casa Bianca, una specie di simbolo del politico-tipo di Chicago: uno che quando serve sa giocare sporco, cioè. Chicago, infatti, è una città che ha nella sua storia lunghissime dinastie politiche – il sindaco che ha preceduto Emanuel era rimasto in carica dal 1989 al 2011, suo padre era stato sindaco dal 1955 al 1976 – e una certa diffusione della corruzione.

Il sindaco Rahm Emanuel è stato a lungo piuttosto popolare, ma dallo scorso novembre è in enormi difficoltà per via di una serie di scandali. Il più importante riguarda un diciassettenne nero, Laquan McDonald, ucciso dalla polizia: McDonald era armato con un coltello, un poliziotto gli ha sparato 16 volte in 13 secondi. Il dipartimento di polizia di Chicago ha fatto di tutto per evitare la diffusione di un video che mostra quello che è successo e quanto la sparatoria fosse evitabile, visto che McDonald non stava facendo nessun movimento minaccioso. Soprattutto, il video mostra McDonald morire in mezzo alla strada, senza che nessuno lo soccorra. In città sempre più persone considerano Rahm Emanuel indirettamente responsabile di quello che è successo, e lo criticano per essersi inizialmente opposto a un’inchiesta del dipartimento di giustizia su quanto accaduto. Oggi secondo i sondaggi la maggioranza degli abitanti di Chicago vorrebbe le dimissioni di Emanuel da sindaco. Emanuel non ha dato il suo sostegno formale a Clinton ma fa parte dello stesso establishment, evidentemente: e Sanders ne ha approfittato per cercare di convincere gli elettori neri – con cui fin qui ha faticato molto – a votare per lui.

Cosa dicono i sondaggi
Tra i Repubblicani, i sondaggi danno Donald Trump in grande vantaggio in Florida, in Illinois e in North Carolina, mentre John Kasich sarebbe avanti di poco in Ohio e Ted Cruz avrebbe qualche possibilità in più degli altri in Missouri. Tra i Democratici, i sondaggi vedono Clinton avanti di pochissimo in Illinois, Ohio e Missouri, e di molto in North Carolina e Florida.

Da qui alla fine del mese si voterà anche in Arizona, Utah e poi, solo per i Democratici, in Alaska, Hawaii e Washington. Le primarie si concluderanno a metà giugno. Le convention di luglio eleggeranno i candidati che avranno ottenuto la maggioranza assoluta dei delegati. Se non uscirà una maggioranza assoluta dalle primarie – come è impossibile che accada tra i Democratici, ma non tra i Repubblicani – si avrà una cosiddetta “brokered convention”: un evento molto raro – da quando le primarie funzionano come oggi, cioè dagli anni Settanta, non è mai successo – nel quale i delegati possono decidere liberamente chi votare, anche tra chi non si era candidato alle primarie.