Vladimir Putin (ALEXANDER ZEMLIANICHENKO/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 14 Marzo 2016

Putin ha ordinato un ritiro parziale delle forze russe in Siria

Una decisione completamente inaspettata, ma alcuni dicono serva a condizionare i colloqui di pace a Ginevra

Vladimir Putin (ALEXANDER ZEMLIANICHENKO/AFP/Getty Images)

Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato inaspettatamente di avere deciso di ritirare la “parte principale” delle forze militari russe in Siria. Durante una riunione al Cremlino, a Mosca, Putin ha detto: «Ritengo che la missione del ministero della Difesa e delle forze armate nel loro complesso sia stata compiuta». Le forze armate russe – alleate del regime del presidente siriano Bashar al Assad – erano intervenute nella guerra siriana nel settembre del 2015, condizionando in maniera significativa l’andamento del conflitto: l’intervento russo aveva permesso ad Assad di riprendere il controllo di alcuni territori conquistati in precedenza dai ribelli, soprattutto nel nord-ovest della Siria.

Stando alle informazioni disponibili, la Russia ha in Siria circa 30 aerei da combattimento e un piccolo contingente di terra, oltre che un numero non specificato di consiglieri militari e forze speciali che operano in collaborazione con i soldati siriani. Lunedì Putin ha chiarito che la decisione di ritirare parte delle forze armate russe dalla Siria non significa un completo disimpegno militare: la Russia continuerà a mantenere una presenza militare in Siria grazie a una base aerea e a una navale. Il New York Times ha scritto che il governo russo aveva già comunicato la sua decisione ad Assad prima di renderla pubblica: non ha specificato che reazione abbia avuto il regime di Assad, ma ha detto che il governo siriano ha ringraziato i russi per quanto fatto in Siria.

La decisione del governo russo di intervenire nella guerra siriana a fianco del regime di Assad era stata considerata da alcuni esperti, tra cui l’analista Aron Lund, il più importante sviluppo del conflitto in tutto il 2015. La Russia aveva deciso di cominciare a mandare aerei e uomini in Siria principalmente per garantire la sopravvivenza del regime di Assad, che all’inizio dell’autunno scorso era in grave difficoltà. Da questo punto di vista l’obiettivo della Russia sembra sia stato raggiunto: grazie ai bombardamenti russi – compiuti soprattutto contro i ribelli, nel nord-ovest del paese – Assad è riuscito a riconquistare alcuni territori persi in precedenza e a ristabilire una situazione di sicurezza nella fascia costiera della Siria (quella sopra al Libano, a ovest), dove è concentrata la popolazione siriana alauita, la stessa setta dello sciismo di cui fa parte Assad (la maggioranza della popolazione siriana è invece sunnita).

Il Wall Street Journal ha scritto che la decisione della Russia è stata completamente inaspettata per l’amministrazione statunitense, anche se era già chiaro che i russi non stessero pensando a una permanenza di lungo termine in Siria. Le opposizioni siriane per ora hanno reagito con molte cautele: Salem al Meslet, il portavoce di una coalizione che riunisce le principali fazioni dell’opposizione siriana, ha detto che il ritiro militare delle forze russe potrebbe avere degli effetti sulla posizione negoziale di Assad, e che si potrà parlare di una vittoria solo quando ci saranno sviluppi evidenti sul campo di battaglia. Ci sono anche diversi dubbi che la decisione della Russia possa essere davvero definitiva: diversi analisti sostengono che potrebbe trattarsi di una mossa tattica – una specie di “trappola” – per condizionare a favore di Assad i colloqui di pace organizzati dall’ONU che sono ricominciati lunedì a Ginevra, in Svizzera.