Un cliente ritira il suo ordine a un drive-through di McDonald's. (Photo by Tim Boyle/Getty Images)
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  • lunedì 14 Marzo 2016

Qualcuno sta provando a far scendere gli americani dalle macchine

A Minneapolis due consiglieri comunali hanno proposto di limitare i "drive-through" – i posti in cui puoi comprare cose senza scendere dall'auto – per favorire i pedoni

Un cliente ritira il suo ordine a un drive-through di McDonald's. (Photo by Tim Boyle/Getty Images)

Nella città statunitense di Minneapolis, la più popolosa dello stato del Minnesota, alcuni consiglieri comunali hanno presentato una proposta di regolamento urbanistico che limiterebbe la diffusione dei drive-through in favore dei marciapiedi, per rendere più semplice la vita ai cittadini che si spostano a piedi.

Il drive-through – letteralmente “guidare attraverso” – è un servizio offerto di solito da un esercizio commerciale, che permette ai clienti di acquistare prodotti o utilizzare un servizio senza lasciare la propria auto: entrando in una corsia dedicata, il guidatore richiede un prodotto tramite un microfono e poi lo ritira in una stazione successiva senza bisogno di parcheggiare e scendere. La stessa cosa si può fare con le operazioni bancarie di prelievo e deposito o con altri tipi di servizi.

In Italia i drive-through sono pochi e offerti quasi esclusivamente dalle grandi catene americane di fast food, come McDonald’s e Burger King. Negli Stati Uniti, invece, questo servizio ha cominciato a diffondersi dagli anni Trenta del Novecento e oggi è offerto quasi ovunque da ristoranti, farmacie e banche; si trovano persino drive-through che permettono di spedire la posta, prendere libri in prestito dalla biblioteca, fare la spesa o sposarsi, come quelli di alcune cappelle speciali a Las Vegas. L’abbondante presenza dei drive-through nelle città è conseguenza della mentalità molto “auto-centrica” degli Stati Uniti – molto più di quella europea, almeno: l’86 per cento degli statunitensi usa la propria auto per andare al lavoro, pochi vanno in bicicletta o a piedi e spesso le città non offrono un sistema di mezzi pubblici efficiente e accessibile alle parti più povere della popolazione. Queste abitudini hanno contribuito nel tempo a formare città “a misura di automobile”, con grandi parcheggi gratis o a basso costo e strade a tante corsie.

Secondo Lisa Bender e Lisa Goodman – i consiglieri comunali di Minneapolis che hanno presentato la proposta – i drive-through trasformano i marciapiedi in strade, rendendo più difficile muoversi a piedi; inoltre, fanno notare i due consiglieri, l’inquinamento prodotto dalle auto ferme con il motore acceso peggiora le condizioni dell’aria respirata dai pedoni. La proposta di Bender e Goodman va contro lo stile di vita sedentario della popolazione americana, diventato oramai quasi una tradizione consolidata e caratteristica degli Stati Uniti. L’abitudine degli americani di passare molto tempo in macchina e svolgere nell’abitacolo le attività più varie ha conseguenze anche su come le auto vengono progettate per quel mercato: la citycar Fiat 500 venduta negli Stati Uniti, per esempio, ha sedili più ampi e comodi e porta bicchieri più grandi rispetto alla versione europea.

Le abitudini automobilistiche degli americani, però, stanno progressivamente cambiando, anche a causa della crescita della popolazione urbana, che aumenta più rapidamente di quella delle campagne. A questa tendenza si aggiunge il sempre minore interesse dei più giovani verso l’automobile: nel 1983 oltre il 91 per cento dei ragazzi statunitensi tra i 20 e i 24 anni aveva la patente di guida, mentre nel 2014 questo dato è sceso al 77 per cento. Anche la diffusione di forme alternative di trasporto – come i servizi di car-sharing Uber e Lift – e i problemi di sostenibilità ambientale e sicurezza stanno portando le città statunitensi a ripensare le infrastrutture e i cittadini a modificare le proprie abitudini di mobilità. Nel 2014 il numero di persone che negli Stati Uniti utilizzano i mezzi pubblici ha raggiunto il valore massimo degli ultimi sessant’anni, mentre città come Washington e Atlanta hanno cominciato ad aumentare gli investimenti nel trasporto pubblico. Di recente, inoltre, il presidente Barack Obama ha introdotto una norma che equipara le agevolazioni fiscali per i pendolari che usano il trasporto pubblico a quelle concesse per i parcheggi, mentre secondo uno studio dello U.S. Census Bureau – l’ufficio del censimento americano – nel 2014 circa 904mila persone negli Stati Uniti hanno usato la bicicletta per gli spostamenti quotidiani, un dato in aumento del 62 per cento rispetto al 2000.

Tutti questi elementi suggeriscono una tendenza che nelle città europee – molto diverse da quelle americane nella struttura urbanistica – è già in atto da alcuni anni: sempre più comuni italiani limitano in qualche modo l’accesso delle auto al centro città (come nell’Area C di Milano), mentre nella capitale norvegese Oslo, per esempio, c’è in progetto di chiudere completamente il centro ai veicoli privati dal 2019, potenziando il bike-sharing e i trasporti pubblici. Decisioni del genere nelle città statunitensi, comunque, restano più difficili da prendere e applicare, perché le infrastrutture esistenti si sono formate intorno all’utilizzo dell’auto privata e spesso i progetti di nuovi trasporti pubblici vengono criticati per i costi elevati dalla stessa popolazione dei pendolari.